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Pinochet e Castro: il gusto macabro della morte

Lunedì 11 Dicembre 2006, 18:39 in Filosofie di

Si puo' non piangere per una morte. La gente in fondo muore di continuo. E si puo' ben pensare che di alcuni personaggi l'umanità potrebbe fare tranquillamente a meno.

Ma c'è qualcosa di terribile, rivoltante, macabro nel celebrare e festeggiare gioiosamente la morte di qualcuno. Eppure è quanto milioni di persone scese per le strade hanno fatto in Cile alla morte dello spietato dittatore Pinochet, l'uomo che col favore degli Stati Uniti aveva deposto Allende ed inchiodato il suo Paese ad una dele piu' feroci dittature che la storia ricordi.

Una simile festa attendono di farla, negli Stati Uniti, moltissimi esuli cubani che non aspettano altro che la morte del malandato Fidel Castro. 

Isteria collettiva?

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4 commenti
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06 Apr 2007
alle 17:25

erik

E' ipocrisia dire che è fuori luogo che un criminale, un assassino, "un carnicero" come si dice in Chile muoia e non si possa gioire: si deve gioire!

 

Non è morto "qualcuno": è morto chi neppure un secondo ha avuto la capacità di autocritica che ha qualsiasi altra persona.

Lo sciogliersi di un nodo, profondo in gola, quando sai che la persona che ha incarnato l'oppressione, il sangue e l'ignoranza di una classe di parassiti sociali fisicamente non c'è piu non si può spiegare.

La vera tragedia e che non ha pagato per i suoi crimini, per il tradimento del Presidente eletto e della volonta di riscatto di uguaglianza sociale di un popolo che vedeva, finalmente, un sogno, un utopia, apparire nella vita reale.

Per quanto riguarda Fidel, il discorso è molto piu complesso: e non  si possono, credo, accumunare figure così differenti.

Per  tutta latinoamerica, Cuba con tutte le sue contraddizioni ed errori è sempre stato un "faro" che ti indicava cosa era possibile fare, se non si rinunciava alla lotta.

L'uguaglianza sociale, l'istruzione e la sanità gratuite a tutti per molti, hanno rapresentato le grandi conquiste possibili di un continente martoriato.

I cubani di Miami, pur con i necessari distinguo, corrispondono a chi dalla caduta di batista ha avuto tutto da perdere.

La repressione indubbiamente è presente, ed errori vengono ancora fatti, ed è sicuramente auspicabile una maggiore democrazia ed una maggiore adesione ad un'idea libertaria di socialismo.

La figura stessa di Fidel è completamente differente da quello di un bieco generale cileno.

Il primo avvocato di provenienza gesuita, rivoluzionario con tutto ciò che comporta esserlo in Messico e Cuba in quei anni, ossia prigione ed esilio; grandissimo oratore e grande stratega, "uomo immagine" di un altro mondo possibile.

Poi, in seguito, padre padrone incorrutibile,  fino ad un certo punto "benevolo" con il proprio popolo e protetto nella sua incrollabilità dall'embargo americano.

Il secondo generale di famiglia medio borgese, formato alla scuola delle Americhe, rozzo, ignorante: un paio di occhiali neri su un viso arcigno, uomo immagine del fascismo, nel senso piu ampio del termine.

In conclusione, e scusate la lungaggine:  la morte in genere non è auspicabile a nessuno, se la giustizia viene applicata ed espressa (vedi per esempio con l'aparthaid in sudafrica) se questa manca la pietà verso il tiranno è un insulto a chi ha subito la tirannide.

Grazie

 

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05 Apr 2007
alle 16:28

Andrea

io non credo che abbia nulla a che fare l'isteria collettiva.la gente non vedeva l'ora di liberarsi da un peso enorme che gravava su di loro, il peso di un criminale che minacciava le loro vite e non c'è nulla di più naturale che essere sollevati dalla morte di un tale tiranno.

che poi ci siano state delle vere e proproie feste con stoppo dello spunante...vabbè questo è fuori luogo. ma una manifestazione di piazza la condivito pienamente

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15 Dic 2006
alle 20:42

nicola

povero Castro. mi spiace molto per lui e non sono ironico.

1
11 Dic 2006
alle 22:29

Loska

ma quale isteria collettiva, leggi che ha fatto, basta solo vedere come ha preso il potere...

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