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Non candidabile perché rinviato a giudizio

Giovedì 15 Marzo 2007, 18:06 in Notizie dal mondo di

Mancano poche settimane alle elezioni presidenziali in Nigeria.  Sono elezioni delicatissime, tappa di un processo di democratizzazione incerto, falcidiato da innumerevoli omicidi politici, conflitti e tensioni.
Le seguiremo da vicino, insieme a quelle francesi.

Nelle democrazie apparenti, una delle tecniche piu' usate per escludere dalla politica un avversario scomodo, è disporre di leggi che prevedono la non candidabilità dei semplici sospettati di reati, e poi fare in modo che un qualche tribunale indipendente apra un'indagine al momento giusto.

Questo tipo di tecnica è stata utilizzata questa settimana in Nigeria, quando la commissione elettorale indipendente ha reso noti i nomi dei candidati ufficialmente ammessi alle presidenziali del prossimo aprile.

E' stato escluso Atiku Abubakar, uno dei principali avversari di Umar Yar'Adua, pupillo del presidente uscente Obasanjo, in quanto un tribunale amministrativo lo ha incriminato per frode e corruzione. La Costituzione nigeriana prevede infatti l'ineleggibilità di chiunque sia incriminato per un qualsiasi reato. Basta quindi l'atto di un procuratore, per eliminare un candidato scomodo.

Le accuse mosse ad Abubakar (corruzione, frode, appropriazione indebita, uso a fini privati di ingenti somme pubbliche) sono le stesse che i vari candidati si rinfacciano l'un l'altro, e verosimilmente sono tutte assolutamente fondate. Perché in quel Paese ricco di risorse naturali, la politica è strumentale all'arricchimento personale.

Dietro l'esclusione di Abubakar, ci sono pero' ragioni politiche e personali che poco o nulla hanno a che vedere con i crimini di cui è accusato.
Olusegun Obasanjo, dopo due mandati disastrosi per l'economia e la popolazione nigeriane, non potrà ricandidarsi perché un terzo mandato gli è precluso dalla Costituzione. L'attuale presidente aveva tentato di modificare la costituzione per potersi ricandidare una terza volta, operazione riuscita negli ultimi tempi in situazioni analoghe a Idriss Deby e Museveni, dittatori nelle democrazie apparenti di Chad e Uganda. Ma alla fine, Obasanjo ha dovuto arrendersi, a causa delle divisioni interne al suo partito, il PDP (Partito democratico del popolo). Una parte del partito del presidente era infatti orientato a sostenere la candidatura del suo vice, il citato Abubakar, il quale si era successivamente battuto per impedire che il Parlamento modificasse la Costituzione.

Obasanjo aveva poi tramato con successo per espellere dal PDP Abubakar, il quale era confluito con altri esuli del PDP nel partito AC (Action Progress).

E' cosi' che funziona la politica in molti Paesi africani: un perenne scontro tra rivalità ed ambizioni personali, con partiti senza idee e senza programmi, quotidiani tradimenti e politici interessati piu' che al buon governo, all'accaparramento dei profitti petroliferi.

Dunque, a contrastare con qualche ambizione di successo la corsa del pupillo di Olesegun Obasanjo, restano: l'autoritario ex militare Babangida, che governo' nei primi anni '90 e che vanta nel suo curriculum l'annullamento di una consultazione elettorale nazionale dai risultati scomodi; il generale Muhammadu Buhari, già a capo del regime militare del 1983, e l'ex governatore dello Stato di Lagos, Buba Marwa, il piu' giovane e meno imbarazzante tra i favoriti.

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