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Liberare l'Italia dai reati d'opinione

Mercoledì 13 Dicembre 2006, 11:46 in Politica italiana di

Indegni di un Paese democratico e liberale, i reati d'opinione continuano a campeggiare nel codice penale, nonostante qualche vago tentativo di limatura effettuato nella scorsa legislatura.

Fattispecie penali odiose, che fanno perdere tempo a magistrati e forze dell'ordine, e soldi ai cittadini. Nelle ultime settimane almeno due esempi:

A fine novembre, nell'immediatezza della manifestazione del 2 dicembre promossa dal centrodestra contro la Finanziaria di Prodi, con Alessandra Mussolini che paradossalmente denunciava : "A Napoli stanno accadendo fatti gravissimi i carabinieri staccano i manifesti di Azione Sociale e schedano i nostri giovani che li stanno affiggendo, affermando che lo slogan "Prodi uguale Pinocchio" che campeggia sui manifesti, offende il presidente del Consiglio". Il Comitato promotore della manifestazione, nell'occasione, commento' cosi' quei fatti: "Secondo la ridicola motivazione della Questura, si tratterebbe niente di meno che di vilipendio alle istituzioni". E aggiunse : "In ogni caso si tratta di una iniziativa assai grave perché lesiva della libertà di espressione e perché è fondata sul principio dei due pesi e delle due misure: contro Berlusconi, presidente del Consiglio, furono rovesciati torrenti di insulti senza che nessuno intervenisse".

Peccato solo che il Comitato non si sia, nell'occasione, ricordato di Piero Ricca, finito sotto processo per il suo ormai celeberrimo "buffone, fatti processare" rivolto all'allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi, prima condannato ad un'ammenda di 500 euro per ingiurie e poi assolto dalla Cassazione che qualifico' la frase come "semplice critica".

Qualche giorno fa, in occasione del passaggio del corteo del pontefice sotto la redazione del quotidiano IlManifesto, alcuni redattori del giornale hanno lanciato volantini con la foto de Papa, la dicitura "Pastore tedesco" e la scritta "Lasciateci in Pacs". La Digos è intervenuta, prima ha raccolto i volantini disseminati sulla strada dalla quale si accingeva a passare il Pontefice e poi è entrata nella redazione del quotidiano. Dell'iniziativa si è assunto ogni responsabilità il direttore Gabriele Polo che ora potrebbe rischiare una denuncia per "vilipendio a capo di Stato estero".

Non è certo colpa delle forze dell'ordine o della magistratura, che le leggi sono tenuti ad applicarle, ma di chi queste leggi in passato le ha approvate e di chi oggi, pur potendo, non le abolisce.

Parole, frasi, slogan inopportuni, di pessimo gusto, magari volgari, magari violenti, ma i reati, quelli veri, sono un'altra cosa.

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