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<p><p>Iraq: i soldati americani se ne vogliono andare</p></p>
Un sondaggio di Zogby mostra che solo un soldato su cinque condivide il principio "stay as long as needed" (rimanere fin quando necessario) e solo il 24% dei militi stanziati in Iraq ritiene l'esportazione della democrazia tra le ragioni principali della guerra.
I sondaggi sulla guerra in Iraq hanno sempre cercato di tastare il polso ai cittadini, ma questa volta il campione dell'indagine sono proprio i soldati, precisamente i soldati americani dislocati in Iraq.
E i risultati sembrano offrire un'immagine del soldato americano molto diversa da quelle dell'"invincibile patriota" o del "cinico torturatore", propagandate da fautori ed oppositori dell'intervento armato.
Se il presidente Bush conferma che i soldati resteranno in Iraq fino alla vittoria definitiva, solo il 23% dei soldati condividono questa affermazione. Per il 29% il ritiro deve essere addirittura immediato, per il 22% deve avvenire entro 6 mesi e per il 21% entro un anno.
Ancora piu' interessanti solo le risposte sui motivi della guerra: se per il 58% dei soldati il ruolo degli Stati Uniti in Iraq risulta chiaro, il 42% dichiara invece di considerarlo ambiguo.
Se poi andiamo a leggere quali sarebbero le ragioni principali dell'intervento militare per gli intervistati, scopriamo che l'85% di essi ritengono che la guerra sia stata decisa per "punire Saddam Hussein per il suo ruolo negli attacchi dell'11 settembre", mentre per il 77% dei soldati era necessario impedire al dittatore iracheno di "proteggere Al Quaeda in Iraq".
Per il 93% la rimozione delle armi di distruzione di massa non è tra le ragioni dell'intervento. Solo per il 24% si trattava di esportare la democrazia nel mondo arabo.
Le interviste sono state condotte nel corso del mese di febbraio su un campione 944 soldati dislocati in diverse zone del'Iraq. Zogby precisa di non voler rivelare, per ragioni di sicurezza,né i luoghi precisi, né i nomi del personale impiegato.