Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Il Protocollo di Kyoto impone all'Italia di ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra del 6,5% rispetto ai dati misurati nel 1990.
Lo scorso febbraio, Legambiente segnalava come le stime sull'evoluzione delle emissioni in Italia segnassero una crescita di circa il 12%, ed accusava destra e sinistra di scarsa responsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici. Un esempio per tutti: l'assurdo rilancio del "carbone pulito", che, tanto per capirci, è un'espressione paragonabile a "monnezza profumata".
Ora quel dato viene confermato dall'APAT, l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente, che rende noto che le emissioni di gas ad effetto serra sono cresciute, dal 1990 al 2004, del 12,2%.
Con la conseguenza che nei prossimi sei anni dovremo riuscire ad abbattere le emissioni addirittura del 18,7% (pari a circa 93 milioni di tonnellate in equivalente CO2). Se non sapremo farlo, non solo violeremo il Protocollo di Kyoto, ma saremo tenuti a pagare una multa salatissima a Bruxelles, una penale pari a 100 euro a tonnellata in eccesso. In altre parole, se il livello delle emissioni dovesse rimanere quello rilevato nel 2004, la multa si aggirerebbe attorno ai 9,3 miliardi di euro (senza considerare l'acquisto di eventuali certificati di emissione), una cifra semplicemente spaventosa che inevitabilmente finirebbe col gravare sulle tasche dei cittadini.
Francesco, sbagli.
Per tutti: ho un Update.
Precisazione: nonostante quanto erroneamente riportato in alcuni articoli di giornale e su alcuni siti, India e Cina hanno aderito al Protocollo di Kyoto fin dall'inizio. Esse non sono pero' soggette ad obblighi di riduzione, perché tali obblighi furono valutati in relazione ai dati sulle emissioni del 1990, ed all'epoca Cina ed India furono classificati tra i Paesi in via di sviluppo. Entrambi i Paesi potrebbero invece partecipare al Kyoto-bis nel quale anche per essi sarebbero imposti obblighi di riduzione..
Attenzione ad una cosa: la penale che potrebbe essere tenuta a pagare l'Italia NON è imposta dal protocollo, che in realtà non contempla "vere sanzioni", ma dall'Unione Europea.
Non è colpa del Protocollo se i dati peggiorano, ma della politica. Il Protocollo e i suoi timidi obiettivi svolgono una funzione di stimolo, per chi vuole essere stimolato. E' anche improprio parlare di tasse per il Protocollo, che anzi è un accordo tipicamente liberista, perché assegna al mercato il compito di determinare il prezzo dell'inquinamento.
Paolo, le sanzioni di Kyoto servono proprio per rendere più conveniente la ricerca di alternative inquinanti invece di pagare le multe. Però noi che la multa la dovremo pagare non ci stiamo pensando a trovare alternativew meno inquinanti. Anzi, i politici non ci stanno pensando, tanto la multa salata la dovremo pagare noi cittadini.
Ottimo post e concordo anche con l'analisi di Paolo, tuttavia in Italia le buone intenzioni sono sempre disattese, quindi ben difficilmente avremmo potuto fare meglio...
Certo ora Kyoto comincia ad essere una pietra pesante al collo della nostra economia sarebbe ora mettere in testa ai nostri politici che i problemi dell'Italia non sono le curve Irpef, la redistribuzione del reddito ma il progressivo invecchiamento della popolazione e la scarsa attenzione all'ecologia, alla tutela del nostro patrimonio nazionale e la riduzione dell'inquinamento che attanaglia le nostre città.
Ciò dimostra la scelleratezza moscovita che ha guidato l'edificazione della torre di Babele dei protocolli di Kyoto, uno scempio contro l'intelligenza umana secondo solo ai Protocolli dei saggi di Sion.
Molto meglio era fare ciò che hanno fatto India, Cina, Usa, Australia: destinare i miliardi di euro, da tasse sovietiche a ricerca scientifica per cercare alternative meno inquinanti.
alle 14:38
Rosario Mastrosimone
Francesco ha pienamente ragione, invece.
Il Protocollo, per quanto imperfetto, mira a stimolare l'innovazione tecnologica, sul presupposto che gli operatori preferiranno emettere meno inquinanti, e poter quindi vendere permessi di emissione, anziché emetterne troppi, e dover acquistare permessi di emissione sui mercati.
Se ci sarà una penale da pagare a Bruxelles, la colpa non sarà del protocollo, né di Bruxelles, ma nostra, di una politica inetta ed irresponsabile, imputabile in parte al governo attuale (che sta facendo troppo poco), e soprattutto a chi ha governato (male) prima, producendo in tutta la legislatura, anziché misure per l'innovazione e contro l'inquinamento, provvedimenti insensati, figli di un sostanziale disinteresse per l'ambiente e di una imbarazzante incompetenza.