Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Oggi, il Corriere della sera pubblica un articolo dalla firma eccellente, quella di Tony Blair. L'articolo ha un titolo altisonante "I valori universali dell'occidente " ed esprime il punto di vista del premier inglese sulla lotta al terrorismo.
Leggetelo e vi troverete alcuni passaggi offensivi per l'intelligenza del cittadino, al quale Blair inizialmente propina l'ennesimo esercizio di retorica, con affermazioni spesso contraddittorie e paradossali.
Già le prime frasi sono emblematiche, con Blair che asserisce:
"Avremmo potuto scegliere come terreno di scontro la sicurezza. Ma non l'abbiamo fatto. Abbiamo scelto i valori."
Chissà quali. Forse sono gli stessi che lo hanno spinto ad imporre ai magistrati dell'Ufficio frodi di chiudere un occhio sull'enorme giro di tangenti del caso Al Yamamah, cedendo cosi' al ricatto del regime saudita e con buona pace del principio della separazione dei poteri.
E ancora: "Abbiamo detto di non volere un altro leader talebano o una nuova versione di Saddam Hussein."
Per contro, dittatori come Musharraf in Pakistan, Abdallah in Arabia Saudita, El Bashir in Sudan, Zenawi in Etiopia sono "leader amici", tanto che la qualifica di "dittatori" è spesso volutamente omessa. Con buona pace della coerenza.
E proseguendo: "Non otterremo mai un vero sostegno nei confronti delle azioni dure che potrebbero essere indispensabili a salvaguardare il nostro modo di vita se non attaccheremo con pari vigore la povertà, il degrado ambientale e l'ingiustizia nel mondo."
Peccato che la Gran Bretagna combatta la povertà vendendo armi ad alcuni tra i Paesi piu' poveri del pianeta, e lo stesso Blair, in materia ambientale, non faccia altro che voler rilanciare il nucleare a fissione, nonostante i continui incidenti alle centrali britanniche e nonostante i suoi stessi esperti si affannino a cercare di spiegargli che non è proprio una buona idea.
E il gran finale, con quest'ultimo estratto: "Nei miei nove anni da primo ministro non sono diventato meno idealista o più cinico. Mi sono solo convinto ancor di più che distinguere una politica estera guidata dai valori da una guidata dagli interessi è sbagliato. La globalizzazione genera interdipendenza e l'interdipendenza genera la necessità di un sistema comune di valori per funzionare. L'idealismo diventa, così, realpolitik."
Resosi evidentemente conto di averle sparate troppo grosse, Blair confonde le acque, spiegando come in fin dei conti la politica dei valori e quella degli ideali, per lui finiscono col coincidere, fino a trasformare l'idealismo in realpolitik, ovvero nel suo opposto.
Ed è finalmente in questo passaggio che emerge un pizzico di sincerità. E' l'interesse, non i valori, a muovere la politica estera, oggi come ieri, ed a spiegare scelte che invece, sul piano dei valori, sono manifestamente incoerenti.
Era cosi' difficile ammetterlo, risparmiandoci i soliti indigeribili fiumi di retorica su valori, democrazia, libertà, diritti umani?
Qui l'intero articolo di Tony Blair, in prima pagina oggi sul Corriere.