Cesare Battisti, lotta rivoluzionaria, terrorismo e conquiste sociali
Pubblicato da Rosario Mastrosimone alle 15:19 in Politica italiana
Mentre attende nella sua cella di conoscere il proprio destino, Cesare Battisti inizia lo sciopero della fame e e prende carta e penna. Destinatari: lo stesso presidente Lula ed il popolo brasiliano. Obiettivo: spingere Lula a bloccare l'estradizione ristabilendo il principio dell' incompatibilità dell'estradizione con il riconoscimento dello statuto di rifugiato.
E' una vicenda interessante. Interessante in sé, ed interessante per lo sprezzo del diritto con cui le forze politiche italiane l'hanno guidata e commentata.
Qualunque cosa abbia fatto, Cesare Battisti è stato riconosciuto come rifugiato politico dal Brasile e la sua estradizione costituirebbe un clamoroso sovvertimento di tutto il sistema internazionale di protezione dalle persecuzioni.
Moltissimi rifugiati, in tutto il mondo, sono considerati dei criminali nei Paesi dai quali sono fuggiti. Un oppositore del regime iraniano, un giornalista bielorusso, un prete cattolico dall'Arabia Saudita, un sindacalista dalla Cina, un monaco buddhista dal Tibet, un attivista dei diritti umani dalla Corea del nord, sono tutti considerati, in patria, null'altro che come criminali.
Tecnicamente, Cesare Battisti è nella loro stessa condizione. Si puo' discutere se il riconoscimento dello statuto di rifugiato da parte di un Paese libero e democratico sia stato o meno giustificato, si puo' eventualmente sollecitare una revisione di tale riconoscimento laddove sussistano i requisiti di legge per farlo, ma non si puo' pronunciarsi per l'estradizione se prima lo statuto di rifugiato non è stato revocato in un autonomo ed apposito procedimento.
Quello brasiliano rischia di essere un gravissimo precedente per il diritto d'asilo che deve sempre prevalere sulle pretese di estradizione dei Paesi d'origine che, tecnicamente, sono da considerarsi come Paesi persecutori.
E' evidente che il caso Battisti è un caso sui generis, un probabile pluriomicida (condannato con sentenza passate in giudicato in Italia) che dichiara, ancor oggi, che la lotta armata è stata essenziale per le conquiste sociali degli anni '70-'80, non puo' suscitare particolari simpatie o chissà quali forme di solidarietä.
Ma non si puo distruggere la concezione internazionale dell'asilo, solo per spostare Battisti da una prigione all'altra del pianeta. Sarebbe un prezzo insensatamente troppo alto.






