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Capitalismo naturale

Giovedì 24 Agosto 2006, 12:56 in Cambiamenti climatici, Energia, Filosofie, Filosofie, Innovazione tecnologica di

Nell'economia classica, il capitale rientra tra i tre fattori produttivi, insieme alla terra e al lavoro. Tradizionalmente, si riteneva che formassero il capitale tutti gli oggetti fisici strumentali all'attività d'impresa (edifici, macchinari, risorse che vengono utilizzati nell'attività produttiva).

Negli ultimi decenni, la nozione di capitale è andata ampliandosi, includendo anche altri fattori e suscitando un complesso dibattito tra gli economisti, che si sono sbizzarriti nell'elaborare nuove classificazioni. Si è cominciato a parlare del capitale finanziario,  capitale intellettuale (essenzialmente costituito dai brevetti), capitale umano (personale altamente qualificato ed investimenti aziendali in formazione) e capitale naturale (l'insieme delle risorse naturali ed il loro valore).

Collegata alla nozione di capitale, c'è quella di reddito, inteso come guadagno (incremento), in termini monetari, in un lasso temporale definito.

Un modo semplice e rapido di produrre reddito per chi dispone di capitale, è vendere il capitale o consumarlo velocemente per produrre beni facilmente monetizzabili (vendita di legname, abbattendo tutti gli alberi della propria terra).

Cosi' come esistono redditi e capitali individuali, aziendali, societari, esistono capitali e redditi complessivi per le regioni, gli Stati, i continenti, l'intero pianeta. Per misurarli si usano indicatori come il prodotto interno lordo e concetti come il bilancio consolidato nazionale.

Delle diverse forme di capitale citate, l'unica che puo' rigenerarsi o aumentare il proprio valore senza l'intervento umano, è il capitale naturale.

A lungo, sullo slancio della rivoluzione industriale, le aziende e gli Stati hanno operato come se il capitale naturale fosse in qualche modo inesauribile. Cosi', paradossalmente, mentre si combattevano guerre per acquisire terre e controllare risorse (attribuendovi quindi un grande valore eonomico), poco ci si preoccupava di verificare che il capitale naturale non si depauperasse in modo irreversibile.

Altra caratteristica peculiare del capitale naturale, è che solo una sua minima parte è oggetto di diritti di proprietà e quindi valutato economicamente, mentre in gran parte esso è res nullius o res communis omnium con la conseguenza che la sua salvaguardia, o è demandata agli Stati o non è in alcun modo garantita.

Attingere al capitale per produrre reddito, puo' essere necessario e vantaggioso per l'azienda nel breve periodo, ma se erode permanentemente il capitale, ne mette in pericolo la sopravvivenza stessa.

Se passiamo dal capitale aziendale, al capitale naturale mondiale, il concetto di base non muta, ma le conseguenze della perdita di valore del capitale diventano piu' estese e piu' gravi, fino a mettere a repentaglio il futuro stesso dello sviluppo umano.

E' in un'ottica simile che è nata recentemente anche un'associazione, denominata Capitalismo Naturale, orientata a rappresentare tutte quelle imprese che nei loro processi produttivi tengano effettivamente conto del capitale naturale.

Sulle pagine dell'associazione si legge:

Se si esaminano i medesimi parametri, a livello nazionale e macroeconomico, si trova utilizzato un indicatore, il Prodotto Interno Lordo (PIL), che dovrebbe seguire criteri analoghi avendo, a livello macro, un significato e delle funzioni analoghe, per così dire, ad un Bilancio Consolidato del Paese.
Tale PIL è però la somma, algebrica e positiva (priva di elisioni), di tutte le attività economiche del Paese che hanno comportato comunque una transazione di denaro.

Ma è questo un parametro davvero rispondente agli scopi che si prefigge?
Il Paese è costituito, oltre che dalle persone, dalle aziende e dai cespiti o attività, anche dalle sue risorse naturali e, di conseguenza, dai suoi limitatori ambientali.
Se si analizza questo parametro di carattere consolidato anche tenendo conto di questi aspetti ambientali, che costituiscono una forma di cespite condiviso dalle persone o aziende dell’ipotetico “Gruppo Paese”, le cose possono cambiare, e in maniera assai rilevante.

Allo stesso modo in cui si escludono le operazioni intergruppo, in un Gruppo societario, così si dovrebbero escludere , nel PIL del Paese, le operazioni di interscambio che hanno interessato questa sorta di cespite ambientale all’interno del Gruppo Paese.
Se, in altre parole , per produrre reddito ho attinto al patrimonio ambientale del Paese, dovrei sottrarre gli effetti di questa operazione dal valore economico complessivo prodotto.
Al contrario oggi, paradossalmente, diventa produttivo inquinare e, a sua volta, disinquinare l’inquinamento prodotto.
In altre parole il fatturato generato da attività di disinquinamento viene sommato al PIL divenendo addendo incrementale non bilanciato da alcun minus che tenga conto del cespite ambientale precedentemente deteriorato.

È veramente questo il modo corretto di computare?

9
9 commenti
9
30 Apr 2009
alle 23:51

Anuh

Sono un Veghiano da 22 milioni di anni in contatto con vostro globo.State sereni .sopravviverete al periodo 2012-2015 solo con rivoluzione spirituale. Sono stato tra i primi Siddha di nome Anuh.Volete sapere la veritá? non sto scherzando, nè ho bisogno del vostro cosiddetto test di Rorschack. Billy Meyer ha giá detto molto. Io sono solo il flauto, nè la melodia , e nemmeno il vento che soffia nello strumento.Sono Tiresia.

Vivete sereni che vi stiamo aiutando seriamente.

8
20 Gen 2007
alle 12:14

Motore di Schietti

PERCHE' NESSUNO PARLA MAI DELLA SETTA DEGLI INGEGNERI SCIENTISTI?

Chi sono gli ingegneri scientisti?

Dietro alle grandi opere c'è la setta degli ingegneri scientisti.

Sin dai tempi dei faraoni e della costruzione delle Piramidi riuscire ad entrare nella setta degli ingegneri scientisti era un gran privilegio che consentiva di avere grossi vantaggi personali.

La setta degli ingegneri scientisti stabilisce i grandi lavori degli imperi. Le case,le dighe, i ponti, le sistemazioni dei territori, le grandi opere, l'utilizzo dei materiali, la costruzione di armi, di navi, e recentemente di aerei, centrali nucleari, satelliti e missili. E soprattutto investimenti per la ricerca. Tanti investimenti per la ricerca in campo edilizio, militare, energetico.

Come nacque il capitalismo e le banche?

Dove custodiscono i capitali degli appalti e delle grandi opere la setta degli ingegneri?

Chi finanzia i conflitti per alimentare le produzioni di armi affinchè le grandi opere vengano distrutte e ricostruite?

7
23 Nov 2006
alle 12:51

Rosario Mastrosimone

Si Sandro, hai ragione, occorrerebbe rendere "visibile" il valore di questi beni.

Studi recenti di ampio respiro non ne conosco.

L'economista Coase riteneva che per salvaguardare l'ambiente occorresse attribuire "i beni ambientali" ai privati, perché essi sarebbero stati motivati a proteggerli ed a valorizzarli piu' e meglio dello Stato.

Ci sono una moltitudini di studi settoriali sulle privatizzazioni nel settore idrico, fiumi, laghi, servizi di approvvigionamento, che spesso mostrano come la gestione privata possa essere peggiore di quella pubblica.

6
23 Nov 2006
alle 11:42

Sandro Mostarda

Scusa Rosario, io intendevo studi che rovescaino il concetto. Si parla sempre di costi dell'impatto ambientale, ed è gisuto. Io parlo di valore attribuito alle risorse ambientali. Intendo dire che bisognerebbe, esagero ma non troppo, quotare in borsa anche il Lago Maggiore o il Parco Nazionale dell'Abruzzo, idem con le risorse in tutto il mondo.... Il meccanismo è semplice, dare all'acqua e all'ossigenzo una quotazione economica, dato che non sono più risorse infinite. Va da sè che attibuendone un valore commerciale ne seguirebbe una gestione rivolta ad ottenre un guadagno, il che significa come minimo preservarli dal consumo, e quindi aumentarne la quantità/valore. E' diverso dall'attribuire i costi dell'inquinamento a chi inquina, anche io e te respirando inquiniamo...Stravolgerebbe l'econimia, qualcuno ha mia fatto un studio di fattibilità con tutte le conseguenze socio-econimico-politiche che ne conseguirebbero? Ciao, Sandro.

5
22 Nov 2006
alle 16:29

Rosario Mastrosimone

Non solo esistono studi, ma anche tentativi di applicazione settoriale. Indicatori economici sperimentali di vario tipo e tentativi di internalizzare nel mercato i costi ambientali.
L'idea di base in fondo è semplice: sperperare il capitale per avere un reddito altissimo per un periodo molto breve è una strategia suicida.
Ad esempio, il tanto vituperato Protocollo di Kyoto (che certo perfetto non è) col meccanismo del mercato dei permessi di emissione (inventato già 30 anni fa negli USA) essenzialmente assegna al mercato il compito di stabilire qual'è il prezzo del'inquinamento. Resta da vedere se il mercato sa rispondere in tempo, ovvero se è in grado di percepire in tempi utili il grado di dannosità di una certa attività privata, commerciale.

4
22 Nov 2006
alle 11:54

Sandro Mostarda

Se invece di andare a sottrarre al PIL il danno provocato dal consumo delle risorse naturali o delle spese per ri-generarle o difenderle, si aggiungesse al PIL il valore delle risorse naturali definendole come "bene scarso" (tale è senza ombra di dubbio) e quindi attribuendone un valore di mercato? Insomma inserire le risorse naturali nell’economia keinessiana.

Così facendo si manterrebbe la stessa struttura economica ma con diversi vantaggi. Primo non si andrebbe a incidere sugli interessi ormai consolidati dell'attuale sistema energetico e industriale, secondo si aggiungerebbe ricchezza perché ogni paese ha risorse naturali (boschi, fiumi, laghi, mare ecc) e tutti i governi avrebbero a questo punto interesse a difenderle perchè il consumo improprio (quindi l'abuso) eroderebbe la ricchezza del paese, il PIL. Infine si darebbe valore e ricchezza anche ai paesi sottosviluppati che in questo modo potrebbero provare a crescere autonomamente, rallenterebbe così anche il fenomeno dell'immigrazione che, se portato all'esasperazione, mina le struttrure sociali ecomoniche dei paesi occidentali e anche dei paesi da cui cui parte l'emigrazione. Esiste qualche studio economico di fattibilità basato su una simile teoria?
Vi ringrazio e saluto.
Sandro

3
08 Set 2006
alle 15:52

Rosario Mastrosimone

Ti ringrazio. Bell'intervento, gli do' subito rilievo.

2
08 Set 2006
alle 15:45

kibitzer

Ho scritto il seguente post sul mio blog "linkato" al tuo (la piattaforma blogger non supporta il trackback ping):

Lo sviluppo sostenibile

Vi ricordate Jodie Foster nella parte di Ellie Arroway nel film Contact (1997) di Robert Zemeckis? Non ho mai dimenticato la risposta che la protagonista (appunto Jodie Foster alias Ellie Arroway) dà ad una commissione di specialisti, creata per decidere qualle fosse il più idoneo tra i candidati prescelti ad entrare in "contatto" con una forma di vita extraterrestre. Alla richiesta di esprimere quale fosse l'interrogativo da porre all'incontro con i Veghiani nel caso in cui le fosse concesso di porre a loro un'unica domanda, Ellie Arroway risponde: - Chiederei se l'umanità sarà in grado di sopravvivere alla propria infanzia tecnologica -.
Risposta che invita a riflessioni stimolanti.
Ho sempre interpretato questa osservazione in un unico modo: "l'infanzia tecnologica" corrisponde al primo stadio di sviluppo delle conoscenze del genere umano caratterizzato da una ancora non matura consapevolezza di come la crescita economica non debba essere supportata a spese delle risorse naturali. L'interrogativo è quindi: - riuscirà il genere umano a comprendere in tempo che il "capitale naturale" debba essere preservato prima che si oltrepassi un "punto di non ritorno" che ci porterebbe a rompere gli equilibri geo-ecologici ed a compromettere irrimediabilmente le possibilità di vita sul nostro pianeta? -.
Per sensibilizzarvi sul tema del "capitalismo naturale" vi rimando alla lettura di un bel post trovato sul blog Sostenibile.

1
08 Set 2006
alle 15:45

kibitzer

Ho scritto il seguente post sul mio blog "linkato" al tuo (la piattaforma blogger non supporta il trackback ping):

Lo sviluppo sostenibile

Vi ricordate Jodie Foster nella parte di Ellie Arroway nel film Contact (1997) di Robert Zemeckis? Non ho mai dimenticato la risposta che la protagonista (appunto Jodie Foster alias Ellie Arroway) dà ad una commissione di specialisti, creata per decidere qualle fosse il più idoneo tra i candidati prescelti ad entrare in "contatto" con una forma di vita extraterrestre. Alla richiesta di esprimere quale fosse l'interrogativo da porre all'incontro con i Veghiani nel caso in cui le fosse concesso di porre a loro un'unica domanda, Ellie Arroway risponde: - Chiederei se l'umanità sarà in grado di sopravvivere alla propria infanzia tecnologica -.
Risposta che invita a riflessioni stimolanti.
Ho sempre interpretato questa osservazione in un unico modo: "l'infanzia tecnologica" corrisponde al primo stadio di sviluppo delle conoscenze del genere umano caratterizzato da una ancora non matura consapevolezza di come la crescita economica non debba essere supportata a spese delle risorse naturali. L'interrogativo è quindi: - riuscirà il genere umano a comprendere in tempo che il "capitale naturale" debba essere preservato prima che si oltrepassi un "punto di non ritorno" che ci porterebbe a rompere gli equilibri geo-ecologici ed a compromettere irrimediabilmente le possibilità di vita sul nostro pianeta? -.
Per sensibilizzarvi sul tema del "capitalismo naturale" vi rimando alla lettura di un bel post trovato sul blog Sostenibile.

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