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I problemi irrisolti del nucleare a vent’anni dal referendum

Martedì 6 Novembre 2007, 12:40 in Segnalazioni di

Legambiente ha presentato stamattina il suo studio sull'energia nucleare, ed in particolare sulla sua scarsa convenienza economica.

Il dossier di Legambiente va oltre le considerazioni ecologiche e le questioni di sicurezza, dando grande attenzione ai costi di produzione e ad i dati dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). Quest'ultima, da sempre principale sponsor dell'opzione nucleare, ha recentemente dovuto rivedere al ribasso le sue stime sul ruolo reale dell'atomo nella produzione energetica mondiale. Entro il 2030 - sostiene l'AIEA, il contributo dell'energia atomica al fabbisogno mondiale è destinato a scendere dal 15% al 13%.

L'Italia, 20 anni fa, è stato il primo grande Paese industrializzato a rinunciare all'atomo.

Nel suo dossier, Legambiente si sofferma su tutti i problemi irrisolti del nucleare, ed evidenzia come oggi, benché una parte del mondo politico proclami l'esigenza di un rilancio dell'opzione nucleare, la maggioranza dell'opinione pubblica europea si confermi contraria.

Oggi in Europa ci sono 439 centrali nucleari (a fissione) in attività, in gran parte vecchie e confrontate a continui piccoli problemi tecnici. Queste 439 centrali sono in grado di fornire, nell'arco di 20 anni, qualcosa come 400 tonnellate di plutonio, ovvero tanto plutonio quanto ne serve per costruire 80'000 bombe atomiche. 

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