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In Germania, una serie di micro-incidenti nei mesi di giugno e luglio in due centrali nucleari gestite dalla compagnia svedese Vattenfall hanno fatto imbufalire il governo tedesco che ha chiesto, invano, alla Vattenfall di rivelare la reale entità degli incidenti. La compagnia svedese ha risposto cambiando il proprio direttore e cacciando il responsabile delle comunicazioni, ma senza fornire dettagli sulla reale gravità degli incidenti.
In Giappone, un terremoto oggi ha provocato almeno 8 morti, distrutto decine di abitazioni e danneggiato la piu' grande centrale nucleare del mondo, quella di Kashiwazaki-Kariwa. In una delle unità della centrale si è sviluppato un incendio, poi spento. La Tepco, società che gestisce la centrale, ha bloccato tre reattori a fissione ed ha inizialmente rassicurato governo e cittadinanza sull'assenza di qualsiasi fuga di radiazioni. Successivamente alle rivelazioni di alcuni media giapponesi, la Tepco ha dovuto rapidamente fare marcia indietro ed ammettere che una fuoriuscita di liquido radioattivo, benché minima, c'è effettivamente stata.
Non è la prima volta che in Giappone si verificano incidenti alle centrali nucleari, tanto che proprio in questi giorni i quotidiani giapponesi hanno dato ampio spazio a recenti casi di incidenti tenuti nascosti alle autorità politiche ed alla popolazione.
La strategia è sempre la stessa, finché possibile negare l'incidente, poi minimizzarne la gravità: operazione relativamente semplice fin quando mancheranno analisi e dati sugli effetti a lungo termine per le popolazioni delle zone interessate.
L'incidente piu' grave occorso negli ultimi 10 anni resta, ufficialmente, quello avvenuto nel 1999 a Tokaimura, quando la perdita del controllo sulle reazioni in una fabbrica di combustibile nucleare uccise all'istante tre persone, contaminandone altre 500.
Fortunatamente, i liquidi radioattivi usciti oggi dalla centrale giapponese di Kashiwazaki-Kariwa parrebbero di modesta entità (meno di due litri). Nulla a che vedere con un altro incidente nucleare recente, quello di Sellafield (Inghilterra), quando nell'arco di nove mesi, nel 2005, fuoriuscirono oltre 80'000 litri di liquidi radioattivi. Anche in quel caso, almeno stando a quanto comunicato ufficialmente, i danni furono limitati, il liquido rimase, grazie alle caratteristiche del suolo, all'interno del recinto della centrale, senza raggiungere il vicino abitato.
L'impianto fu chiuso e dovrebbe riaprire entro la fine di quest'anno, ma sono ancora aperti molti interrogativi sulla sua effettiva sicurezza.
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