Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Il PIL: uno strumento poco significativo
Secondo i dati ISTAT appena resi noti, in Italia il prodotto interno lordo (PIL) nel 2005 è rimasto immutato. per questo si parla di "crescita zero". Per contro il rapporto deficit/PIL è cresciuto al 4,1%.
(in questo file PDF trovate il rapporto sui conti economici nazionali dal 2001 al 2005).
Nella foto in alto, un evento che puo' favorire la crescita del PIL. Ma cos'è il PIL?
Il PIL è in estrema sintesi un indicatore macroeconomico fondato sulla somma di tutte le transazioni monetarie (consumi privati, spesa pubblica, investimenti).
In poche parole il PIL misura quanto si consuma in un Paese: se i consumi crescono allora anche il PIL cresce, se i consumi calano il PIL scende.
La nozione di "consumi" è qui molto ampia. Il PIL considera tutte le transazioni, poco importa se esse siano positive o negative per una società.
Ad esempio, gli incidenti stradali, le epidemie, i disastri naturali, l'inquinamento, i crimini sono fattori che accrescono il PIL, esattamente come l'aumento delle vendite di automobili, la costruzione di nuove case e le grandi opere. Il PIL invece non contabilizza quei tipi di relazioni sociali non monetizzate: dalle attività di volontariato ai rapporti di scambio di beni all'interno di una famiglia o tra le famiglie, dalle opere realizzate senza remunerazione ai sistemi come la banca del tempo.
Quel che allora puo' accadere è che il PIL scenda, ma l'occupazione cresca e la gente goda comunque di una migliore qualità della vita.
Sotto il profilo della sostenibilità e della qualità della vita dei cittadini, il PIL è un indicatore piuttosto limitato, troppo asettico e parziale. Ma purtroppo di PIL si parla spesso e senza molta cognizione di causa, sia nell'uso mediatico che nel dibattito politico, sopravvalutandone l'importanza. Del resto è un numero semplice, facile da capire e comunicare, e quindi ideale per essere strumentalizzato.
Se poi ci fermiamo a riflettere sulla situazione mondiale, sui dati ambientali, sull'esaurimento di molte risorse naturali non rinnovabili, dovremmo riconoscere l'esigenza di superare il mito della crescita quantitativa e cominciare a parlare di sviluppo equilibrato e qualità della vita.
E di ben-essere.