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I sondaggi: uno strumento per misurare le opinioni o per indirizzarle?

Sabato 27 Gennaio 2007, 11:17 in Politica italiana di

I sondaggi d'opinione sono affidabili? A cosa servono? Sono una misura dell'opinione pubblica o piuttosto un mezzo per influenzarla, o entrambi?

L'occasione per riflettere, ci viene data dalla coincidenza di due sondaggi, piuttosto simili, proposti a distanza ravvicinata, dai quotidiani Repubblica e IlGiornale, due testate nettamente schierate politicamente, che, oltre a sostenere i loro referenti politici, si scontrano quotidianamente a colpi di editoriali, articoli e contro-articoli, praticamente su tutto lo scibile umano. 

E, benché per fortuna il panorama delle possibili opinioni sia infinitamente piu' vasto del ristretto cono di idee attorno a cui ruotano testate giornalistiche, opinionisti televisivi e blogger, questa perenne contrapposizione tra giornali è pur utile per il lettore italiano, perché quantomeno, sfogliandoli entrambi, puo' confrontare con facilità due idee opposte e le relative argomentazioni.

Questa sfida giornalistica ricorre con una certa frequenza anche ai sondaggi.

Secondo un sondaggio realizzato il 22 gennaio 2007 da IPR Marketing per il quotidiano Repubblica, il 56% degli italiani è favorevole al ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan, solo il 37% è contrario, mentre il 7% non ha un'opinione definita. I favorevoli sono il 64% tra chi si dichiara vicino a partiti di centrosinistra, il 45% tra chi si sento vicino al centrodestra (contro un 48% di contrari) ed il 60% tra chi si colloca fuori dalla logica bipolare o non ha voluto indicare la sua posizione politica.

Prendiamo ora il sondaggio realizzato da Arnaldo Ferrari Nasi per il Giornale, per accorgerci di come i risultati possano cambiare radicalmente a seconda di chi i sondaggi li propone e di come li effettua. 

Nel primo quesito si è chiesto al campione: la missione in Afghanistan, secondo lei, è "una missione di pace" o "una missione di guerra"?
Il 36% ha risposto che si tratta di una missione di guerra, il 53,8% ritiene invece che si tratti di una missione di pace, mentre il 10,2% ha risposto di non saperlo. Il Giornale distingue poi tra tra gli elettori della sinistra radicale (70% di missione di guerra), della sinistra moderata (50,9% di missione di guerra), della CDL (27,8% di missione di guerra). Nel secondo quesito, e arriviamo al vero cuore del sondaggio, il Giornale ha chiesto al campione in che misura si ritenga d'accordo con la seguente affermazione: "L'impegno Italiano in Afghanistan va mantenuto, in accordo con gli alleati, fino a che la situazione non sarà considerata stabile". Si sono detti molto d'accordo il 44,5%, abbastanza il 22,9%, poco il 10,8%, per nulla il 14,7%.

Siccome stiamo parlando di sondaggi, dobbiamo evidentemente tenere conto che i risultati sono in parte condizionati dal modo in cui sono posti i quesiti, e chiederci se esso non sia per caso strumentale al tipo di risultato auspicato dal committente del sondaggio.

Non ci interessa qui tanto il risultato di questi sondaggi, quanto piuttosto il metodo utilizzato per la formulazione dei quesiti. 

Partiamo da IlGiornale. Oltre alla domanda vera e propria, se occorra o meno confermare l'impegno militare italiano, vi sono due precisazioni: l'inciso "in accordo con gli alleati" che rassicura sulla legittimità internazionale della missione, e l'inciso "fino a che la situazione non sarà considerata stabile" che apparentemente garantisce che la missione è destinata a terminare e specifica che essa mira a completare l'obiettivo iniziale di stabilizzare il Paese. Si consideri che questo secondo quesito è posto subito dopo l'invito a definire la missione, ovvero a chiarire se essa sia di guerra o di pace.
Quale sarebbe stato il risultato se IlGiornale si fosse limitato a porre un unico quesito: "Lei è favorevole o contrario ad un immediato ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan?"

Molto piu' semplici i quesiti posti da Repubblica. Col primo si chiede al campione se sia favorevole o contrario al ritiro dall'Afghanistan, senza alcuna indicazione su quando tale ritiro dovrebbe avvenire. Quale sarebbe stato il risultato se si fosse inserito l'aggettivo "immediato" dopo la parola "ritiro"?

Repubblica ha proposto anche un sondaggio parallelo sulla base NATO di Vicenza: "Indipendentemente dalle posizioni del Governo e dell'Opposizione, lei personalmente è favorevole o contrario all'ampliamento della base Nato di Vicenza?"
La maggioranza degli intervistati si è detta contraria all'ampliamento. Vi invito a chiedervi se, secondo voi, questa formulazione è equivalente ad un quesito del tipo: "Lei è favorevole o contrario all'ampliamento della base Nato di Vicenza?"
Nel sondaggio di Repubblica troviamo infatti due elementi sovrabbondanti: l'inciso d'apertura "Indipendentemente dalle posizioni del Governo e dell'Opposizione" e l'avverbio "personalmente". Qual'è l'effetto di questi due elementi? Quali associazioni mentali suscita? La loro presenza è casuale o meditata? Personalmente, mi inducono a ricordare che, sostanzialmente, governo ed opposizione (in minuscolo) sono entrambi in gran parte favorevoli alla conferma dell'impegno italiano in Afghanistan, ma anche a tener conto che io sono invitato ad indicare, "personalmente", cosa ne penso, e quindi ho tutto il diritto di sganciarmi dalle posizioni dei due poli. Sono forse incoraggiato a farlo?

Infine, come viene scelto il campione rappresentativo? In tutti i sondaggi citati, i realizzatori specificano che il campione è stato scelto in modo da essere rappresentativo della popolazione italiana secondo caratteristiche sommariamente indicate sul sito della Presidenza del Consiglio: quello del Giornale è stato effettuato su "un campione rappresentativo, probabilistico, controllato per quote di sesso, età, area geografica e titolo di studio" costituito da 800 adulti; quello di Repubblica "disaggregato per sesso, età ed area di residenza in maniera proporzionale rispetto ai dati ufficiali della popolazione. Fonte Istat" su 1000 elettori, tratti da nuclei domestici estratti a caso dall'elenco telefonico.

E dunque, quale valore hanno questi sondaggi? E come è mai possibile che su un oggetto sostanzialmente identico (l'impegno militare italiano in Afghanistan), con campioni di intervistati apparentemente similari ed egualmente rappresentativi, i risultati siano cosi' clamorosamente discordanti?

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2 commenti
1
27 Gen 2007
alle 18:48

l'oste

La formulazione delle domande è il modo più semplice per ottenere le risposte che si vogliono ottenere.
Quelle di Repubblica mi sembrano piuttosto equilibrate a dire il vero, mentre quelle del Giornale sono chiaramente tese a influenzare il rispondente.
Prima di commentare i sondaggi bisognerebbe sempre controllare il questionario, ma qest acultura da noi ancora latitia: bravi!
Una buona guida per i gironalisti sipuò trovare a questo indirizzo: http://www.ncpp.org/qajsa.htm#1

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