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Nov 0920

Cesare Battisti, lotta rivoluzionaria, terrorismo e conquiste sociali

Pubblicato da Rosario Mastrosimone alle 15:19 in Politica italiana


Mentre attende nella sua cella di conoscere il proprio destino, Cesare Battisti inizia lo sciopero della fame e e prende carta e penna. Destinatari: lo stesso presidente Lula ed il popolo brasiliano. Obiettivo: spingere Lula a bloccare l'estradizione ristabilendo il principio dell' incompatibilità dell'estradizione con il riconoscimento dello statuto di rifugiato.

E' una vicenda interessante. Interessante in sé, ed interessante per lo sprezzo del diritto con cui le forze politiche italiane l'hanno guidata e commentata.

Qualunque cosa abbia fatto, Cesare Battisti è stato riconosciuto come rifugiato politico dal Brasile e la sua estradizione costituirebbe un clamoroso sovvertimento di tutto il sistema internazionale di protezione dalle persecuzioni.

Moltissimi rifugiati, in tutto il mondo, sono considerati dei criminali nei Paesi dai quali sono fuggiti. Un oppositore del regime iraniano, un giornalista bielorusso, un prete cattolico dall'Arabia Saudita, un sindacalista dalla Cina, un monaco buddhista dal Tibet, un attivista dei diritti umani dalla Corea del nord, sono tutti considerati, in patria, null'altro che come criminali.

Tecnicamente, Cesare Battisti è nella loro stessa condizione. Si puo' discutere se il riconoscimento dello statuto di rifugiato da parte di un Paese libero e democratico sia stato o meno giustificato, si puo' eventualmente sollecitare una revisione di tale riconoscimento laddove sussistano i requisiti di legge per farlo, ma non si puo' pronunciarsi per l'estradizione se prima lo statuto di rifugiato non è stato revocato in un autonomo ed apposito procedimento.

Quello brasiliano rischia di essere un gravissimo precedente per il diritto d'asilo che deve sempre prevalere sulle pretese di estradizione dei Paesi d'origine che, tecnicamente, sono da considerarsi come Paesi persecutori.

E' evidente che il caso Battisti è un caso sui generis, un probabile pluriomicida (condannato con sentenza passate in giudicato in Italia) che dichiara, ancor oggi, che la lotta armata è stata essenziale per le conquiste sociali degli anni '70-'80, non puo' suscitare particolari simpatie o chissà quali forme di solidarietä.

Ma non si puo distruggere la concezione internazionale dell'asilo, solo per spostare Battisti da una prigione all'altra del pianeta. Sarebbe un prezzo insensatamente troppo alto.

Nov 0919

Russia: addio alla pena di morte

Pubblicato da Rosario Mastrosimone alle 20:23 in Diritti umani


Nella nuova America di Obama, la pena di morte c'è e di abolirla neppure se ne parla.
Nella criticatissima Russia di Medvedev e Putin, la pena di morte è stata stralciata dal sistema penale nazionale.

E' il fatto del giorno. La Corte Costituzionale ha esteso a tempo indeterminato la moratoria sulle esecuzioni, in vigore già da 13 anni e che sarebbe scaduta a fine anno. Una moratoria a tempo indeterminato equivale, di fatto, all'abolizione della pena di morte che non potrà piu' essere irrogata nelle sentenze dei Tribunali.

La Corte ha cosi' chiuso la lunga vertenza che vedeva opporsi fautori ed oppositori della pena di morte, in un Paese in cui comunque due terzi della popolazione si dichiara ad essa favorevole.

Medvedev e Putin sono entrambi contrari alla pena capitale.

Nov 0916

Obama-Jintao: il clima puo' attendere

Pubblicato da Rosario Mastrosimone alle 18:54 in Cambiamenti climatici


A Singapore, a margine del vertice dei Paesi dell'APEC (Asia-Pacifico), Barack Obama e Hu Jintao annunciano che l'attesissima Conferenza mondiale sul clima di Copenhagen non porterà a nessuna decisione.

Il fallimento del vertice di Copenhagen, annunciato da mesi come l'ultima spiaggia per intervenire in tempo sui cambiamenti climatici, era nell'aria da settimane. Come avevamo avuto modo di sottolineare in passato, manca l'accordo sull'impegno finanziario dei Paesi piu' industrializzati in favore di tutti gli altri nel settore dello sviluppo di tecnologie meno impattanti sull'ambiente. E manca l'accordo sul livello di tagli alle emissioni di cui ciascuno Stato dovrà farsi carico.

L'annuncio di Singapore ha il sapore della resa e della disillusione. Resta poco delle speranze che l'elezione di Barack Obama aveva suscitato nel mondo dell'ambientalismo. Ed è lecito chiedersi se un accordo sul clima potrà mai essere raggiunto, in uno scenario di politica internazionale dove i governi sembrano muoversi come se fossero seduti attorno ad un tavolo di poker.

La Cina (e con essa Paesi come India e Brasile) ritiene che il maggior impegno di riduzione delle emissioni di CO2 debba gravare su quei Paesi che piu' hanno inquinato per sostenere il proprio insostenibile sviluppo.

Gli Stati Uniti ritengono che ridurre da soli le emissioni di CO2 serva a poco, se Paesi come la Cina continueranno ad aumentare i propri livelli di emissioni in nome del loro diritto allo sviluppo.

Altri sostengono che i Paesi piu' sviluppati dovrebbero risarcire economicamente gli altri Paesi della Terra per il danno arrecato all'ambiente dalla loro industrializzazione prima di domandare loro un impegno di riduzione o limitazione delle emissioni.

Le esigenze del clima stanno cosi' andando a sbattere contro una certa idea di equità sociale globale. Ma se un accordo non è possibile oggi in uno scenario di politica internazionale relativamente favorevole, quando un siffatto accordo si potrà finalmente raggiungere? Forse quando sarà davvero troppo tardi.

Nov 0912

Giustizia: ecco la superprescrizione ammazzaprocessi

Pubblicato da Rosario Mastrosimone alle 19:37 in Legislazione


In Italia ci sono 3.262.000 (tremilioniduecentosessantaduemila) processi penali in corso. Essi durano in media 426 giorni in Primo Grado e 730 in Appello.

Per il sistema giudiziario spendiamo quattro miliardi di euro all'anno, una cifra nella media europea. Eppure, in Europa, trionfiamo nelle classifiche di lentezza dei processi.

Partendo da questi dati, il governo ha presentato un decreto legislativo che mira alla riduzione dei tempi di prescrizione. Il ddl prevede, in primo grado, la prescrizione del reato in due anni decorrenti dal rinvio a giudizio per ogni processo derivante dalla commissione di un reato punito con pena inferiore ai 10 anni di reclusione. Analogamente, si prevede un termine di due anni per la prescrizione anche per i processi in Appello ed in Cassazione (con decorrenza del termine dalla data della sentenza del grado di giudizio precedente). La nuova prescrizione breve sarebbe applicabile anche ai processi già in corso se non ancora decisi in primo grado.

La nuova prescrizione non si applicherebbe quando imputato è una persona già condannata in passato alla pena della reclusione. Non risulterebbe applicabile neppure per alcune gravi fattispecie di reato, quali ad esempio l'associazione mafiosa ed il sequestro di persona, ed a tutta una serie di altri reati selezionati sulla base di criteri non facilmente comprensibili ed indicati nel ddl.

L'obiettivo dichiarato della maggioranza è quello di ridurre i tempi dei processi penali in Italia, obiettivo che certamente è condivisibile.
L'introduzione di una prescrizione breve di questo tipo sembra pero' destinata ad avere ben altre conseguenze. La lentezza dei processi dipende infatti da una moltitudine di fattori, un concorso di colpe da attribuire anzitutto al Parlamento ed alla caoticità delle norme procedurali che ha approvato. Si puo' poi sostenere che i giudici, o almeno certi giudici, tendano a lavorare con eccessiva lentezza, cosi' come si puo' ben sostenere che molti avvocati si aggrappino ad ogni cavillo formale pur di bloccare un processo altrimenti destinato alla condanna del loro assistito.

Ma quali che siano le cause della lentezza dei processi, la prescrizione breve non li velocizzerà. Il suo unico effetto sarà quello di far chiudere anticipatamente un gran numero di processi, salvando dalla condanna anche molti imputati colpevoli di gravi reati.

La superprescrizione ammazzaprocessi, stando ai dati del Ministero sui tempi attuali della giustizia penale, porterà alla prescrizione di tantissimi reati, soprattutto in grado d'appello. Ricordiamo il dato indicato all'inizio di questo articolo: in appello, il processo dura in media 730 giorni. Con una prescrizione breve di due anni, in secondo grado il reato sarà, in media, prescritto.

E questa prescrizione breve opererà soprattutto a vantaggio degli imputati che potranno permettersi buoni avvocati, avvocati capaci di usare al meglio le tante possibilità di allungare i processi ricavabili dall'attuale assetto della procedura penale.

Nov 0912

Iran: giustiziato Ehsan Fattahian

Pubblicato da Rosario Mastrosimone alle 12:01 in Diritti umani


Lo avevano arrestato nel luglio 2008 ed inizialmente condanna ad una pena relativamente mite: 10 anni di prigione ina una remota colonia penaledi Ramhormoz in Khouzestan, per la sua partecipazione alle attività politiche del Kurdistan Independent Life Party (PJAK), un partito politico curdo "illegale" che per il regime minaccia militarmente l'integrità dell'Iran.

Poi c'era stato l'appello, la seconda Corte lo aveva giudicato "nemico di Dio", per il solo fatto di avere idee politiche sgradite al regime.

Ieri, nonostante gli appelli delle associazioni umanitarie, Ehsan è stato trasportato nella prigione di Sanandaj ed ammazzato.

Nelle carceri iraniane ci sono altri 12 attivisti politici curdi già condannati alla pena di morte: Zeynab Jalaliyan, Habib Latifi, Shirkuh Moarefi, Ramezan Ahmad, Farha Chalesh, Rostam Arkiya, Fazih Yasamini, Rashid Akhkandi, Ali Heydariyan, Farhad Vakili, Hossein Khazari e Farzad Kamangar.

Cinque giorni fa, quattro uomini erano stati impiccati nella città di Karman, dopo essere stati condannati per traffico di droga.

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