Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
<p><p><p>Gran Bretagna: sul nucleare Blair smentito dai suoi tecnici</p></p></p>
Attualmente, il 20% dell'energia consumata in Gran Bretagna deriva da centrali nucleari a fissione. Nel 2020 la percentuale scenderà al 7%, mentre nel 2035 tutte le centrali nucleari britanniche saranno spente.
Blair si era detto possibilista riguardo ad un rilancio del nucleare, ma la commissione governativa sullo sviluppo sostenibile si è espressa nettamente contro il rilancio del programma nucleare auspicato da Blair.
La Commissione ha messo assieme otto studi, raffrontando a 360 gradi vantaggi e svantaggi dell'opzione nucleare. Ne è scaturita una chiara bocciatura esposta in un rapporto di 24 pagine e fondata su cinque ragioni principali :
1. Rifiuti di lungo periodo – non sono ancora disponibili soluzioni idonee a garantire, nel lungo periodo, la sicurezza dello stoccaggio delle scorie nucleari.
2. Costi – i costi economici delle centrali a fissione di nuova costruzione sono estremamente incerti. Senza forti sussidi pubblici, nuove centrali non possono essere costruite, mentre i costi di costruzione stimati sono probabilmente inferiori ai costi reali, con conseguenze sulla spesa pubblica e con la possibilità che risulti necessario aumentare gli introiti fiscali.
3. Rigidità – l'opzione nucleare irrigidirebbe il Regno su un sistema di distribuzione centralizzato per i prossimi 50 anni, bloccando le possibilità di sviluppo di microgenerazione e reti di distribuzione locali.
4. Compromissione dell'efficienza energetica – un nuovo programma nucleare darebbe un segnale sbagliato a produttori e consumatori, suscitando l'impressione (erronea) che la risposta alla crisi energetica consista in una unica grande soluzione tecnologica e indebolendo le politiche tese a migliorare rapidamente l'efficienza energetica nei processi produttivi e nei sistemi di consumo.
5. Sicurezza internazionale – se il Regno Unito decidesse di avviare un nuovo programma nucleare, non sarebbe possibile negare ad altri Paesi l'uso delle medesima tecnologia. Con bassi standard di sicurezza, in molti Paesi ci sarebbero alti rischi d'incidenti, di esposizione a radiazioni, di proliferazione degli armamenti nucleari e di attacchi terroristici (il riferimento è anche alla difficoltà di distinguere uso civile e uso bellico delle tecnologie nucleari, si veda anche il recente caso iraniano).
La Commissione attualmente ritiene gli svantaggi maggiori dei vantaggi, ma si riserva di riesaminare la questione nei prossimi anni, in attesa che la ricerca scientifica offra nuove tecnologie e soluzioni che rendano meno costosi gli impianti e consentano di gestire in sicurezza le scorie.
La Commissione è composta di tecnici di nomina governativa, è stata istituita per monitorare la sostenibilità delle politiche governative e svolge funzioni di consulente specializzato del governo britannico.
alle 12:53
Vincenzo
era ora che qualcuno si schierasse dalla parte della razionalità.