Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Ecco arrivare l'ennesimo allarme sugli effetti dei gravi dissesti ambientali che affliggono il pianeta.
A lanciarlo è l'UNCCD (Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione): 135 milioni di persone rischiano di restare a breve senza terra e senza casa, perché vivono in zone già oggi soggette a crisi ambientali derivanti dalla desertificazione.
Ancora peggiori i dati della Banca Mondiale, secondo cui un buon 40% della superficie terrestre, abitato da circa due miliardi di persone, è ormai costituito da zone aride o semi-aride.
Allargando le stime a tutti le tipologie di crisi ambientali, la Banca Mondiale stima che la metà della popolazione terrestre (3,4 miliardi di esseri umani) vive in zone a rischio, tra siccità, inondazioni, frane, cicloni, eruzioni vulcaniche, terremoti.
Ogni 5 anni, vanno persi 24 miliardi di tonnellate di terreni fertili con danni economici stimati attorno ai 42 miliardi di dollari all'anno.
Mettendo assieme questi ed altri dati della FAO, dell'UNEP e di rinomati centri di ricerca internazionali, Legambiente ha presentato ieri, in occasione dell'incontro "Desertificazione e migrazioni nell'area del Mediterraneo" della mostra-convegno Civitas, il rapporto "Desertificazione ed eco-profughi sulle sponde del Mediterraneo".
Approfondimenti:
- La Nuova Ecologia
- Civitas 2006
Tags: clima, desertificazione, siccità, ecoprofughi
alle 17:49
Rosario Mastrosimone
E' possibile che la Banca Mondiale dia rilievo a questi dati anche, se non soprattutto, nella speranza di accrescere il suo peso politico.