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Afghanistan: un fallimento?

Lunedì 22 Gennaio 2007, 14:05 in Crisi e conflitti di

David Richards, comandante delle forze NATO in Afghanistan, invoca l'invio di piu' mezzi e piu' soldati per poter "vincere" la guerra contro i talebani.

Attualmente in Afghanistan sono dislocati 30'000 uomini, provenienti da 37 Paesi.
La guerra era iniziata nell'ottobre 2001, all'indomani degli attentati alle Twin Towers.

Il 13 novembre 2001 cadeva Kabul ed un paio di settimane dopo anche Kandahar era nelle mani del comando anglo-americano. La guerra era vinta.

Cinque anni dopo la guerra, l'Afghanistan vive, oltre alla guerriglia contro le truppe NATO dei talebani rifugiatisi sulle montagne, i quotidiani scontri tra le fazioni locali.

Come per l'Iraq non si vede all'orizzonte l'ipotesi di un ritiro dalla regione delle forze militari occidentali.

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5 commenti
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01 Feb 2012
alle 10:03

Farruk

Iranian Interior Minister Mostafa Mohammad Najjar said that regrettably the presence of the US-led NATO forces in Afghanistan has increased the poppy cultivation and production of narcotics, as well as insecurity there.


Mohammad Najjar made the remarks in an interview in the Afghan capital city of Kabul on Sunday.

“Cultivation and production of narcotics have been increased 40 times since 10 years ago when the US-led troops arrived in Afghanistan for the first time.

Mohammad Najjar is attending a tripartite meeting of foreign ministers of Iran, Pakistan and Afghanistan in Kabul on campaign against drug-trafficking.

The three day meeting is being held under aegis of the United Nations. The meeting will decide on a suitable mechanism to fight the growing menace of drug trafficking.

“I hope that our tripartite meeting will bear fruitful results in a serious campaign against drug trafficking in the region and the world,” Mohamamd Najjar said.

3
01 Apr 2011
alle 16:30
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18 Mar 2011
alle 15:58

Angelo

Quando la smetterà il blogger di pubblicare simili commenti?

1
28 Ago 2008
alle 11:36

Ivo Toniut

COLLABORA CON NOI IN AFGHANISTAN

La nostra associazione non è altro che un rapporto di amicizia "siglato" tra cittadini di diverse Nazioni nell'ambito di esperienze professionali in Afghanistan:chi come operatore umanitario,chi giornalista,interprete,militare,chi come piccolo imprenditore...
Abbiamo deciso di ritornare in Afghanistan trasformandoci in una ONG che si prefigge di cominciare a fare quello che la maggiorparte delle organizzazioni umanitarie fa solo a paroloni o imbrattando i propri siti web con l'unico scopo di sbranarsi i soldi dei donatori.
Abbiamo in saccoccia tanto entusiasmo,esperienza di vita,pochi soldi, ma progetti interessanti e curiosi, tra i qualli quello inerente l'inconsueto monitoraggio dell'attività di alcune Organizzazioni internazionali che stanziano fondi pubblici a favore di interventi umanitari fantasma. Abbiamo già ottenuto i fondi per piccoli interventi di bonifica di terreni minati nel sud dell'Afghanistan e per dare il via ad un'attività di riabilitazione funzionale di strutture sociali nel nord dell'Afghanistan.
Per capire la bufala di molte ONG, basta confrontare quanto codeste vantano di fare per mezzo di siti Internet o bilanci camuffati con quello che fanno in realtà: baggianate. Consapevoli del fatto che tali ONG godono di un'immunità quasi diplomatica (quelle italiane quasi parlamentare) e quindi nessuno, a parte in casi particolari legati al terrorismo, si prende la briga di controllare il loro operato,abbiamo svolto una nostra "indagine" sia sul territorio afghano che nei paesi di origine di alcune ONG. Dire "baggianate" è come dare del ladro di mele ad un capo di al Qaeda o ad un pericoloso delinquente condannato per la stessa sfilza di reati attribuita dalla Magistratura al mago delle cordate Silvio Berlusconi.
Un esempio? Eccolo: stando a quanto dichiara una ONG italiana sul proprio sito web, qualsiasi donatore italiano potrebbe credere che quest'ultima abbia i requisiti necessari per sostituirsi in Afghanistan a colossi quali l'ONU o la NATO, mentre in realtà, mascherandosi dietro un programma sociale e sfruttando la mano d'opera afghana, produce preziosi tappeti che potrai ammirare (così si dice) negli uffici e nelle abitazioni dei "Donatori": Governo italiano, Regioni, Province, Comuni e chi più soldi pubblici ha, più ne metta.Voci di corridoio afghane alle quali noi crediamo al 50%, dicono che gran parte della produzione sarà esposta presso rivenditori specializzati europei a prezzi oscillanti tra i 3-10mila euro a tappeto.Questi euro, i bisognosi lavoratori afghani non li vedranno nemmeno con il binocolo. A loro daranno un sacco di farina quando capita. Qualche mazzettina qua e là, ed il business è fatto.
Solo ciò può spiegare come i vertici di tale ONG, a braccetto con i funzionari pubblici "donatori", possano mettere su pancia, villoni o spostarsi con macchine che per mantenerle non basta lo stipendio di un europarlamentare. Il bilancio economico di tale ONG (circa 14 milioni di euro spillati in gran parte ai contribuenti italiani), sommato al suo intrallazzamento nella politica italiana, la rendono degna di essere chiamata ONG" Montagna di Merda".
Sappiamo che lottare contro queste ingiustizie è un'impresa ardua, soprattutto quando si tratta di ONG coccolate da Istituzioni statali ed "abilitate" ad essere operative in un Paese che ogni anno esporta illegalmente più di 750 tonnellate di eroina.
Noi non siamo affetti da omertà, pertanto, se le circostanze lo permetteranno, ogni qualvolta noteremo un ciarlatano umanitario con le mani nel sacco, chiederemo-con il supporto dei media- al Ministero degli Esteri competente, sulla base di quali valutazioni è stata riconosciuta l'idoneità di simili saltimbanchi a svolgere interventi umanitari in Afghanistan.
Non vogliamo fare di tutta l'erba un fascio, e quindi ci assumeremo l'onere di evidenziare, elogiare e sostenere quelle ONG sane che purtroppo si arrampicano sugli specchi in quanto la loro attività non può beneficiare di quei fondi pubblici che sono invece destinati a saltimbanchi, contrabbandieri,politicanti, ladri e truffatori. A tale proposito non è marginale ricordare che alcune ONG (tra le quali 2 italiane) misero in tilt la diplomazia ed i servizi segreti russi in quanto ritenute implicate in un traffico di armi destinate ai ribelli ceceni, ossia destinate a quelle bestie che poi uccisero centinaia di bambini nella scuola di Beslan.
Ma non tutte le ONG si sbafano i fondi pubblici. Ci sono anche quelle che vivono grazie ai narcodollari: l'operato di circa 90 ONG internazionali (in maggioranza americane e coordinate da ex mastruzzatori dell'intelligence), "piazzatesi" in Afghanistan e nei Paesi limitrofi dopo l'11 settembre, non è stato sufficiente a declinare la produzione dell'oppio di un solo milligrammo. Anzichè coltivare-per esempio-patate, i contadini afghani continuano a coltivare l'oppio in cambio delle stesse patate che le ONG acquistano con i narcodollari "donatigli". Senza l'oppio, niente dollari; senza dollari,niente donazioni; senza donazioni, niente ONG.

Potremmo continuare a valanga ma preferiamo fermarci qui.

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