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Interessi nazionali ed interesse generale

Lunedì 15 Gennaio 2007, 11:47 in Filosofie di

Grottesche polemiche tra centrodestra e centrosinistra, a causa delle posizioni critiche espresse dal governo Prodi su alcune scelte dell'amministrazione Bush.

Per Silvio Berlusconi, il governo sarebbe servo di Parigi e di Madrid, e ormai a pieno titolo nella lista USA dei Paesi inaffidabili. Durante la scorsa legislatura, il centrosinistra aveva accusato il governo di Berlusconi di essere servile rispetto alle esigenze di politica estera americana.

In Italia, il concetto di interesse nazionale è morto col fascismo. Oggi, a sentire le critiche che si lanciano addosso i due poli, l'elettore ha una non edificante scelta tra potenziali servi degli USA e potenziali servi di Francia e Spagna.

E' una forzatura del chiacchiericcio politico che pero' cela l'assenza di un obiettivo di politica estera che sia comune ad entrambi i poli. La politica vive alla giornata, incapace di porsi una meta di lungo termine.

Il secolo scorso l'interesse nazionale sfociava nei nazionalismi piu' bellicosi, dopo la seconda guerra mondiale coincise con la costruzione europea mentre la "guerra fredda" fu motivo di divisioni interne. Gli americani, un obiettivo di interesse nazionale lo hanno ancora, è sempre lo stesso: il rafforzamento del potere internazionale della nazione e del benessere economico dei suoi abitanti.
Anche la Francia ha un interesse nazionale simile, la riscoperta della "grandeur francese" in una patetica ed improbabile corsa ai fasti di un paio di secoli fa.

L'interesse nazionale cosi' inteso, va sempre contro gli interessi delle altre nazioni, sedotte al piu' in cambio di qualche briciola di potere. Se abbiamo imparato qualcosa dalla vergognosa pagina del fascismo, dovremmo operare per un interesse generale, direi mondiale, che riassorba gli interessi nazionali e porti al tramonto degli Stati-nazione, ripartendo dall'Europa e dalla pur claudicante Unione Europea.

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2 commenti
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16 Gen 2007
alle 18:11

Fabio Sommantico

dDissento.
L'interesse nazionale è vivo e vegeto. E per fortuna aggiungo.
Ogni governo viene giudicato in base al suo aver saputo tutetale l'interesse nazionale. Ovvero aver difeso gli interessi di medio e lungo periodo della base elettorale e sociale, leggi nazionale (ma non sempre), che lo esprime. Se in politica interna ciò ha un significato in politica estera ne ha un altro simile.
Tramite la diplomazia, le alleanze, gli accordi internazionale ogni governo cerca di raggiungere un utile per il proprio paese. Negli istituti per ciò creati (onu, g8, Ce, Gatt, ecc ecc) tenta di imporre il proprio punto di vista.
Lo stesso fanno gli altri e la qualità di una leadership è frutto di questa peculiare capacità.
la guerra come modo di imporre il proprio utile è bandita dal diritto internazionale come bandite sono le ingerenze che si manifestano tramite comportamenti tesi a violare la sovranità altrui.

Il discorso che invece intende il post è diverso.
Finita la guerra fredda non si capisce perchè un paese sovrano quale l'Italia dovrebbe cedere quote crescenti di sovranità a un altro paese che per quanto alleato persegue una politca propria.
Un tempo ciò aveva un senso, c'era l'unione sovietica e la resenza statunitense era se non giustificata almeno giustificabile.
Oggi no.
Poi a me pare assai diverso essere alleati di paesi vicini con i quali si è deciso di impostare un discorso comune, leggi i partner europei, rispetto ai quali esiste un rapporto di sostanziale parità e invece accettare supinamente qualsiasi decisone venga presa a Washington, con cui rapporti sono visibilmente di subalternità.


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15 Gen 2007
alle 17:24

Uio

Il problema è (anche) l'Europa: via di mezzo tra mero aggregato economico e obiettivo di "stato-confederazione" unitaria.
Comunque, non concordo su questo punto: "di un obiettivo di politica estera che sia comune ad entrambi i poli. La politica vive alla giornata, incapace di porsi una meta di lungo termine."

1. non vedo perchè ci debba essere e come, soprattutto con coalizioni politiche così allargate: semmai il problema è che spesso non vi è nemmeno una politica estera comune nella stessa coalizione

2. Il vivere alla giornata è più legato all'instabilità politica che alla visione: la politica estera 2001-2006 mi sembra sia stata abbastanza coerente (anche se con un alternarsi non ideale di ministri degli esteri)

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