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Contro la legge-bavaglio, Di Pietro minaccia la crisi di governo

Sabato 20 Ottobre 2007, 01:00 in Politica italiana di

Il disegno di legge governativo denominato Nuova disciplina dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale, è stato avallato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 12 ottobre.

Il provvedimento burocratizza Internet, imponendo uno stillicidio di oneri cartacei ed economici a chi desidera continuare a gestire un proprio blog o sito. Trapianta il tradizionale inferno di burocrazia che attanaglia la carta stampata su uno strumento completamente differente e storicamente caratterizzato dalla semplicità di accesso e dalla libertà d'uso.

Il disegno di legge prevede l'obbligo di registrazione in apposito registro per ogni sito, con tutti i costi che esso comporta.

Dopo la reazione rabbiosa del popolo della rete, dopo gli approfondimenti dedicati alla vicenda da Beppe Grillo e da Civile.it, in rappresentanza del governo è intervenuto Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, asserendo che "il governo non pensa alla ragazza o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog" ma a "chi, con la carta stampata ma, certo, anche con internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, così un autentico operatore del mercato dell'editoria".

Ma qualsiasi ragazzo al primo anno di Giurisprudenza sa perfettamente che non conta cosa un governo pensa, ma cosa il legislatore scrive. E il testo di legge è scritto in un certo modo ed ha un significato ben preciso.

Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso” (art 2, comma 1).

“Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico”. (art 2, comma 2).

Con involontaria comicità, l'articolo 1 del disegno di legge statuisce che gli obiettivi della nuova disciplina sono nientemeno che la promozione del pluralismo dell'informazione e l'arricchimento della produzione e della circolazione di prodotti editoriali.

Di fatto, il provvedimento trasforma artificiosamente un settore ad economia dell'abbondanza in un settore ad accesso limitato, rafforzando lo status quo dell'informazione e sbarrando la strada al citizen journalism.

Una simile legge, se approvata, consentirebbe all'Italia di affondare nelle ultime posizioni delle classifiche sulla libertà di stampa.

Rischia cosi' di essere tristemente profetico l'ultimo rapporto di Reporters senza frontiere, che segnalava solo pochi giorni fa un generale deterioramento delle libertà digitali nel mondo.

Per fortuna, nelle ultime ore sono arrivati segnali di dissenso da alcuni importanti leader politici, con i Verdi che hanno annunciato la presentazione di emendamenti per non limitare la possibilità di espressione in Rete

E soprattutto con Antonio Di Pietro, che con ben maggiore forza ed incisività, si è detto pronto a ritirare la fiducia al governo pur di bloccare lo sciagurato provvedimento.

Dal blog di Antonio Di Pietro:

E’ una legge liberticida, contro l’informazione libera e contro i blogger che ogni giorno pubblicano articoli mai riportati da giornali e televisioni.
Io faccio parte del Governo e mi prendo le mie responsabilità per non aver intercettato il disegno di legge, ma per quanto mi riguarda questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Italia dei Valori al Governo.

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20 Ott 2007
alle 04:24

finardi

Grillo fa bene ad avvisare dei pericoli del DDl sull editoria ma commette un errore. Non si richiede di diventare società editrice leggendo gli articoli 2 5 e 7 nel complesso,ma si sancisce che i blog si regolamentano per quanto riguarda la pubblicazione rispetto alle sanzioni e burocratizzare l immisione in rete,questo non lo rende meno grave ma bisogna specificare bene.

 Visto che si viene considerati fruitori ed immettitori di prodotti informativi dovrebbero valere anche i seguenti articoli come ad esempio il 10 che parla di pluralità informativa,ma essa è presente nella natura stessa del blog,quando si scrivono i  comenti,che possono essere considerati come parte integrante del prodotto finale,e se poi nessuno visita il mio blog??

 

Che legge stupida.

Per quanto riguarda Grillo ho un rospo in gola effettivamente,la notizia è stata resa pubblica da me il giorno 18 e poi ho inserito la stessa in diversi aggragatori e inviata alla redazione del comico Genovese ricevendo una brutta sorpresa. Non volevo il link a lettere cubitali ma appena mi sono apprestato scrivere un commento non mi è stato possibile vederlo nel sito perchè ero stato estromesso dalla possibilità di farlo,quale errore avevo commesso??Informarlo di qualcosa che ci riguarda tutti??

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