Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Dieci uomini, dieci presidenti della Repubblica, in brevi ritratti per ricordare chi sono stati, nell'attesa di capire chi sarà il loro successore. Mentre un po' tutti si affannano a ricordare l'opportunità di nominare un uomo "super partes", gradito a tutte le forze politiche, non si puo' non ricordare come in passato spesso sono risultati eletti uomini con caratteristiche molto diverse: alcuni con un forte passato di militanza politica, altri oggetto di forti pregiudizi o di pesantissime critiche, sia all'atto della nomina, sia, soprattutto, durante il loro mandato.
Enrico De Nicola
(Gennaio - Maggio 1948)
Il primo Presidente della Repubblica italiana è Enrico De Nicola, napoletano, liberale, conservatore, giolittiano ed in buoni rapporti con la monarchia. De Nicola è un giurista con alle spalle, oltre ad una lunga militanza politica liberale, interrotta dal fascismo, un curriculum di giornalista.
De Nicola è eletto dall'Assemblea Costituente in seguito all'accordo raggiunto tra De Gasperi, Nenni e Togliatti nei primissimi anni successivi al crollo del fascismo. Dal 1946 al 1948 svolge la funzione di Capo provvisorio dello Stato, poi, dal primo gennaio 1948, per circa 4 mesi, è a tutti gli effetti presidente della Repubblica sulla base delle disposizioni transitorie della nuova Costituzione repubblicana.
Luigi Einaudi
(Maggio 1948 - Aprile 1955)
Il primo Presidente nominato dal Parlamento è Luigi Einaudi, anch'egli giurista e giornalista, eletto al quarto scrutinio nella metà del maggio 1948.
Piemontese classe 1874, Einaudi si laurea a 21 anni, e a 28 è già docente universitario. Dal 1919 è Senatore del Regno.
Liberale e rinomato economista, amava dire che "Di fronte ai problemi concreti, l'economista non puo' essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo".
Straordinari ed ancora oggi attualissimi i suoi pubblici dibattiti con Croce su liberismo e liberalismo.
Giovanni Gronchi
(Maggio 1955 - Maggio 1962)
Nel 1955 il Presidente della Repubblica è un letterato pisano, Giovanni Gronchi, eletto al quarto scrutinio con una vastissima maggioranza.
Gronchi, cattolico, è uno dei fondatori, nel 1919, del Partito popolare italiano di Don Luigi Sturzo. Nel 1922 è sottosegretario nel primo governo Mussolini e lo rimane fino al 1924, quando i popolari escono dal governo Mussolini avviando quel percorso che avrebbe poi portato Mussolini a bandire il partito di Don Sturzo.
Nell'epoca piu' buia del fascismo, Gronchi abbandona l'attività d'insegnante, perché non accetta l'obbligo di aderire al Partito nazionale fascista. Dopo la caduta del regime, è esponente di spicco della Democrazia Cristiana e uomo vicinissimo al patron dell'ENI, Enrico Mattei.
Antonio Segni
(Maggio 1962 - Dicembre 1964)
Sassarese, giurista, Antonio Segni è, come Gronchi, uomo del Partito di Don Sturzo, prima del fascismo, e democristiano dopo la sua caduta. E' praticamente sempre Ministro nei governi De Gasperi e Primo Ministro dal 1955 al 1957 e dal 1959 al 1960.
L'elezione di Segni è fortemente voluta da Aldo Moro, ma arriva solo sul filo di lana al nono scrutinio. Il grande avversario di Segni nella corsa alla presidenza è il social-democratico Giuseppe Saragat. Segni è eletto solo grazie ai voti dei monarchici e dei missini.
Il suo breve mandato è uno dei piu' drammatici e controversi della storia d'Italia, e si intreccia con le oscure vicende del tentato colpo di Stato del Generale De Lorenzo.
Nell'estate 1964, Antonio Segni è colpito da un improvviso ictus e, impossibilitato a proseguire il mandato, rassegna le sue dimissioni.
Giuseppe Saragat
(Dicembre 1964 - Dicembre 1971)
Torinese classe 1898, Saragat fin da giovanissimo è un socialista di idee riformiste. All'avvento del fascismo, per lui l'esilio è inevitabile.
Dopo la caduta del fascismo, Saragat è con Nenni tra i fondatori del Partito Socialista di Unità proletaria. Fortemente anticomunista, Saragat è convinto sostenitore del modello socialdemocratico nordeuropeo, e per questo si scontrerà con Nenni, fautore invece di una maggior collaborazione col partito comunista. A seguito della scissione, Saragat fonda il Partito social-democratico italiano (PSDI).
Ministro in numerosi governi DC, Saragat è eletto al Quirinale su proposta delle sinistre che riescono a farlo eleggere al ventunesimo scrutinio, grazie ai voti di una parte della DC. Il grande sconfitto è Giovanni Leone, ma avrà occasione di rifarsi.
Giovanni Leone
(Dicembre 1971 - Luglio 1978)
Napoletano, classe 1908, celebre avvocato, tra i fondatori della Democrazia Cristiana campana, Giovanni Leone è eletto al ventitreesimo scrutinio, dopo un lunghissimo testa a testa con Pietro Nenni. Per la sua elezioni sono determinanti i voti del MSI.
Giovanni Leone è un conservatore. Iscritto da giovane al Partito Nazionale Fascista, si era poi schierato a favore della Monarchia nel referendum del 1946. Contro di lui, le critiche della sinistra sono aspre. Non solo per il suo passato, ma anche per la sua difesa di alcune leggi di origine fascista, in particolare quelle che ostacolavano l'accesso delle donne ad alcune professioni e carriere. Le valutazioni sul settennato di Leone sono controverse. C'è chi ne apprezza il rispetto delle forme, c'è chi non gli ha risparmiato critiche durissime, come i Radicali che gli imputano alcuni scandali ed in particolare lo scioglimento anticipato delle Camere nel 1972 allo scopo di rinviare il referendum sul divorzio, temutissimo dalla DC.
Leone è costretto a dimettersi sei mesi prima della scadenza del suo mandato a seguito delle forti pressioni del PCI (entrato in un governo di unità nazionale dopo le elezioni del 1976).
Sandro Pertini
(Luglio 1978 - Giugno 1985)
Ligure, classe 1896, socialista per quasi 80 anni, simbolo dell'antifascismo, Sandro Pertini è probabilmente stato il piu' amato dei Presidenti.
Durante il fascismo, fugge in Francia, mentre i giudici di regime lo condannano piu' volte alla pena di morte.
Al suo rientro in Italia, è subito attivissimo nella nuova Repubblica e segue una linea intermedia tra le posizioni di Saragat e quelle di Nenni. Nel 1968, Pertini è il primo Presidente non democristiano della Camera dei deputati.
La sua presidenza dà lustro all'istituzione presidenziale, con un'immagine del Quirinale che riacquisisce quel prestigio che negli ultimi anni era andata progressivamente smarrendo. La sua elezione avviene solo al sedicesimo scrutinio, ma con ben 832 voti, un record che mai nessun altro ha neppure sfiorato.
Francesco Cossiga
(luglio 1985 - maggio 1992)
Sassarese, come Antonio Segni, Francesco Cossiga, classe 1928, è il primo Presidente della Repubblica a non aver vissuto, da militante politico, l'epoca del fascismo. Cossiga si iscrive alla DC a soli 17 anni, quando già frequenta l'Università. Si laurea a 20 anni in Giurisprudenza e prestissimo inizia ad insegnare all'Università.
Duro avversario di Antonio Segni, Cossiga ha un cugino d'eccezione: Enrico Berlinguer.
Deputato dal 1958, dal 1966 entra in governo, prima come sottosegretario alla Difesa del terzo governo Moro, poi, a 48 anni, come il piu' giovane Ministro dell'Interno della Repubblica. A 51 anni Cossiga il piu' giovane presidente del Consiglio della storia, ed a 57, naturalmente, il piu' giovane presidente della Repubblica.
Cossiga è da record anche al momento della sua elezione al Quirinale, basta infatti un solo scrutinio, solo Ciampi sarà in grado di imitarlo.
Francesco Cossiga è anche l'uomo che ricopre l'incarico di Ministro dell'Interno ai tempi del rapimento di Aldo Moro. Quando il corpo senza vita di Moro è ritrovato, Cossiga si prende tutte le responsabilità e si dimette.
Uomo di vertice di Gladio, protagonista di primo piano delle guerra fredda italiana, tra P2, servizi segreti, intrighi internazionali, pericoli di golpe veri o presunti, coinvolto in durissimi scontri col PSI di Craxi e Martelli, Cossiga è ricordato anche come il presidente delle picconate.
I Radicali, uomini del PDS, ex comunisti, comunisti e la Rete di Leoluca Orlando ne chiedono la messa in stato d'accusa e le dimissioni. Ma Cossiga resiste, rivendica orgogliosamente le scelte del passato e contrattacca.
Ed è sempre Cossiga il Presidente, quando scoppia la bufera di Tangentopoli, e da Presidente, a colpi di messaggi televisivi, cerca di rappresentare la volontà di cambiamento dell'elettorato italiano. Dopo lo shock elettorale del 1992, Cossiga è durissimo con la DC, parla di partito da "lapidare", diviene senatore a vita, prova invano a ricostruire un centro, liberal-democratico ed ancor oggi gioca un suo, pesante, ruolo nella politica italiana.
Oscar Luigi Scalfaro
(Giugno 1992 - Maggio 1999)
Piemontese, classe 1918, prima magistrato per un breve periodo, e poi esponente della Democrazia Cristiana fin dai tempi dell'assemblea costituente, Scalfaro è un recordman della Camera dei deputati con i suoi 44 anni di presenza ininterrotta.
Il suo primo incarico di governo risale al 1954, quando è sottosegretario nel primo governo Fanfani. Solo nel 1966 Scalfaro ottiene la sua prima carica di ministro, poiché, aderendo alle posizioni di Scelba, egli fermamente si oppone alla costituzione di governi di centro-sinistra, privilegiando invece posizioni conservatrici ed orientare ad escludere le sinistre dalla partecipazione al governo.
Dal 1966, è pero' quasi sempre Ministro, ricoprendo incarichi sempre piu' importanti, soprattutto nei governi guidati da Andreotti ed inizia un lento processo di avvicinamento al centro-sinistra.
Quando al Quirinale Cossiga dà avvio alle sue sempre piu' pesanti picconate, Scalfaro gli si contrappone da Montecitorio. Nella fase di maggior crescita delle istanze secessioniste della Lega Nord, Scalfaro difende a spada tratta l'unità nazionale e completa il suo processo di avvicinamento alle forze del centro-sinistra.
E' eletto alla presidenza al sedicesimo scrutinio, in una delle elezioni in cui piu' numerosi sono i candidati capaci di portare a casa un numero non insignificante di voti. Era stato Marco Pannella a proporne l'elezione, definendolo, con espressione destinata a suscitare non poche ironie, "il Pertini cattolico".
Come Presidente della Repubblica, Scalfaro imposta il suo settennato nella strenua difesa della Costituzione. Dinanzi alle continue crisi politiche e ai ribaltoni che hanno caratterizzato il suo settennato, Scalfaro gioca un ruolo molto attivo, per alcuni critici troppo invasivo: dopo le crisi dei governi Berlusconi (1994) e Prodi (1998), Scalfaro si rifiuta di sciogliere le Camere e favorisce l'avvento dei governi Dini e D'Alema.
Carlo Azeglio Ciampi
(Maggio 1999 - Maggio 2006)
Livornese, classe 1920, consegue una laurea in Lettere ed una in Giurisprudenza, dal 1946 lavora presso la Banca d'Italia di cui diviene governatore nel 1979.
Lascia l'incarico presso la Banca d'Italia nel 1993, quando è chiamato, per poco meno di due anni, a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio nel primo di una serie di governi tecnici di transizione che hanno caratterizzato i turbolenti anni '90. Poi, dal 1996 al 1999 è Ministro del Tesoro nei governi Prodi e D'Alema.
Carlo Azeglio Ciampi è eletto alla Presidenza al primo scrutinio, come solo a Cossiga e a De Nicola era riuscito in precedenza. L'elezione di Ciampi costituisce un'autentica svolta rispetto alle abitudini del passato. I primi due Presidenti erano stati due liberali, mentre dei sette successivi cinque erano democristiani e due socialisti, tutti uomini con una lunga storia di militanza politica alle spalle. Dal canto suo, Ciampi, pur vantando un lontano passato nel Partito d'Azione liberal-socialista, mai è uomo di partito e mai politico, prima della sua chiamata alla Presidenza del consiglio.
Ciampi ha prima partecipato alla nascita della moneta unica europea e poi contribuito in modo importante a quel risanamento dei conti pubblici che ha consentito all'Italia di entrare, un po' a sorpresa, fin dalla prima ora, nella zona euro.
Un tecnico, laico, liberale, europeista, eletto coi voti di entrambi gli schieramenti. Apprezzato da entrambe le coalizione, ha rifiutato di intraprendere un secondo settennato.
Giorgio Napolitano
(Da Maggio 2006)
Napoletano, classe 1925, esperto di legge ed economia, perennemente innamorato del teatro, Giorgio Napolitano è l'undicesimo presidente della Repubblica, eletto al quarto scrutinio con i voti della maggioranza di centrosinistra e qualche scheda dell'UDC.
A 17 anni entra alla Facoltà di Legge di Napoli, dove poi parteciperà alle attività del teatro GUF (gruppo universitario fascista). All'interno del GUF, Napolitano si avvicina ad un gruppo che sarà poi definito antifascista, con il quale inizierà il suo attivismo nella Resistenza dopo l'occupazione tedesca.
Nel 1945 aderisce al Partito Comunista Italiano, dal 1953 al 1996 è sempre deputato della sinistra alla Camera dei deputati. A partire dagli anni '70, guarda con crescente criticismo all'Unione Sovietica, fino ad esprimere pubblicamente posizioni filo-NATO. Europeista convinto, fu un fermo sostenitore di Altiero Spinelli. Esponente della linea social-democratica interna al PCI, sostenitore della svolta verso il PDS, Napolitano diventa nel 1996 Ministro dell'Interno del governo Prodi ed è uno degli artefici, con la Turco, della Legge sull'immigrazione che porta il suo nome (poi superata ed in parte assorbita dalla Bossi-Fini) e che ha dato vita ai contestatissimi CPT - Centri di permanenza temporanea.
Europarlamentare dal 1999 al 2004, Ciampi lo nomina senatore a vita nel 2005.
Filippo Ceccarelli lo ha definito «di gran lunga il più straordinario e pignolo autore di lettere e comunicati di smentita, rettifica, chiarimento e precisazione».
Dopo la sua elezione, l'opposizione di centrodestra ha per lui parole di stima e di elogio, ma critica il metodo di scelta dell'Unione, considerandolo frutto di un'imposizione anziché di un percorso comune e concordato tra i poli.
Fonti: Quirinale, Wikipedia, Cronologia.it, Leonardo
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Seppure dopo tanti mesi qualcuno l'ha letto, come il sottoscritto. Hai ragione le aziende ospedaliere napoletane vivono in uno stato di abbandono e di non curanza degli edifici. Suppongo che tu Anna sia di Napoli, come me del resto, quello che posso dirti è che purtroppo di Napoli nessuno più sene ricorda, sembra ormai una città di second'ordine. Ad esempio l'emergenza rifiuti che va avanti da mesi e mesi, nessun Commissario Straordinario per l'emergenza è riuscito a ripristinarla. Non ci resta che affidarci nelle mani del nostro caro e amato Presidente che da buon napoletano, spero, segua gli sviluppi di questa ormai insostenibile emergenza!
PS: Anna hai riletto il commento prima di inviarlo???
al signor presidente giorgio napolitano ,signor presidente nel esprimerle tutta la mia amirazione x tutto il suo operato le chiedo ,chi e lorgano preposto al controllo degli ospedali di napoli? mio malgrato mi sono trovata ad usulflure di un paio di queste strutture. e ho trovato di tutto , dalle coperte sporche al non rispetto x la dignita dell'ammalato , sala intensiva maschi e femmine nudi messi insieme senza neanche una tenda da un letto a laltro, e le persone con piu di 65 anni senza la possibilita di avere un famiggiare vicino, lorario di visite di aprna un ora ecccc x favore cntrollate queste strutture i malati napoletani sono malati uguali a tutti il resto d'Italia .non so se questo mess arivera al sigor prestdente Napolitano ma almeno qualcuno lo legera
Grazie tante! Sa, mi serviva per la ricerca sui Presidenti della nostra meravigliosa Repubblica Italiana
Assolutamente si. Provvedo in giornata
alle 09:38
nicola
Napoli e i suoi rifiuti,Anche i cittadini Napoletani anno le loro colpe assieme ai politici é ambientalistI il pogresso purtroppo a i suoi lati negativi,mi riferisco ai materiali usati su tutti i campi per contenere i prodotti commerciali, di non facile smaltimento se poi non vogliamo o non rispettiamo le raccolte differenziate,non vogliamo l"inceneritore non vogliamo le discariche, che dire mia colpa mia colpa.