Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
I 27 senatori di Rifondazione Comunista vogliono promuovere il cinema italiano ed europeo, limitando per legge le proiezioni delle opere extracomunitarie: indiane, iraniane, cinesi, giapponesi, svizzere ma soprattutto statunitensi.
Con due iniziative legislative. La prima che impone alle sale cinematografiche di proiettare almeno un film italiano ed un film europeo per ogni pellicola extracomunitaria (progetto di legge numero 1130). La seconda per imporre alle emittenti televisive nazionali di riservare il 70% dello spazio destinato a film e documentari a produzioni europee, di cui almeno la metà italiane (progetto di legge numero 1131).
Tra le misure previste nei disegni di legge, si ritrova anche l'obbligo di destinare almeno il 10% degli introiti pubblicitari alla produzione o all'acquisto di prodotti europei. L'iniziativa, seppur con qualche variazione, mira a riorientare anche la programmazione dei palinsesti delle emittenti satellitari.
Considerato che gran parte dei film proiettati nelle sale e trasmessi in televisione sono di produzione statunitense, è difficile non vedervi una serie di norme contra personam, ovvero contro uno Stato, per l'appunto gli Stati Uniti.
L'iniziativa, indubbiamente statalista, invasiva, lesiva della libertà di sale ed emittenti televisive, ha anche un evidente lato assistenzialista verso quel cinema italiano ormai incapace di competere per idee e qualità nell'offerta d'intrattenimento globale.
Poco importa quanto siano brutti i film, l'importante è che siano italiani, o al piu' europei, ma soprattutto che non siano americani, ops extracomunitari. Un'iniziativa davvero imbarazzante che farà magari piacere ai registi italiani ma che sembra rievocare il nazionalismo di mussoliniana memoria.