Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Sono passati 5 anni dall'inizio della guerra in Iraq. Cinque anni in cui il Paese è passato dalla spietata dittatura di Saddam Hussein all'anarchia ed alla guerra civile.
Circa 90'000 morti tra i civili, ed oltre 4'000 tra le forze militari a guida americana. Dopo la rapida rimozione di Saddam Hussein dal potere, nessun reale passo avanti è stato fatto nella riconciliazione del Paese che continua a vivere di divisioni religiose e tribali, rimaste in parte soffocate dal nazionalismo laico del dittatore deposto.
Il fondamentalismo islamico, fino all'inizio della guerra praticamente assente in Iraq, è diventato uno degli attori significativi del conflitto.
Oggi, George Bush terrà un discorso sui risultati raggiunti in Iraq. Alcuni passaggi del discorso sono già pervenuti alla stampa. Si legge, ad esempio, che rimuovere Saddam Hussein dal potere era la cosa giusta da fare, e che questa è una battaglia che l'America puo' e deve vincere.
Quanto ai terroristi, l'Iraq era il Paese dove temevamo che Al Quaeda potesse unire le masse arabe contro l'America. Invece, l'Iraq è diventato il Paese dove gli arabi si sono uniti agli americani per liberarsi di Al Quaeda.
Le parole di George Bush, in clamoroso contrasto con i maggiori studi strategici sull'Iraq e sulla natura di Al Quaeda come organizzazione essenzialmente elitaria, e non di massa, sono destinate a suscitare polemiche e dibattito, ed entreranno appieno nella campagna elettorale dei candidati alla presidenza.
Secondo gli economisti Joseph E. Stiglitz e Linda J. Bilmes, la guerra in Iraq rischia di costare agli Stati Uniti oltre 3 milioni di milioni di dollari.