Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Dodici punti prioritari e non negoziabili, per il futuro del governo Prodi. Non una sintesi del programma di governo presentato agli elettori, ma una ristretta selezione di metodi e politiche, talora enunciate con formule estremamente generiche o addirittura contraddittorie.
La lettura dei dodici punti lascia perplessi. Il primo è in gran parte un mero esercizio formale, in quanto il rispetto degli obblighi in sede UE, ONU e NATO deriva dal diritto dei trattati internazionali, ed è quindi un'ovvietà, non negoziabile, a meno di uscire, ad esempio, dala NATO. Il riferimento esplicito all'impegno "attuale" in Afghanistan serve a blindare la questione dinanzi alla sinistra radicale ed il generico impegno sulle comunità italiane all'estero, a far felice Pallaro ed ottenerne il voto. La formulazione sull'impegno in Afghanistan contempla un non casuale aggettivo "attuale", che lascia intendere che nessun ulteriore impegno è previsto, ad esempio nel caso di un secondo conflitto afghano, ormai decisamente probabile.
Il secondo punto è una clausola di stile: l'impegno per cultura e ricerca è onnipresente in tutti i programmi politici, salvo poi tradursi nel solito nulla attuativo.
Il terzo punto è piuttosto discutibile: da un lato si prevede espressamente la rapida attuazione della TAV (elemento invece non esplicitato nel pur corposissimo programma elettorale), dall'altro un generico impegno per la mobilità sostenibile. A questo punto sarebbe interessante capire cosa significhi mobilità sostenibile per l'Unione.
Il quarto punto assomiglia al terzo, si parla di promozione delle fonti rinnovabili e subito dopo di realizzazione dei rigassificatori. Peccato che i rigassificatori vadano in direzione opposta rispetto alle rinnovabili, e concorrano di fatto a limitarne la diffusione, rafforzando invece l'industria energetica tradizionale.
Il quinto punto indica l'esigenza di proseguire nelle liberalizzazioni, a tutela del cittadino consumatore. Condivisibile, purché le liberalizzazioni si facciano seriamente, magari ricordandosi che la concorrenza si ottiene con tante medio-piccole aziende, e non con la privatizzazione di colossi monopolistici.
Il punto sei parla di attenzione al Mezzogiorno, in particolare alle questioni di sicurezza. Ed è né piu' né meno una clausola di stile, onnipresente nei programmi come l'impegno per cultura e ricerca, e poi puntualmente dimenticata quando si tratta di attuare interventi scomodi e coraggiosi.
Il punto sette contiene un impegno per la riduzione dei costi della politica, ed è un'altra inutile clausola di stile.
Il punto otto parla di riordino del sistema previdenziale, senza nulla indicare su come tale riordino dovrà essere effettuato.
Il punto nove è un omaggio a Follini, con i riferimenti alla famiglia e ad assegni familiari piu' corposi, e con l'auspicato aumento degli asili nido. E' la solita retorica della famiglia, che implica una ulteriore redistribuzione della ricchezza tra individui singoli e famiglie, e sempre maggiori costi per lo Stato. In molti Paesi vicini al nostro, nonostante le aliquote fiscali siano molto piu' basse, gli assegni familiari sono meno importanti, perché i servizi pubblici funzionano e gli asili nido sono gratuiti.
Il punto 10 concerne l'incompatibilità tra cariche di governo e parlamentari, il punto 11 trasforma Sircana, il portavoce di Prodi, in portavoce dell'intero esecutivo, mentre il punto 12 assegna al Premier l'ovvia funzione di esprimere in modo unitario la posizione del governo, anche in caso di contrasti interni.
Insomma, dodici punti (in realtà nove) che dicono poco, e quel poco che dicono forse sarebbe meglio non lo dicessero affatto.
Non ci sono i DICO, ma soprattutto non c'è alcun accenno a propositi come: il grande piano per l'edilizia popolare, il grande piano per l'assistenza delle persone non autosufficienti, il grande piano per l'occupazione, il grande piano per la crescita dei salari (miracolosamente senza costi per le imprese), il grande piano per rendere l'Italia leader mondiale nel turismo, il grande piano per togliere alle mafie i proventi delle loro attività criminose, il grande piano per promuovere la meritocrazia nei concorsi pubblici.
E manca il riferimento allo sviluppo sostenibile, che pur era indicato tra le assolute priorità del programma dell'Unione e costituiva, con pace e cultura, uno dei tre pilastri di quel "mondo migliore" che l'Unione annunciava con enfasi nelle primissime pagine del programma di governo e a cui, evidentemente, ha già rinunciato.
Questi i 12 punti: