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Pechino 2008: non resta che il boicottaggio

Lunedì 17 Marzo 2008, 12:50 in Crisi e conflitti di

E' estremamente improbabile che i governi, o i Comitati olimpici delle Nazioni, abbiano il necessario coraggio per boicottare i giochi olimpichi di Pechino 2008.

Ma in gara scendono gli atleti e saranno loro, in ultima istanza, a doter scegliere se boicottare, a titolo individuale, le olimpiadi cinesi.

Dinanzi ai piu' recenti sanguinosi fatti del Tibet, già molti Comitati olimpici nazionali si sono affrettati ad escludere qualsiasi ipotesi di boicottaggio, con la comoda scusa che danneggerebbe ingiustamente gli atleti.

Nella carriera di un atleta, l'appuntamento olimpico è spesso il momento piu' importante, e molti di loro non avranno altre occasioni per potervi partecipare.
Ma è sconcertante la sola idea di poter mettere sullo stesso piano dei confronti una gara di tiro al piattello ed i destini di un intero popolo perseguitato.

Piu' incerte sono le previsioni sull'efficacia di un eventuale boicottaggio di massa. Davvero, ci si chiede, potrebbe scuotere la società e l'establishment cinese fino al punto di indurli alle necessarie aperture sul terreno delle libertà e dei diritti individuali?

E' una domanda a cui è impossibile rispondere. Né aiuta nelle previsioni l'analisi dei boicottaggi olimpici del passato, giacché, in ragione delle strettissime relazioni commerciali tra Europa, Stati Uniti e Cina, qualsiasi confronto con l'epoca della guerra fredda pare del tutto improponibile.

Ma c'è un altro tipo di domande a cui dobbiamo rispondere: che tipo di società vogliamo essere e quali sono i principi cui diamo piu' importanza?
Se i principi in cui affermiamo di riconoscerci sono solo un'arma da utilizzare quando coincidono con i nostri interessi economici, o se debbano essere una sorta di bussola cui ispirarsi, indipendentemente dalla convenienza materiale della loro applicazione.

Di seguito, una sintetica e parzialissima cronistoria dei boicottaggi olimpici.

Il boicottaggio olimpico piu' celebre è quello del 1980. Erano in programma le Olimpiadi di Mosca, ma alla fine i Paesi del blocco occidentale decisero di disertarle. All'origine del boicottaggio, vi era l'invasione sovietica dell'Afghanistan, iniziata nel dicembre 1979. All'epoca, l'Afghanistan viveva un drammatico scontro di potere tra le fazioni comuniste filo-sovietiche ed i nazionalisti islamisti in ascesa.
L'URSS di Breznev temeva che il suo impero potesse sgretolarsi a causa dell'emersione dell'islamismo in Asia. Jimm Carter temeva un possibile assorbimento del territorio afghano da parte dell'Unione Sovietica ed una drastica riduzione dell'influenza statunitense sul Golfo Persico, ma soprattutto aveva bisogno di dare una dimostrazione di forza all'interno degli Stati Uniti per cercare di guadagnarsi la riconferma alla Casa Bianca contro lo sfidante Ronald Reagan. Carter chiese all'URSS di rinunciare alla sua guerra in Afghanistan, e dinanzi alla irremovibilità di Breznev, guido' un blocco occidentale di Paesi nel boicottaggio dei Giochi.

Il boicottaggio, fortemente voluto anche dal mondo arabo, coinvolse qualcosa come 60 Paesi.
Anche l'Italia vi prese parte, naturalmente all'italiana. Il governo era a favore del boicottaggio, ma il Comitato olimpico nazionale era contrario. A Mosca, alla fine arrivo' una delegazione azzurra dimezzata, senza la nutrita pattuglia degli atleti dei corpi militari, senza bandiera, senza i colori azzurri e senza inno nazionale.

Il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca, nell'immediato, non porto' buoni frutti né a Carter, né all'Afghanistan, né all'Unione Sovietica. Carter perse le elezioni da Reagan, l'Afghanistan visse 10 anni di guerra civile tra i carri armati di Mosca, mentre l'Unione Sovietica, dopo inauditi perdite umane, dovette infine ritirarsi dall'Afghanistan nel 1989. Il resto è storia relativamente recente, con la morte di Breznev nel 1982, con l'URSS che si è ritrovata a vivere una crisi economica devastante, ed infine con l'arrivo al potere nel 1985 di Gorbaciov, la Perestroika, la dissoluzione dell'impero sovietico, e l'avvento di un neo-zarismo mascherato da democrazia con l'era di Eltsin e quella di Putin. 

Dall'anno del boicottaggio, gli Stati Uniti foraggiarono in misura sempre piu' consistente il fondamentalismo islamista in mezzo mondo, sempre in chiave anti-comunista.  Con gli effetti collaterali che oggi sono davanti agli occhi di tutti.

Ex post, quel boicottaggio non produsse risultati positivi, fu probabilmente del tutto neutro sulla successiva evoluzione degli eventi: non fu altro che l'ennesima tappa della guerra fredda. Non a caso, 4 anni dopo, fu il blocco comunista a boicottare le olimpiadi di Los Angeles.

Cinquant'anni prima, nel 1936, le Olimpiadi di Berlino, quelle del nazismo e delle quattro medaglie d'oro di Jesse Owens non erano state oggetto di boicottaggio. Negli Stati Uniti, aveva infine prevalso l'opinione che non si dovessero politicizzare i Giochi, con la comunità afro-americana che asseriva che le probabili vittorie degli atleti di colore avrebbero demolito ogni tesi sulla supremazia della razza ariana.
Avevano torto.

Nel 1976 molti Paesi africani boicottarono i Giochi di Montreal per protestare contro la complicità occidentale nelle politiche di apartheid in Sud Africa. A far scattare la protesta era stata una tourné della squadra di rugby neozelandese in Sud Africa.

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2 commenti
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19 Mar 2008
alle 22:41

vittorio

Neppure io compro cinese.Ma quanto valgono le etichette?E quanti componenti di prodotti coreani (vedi acer)sono fatti in Cina? e così per quasi tutto.Penso che sia tardi.Con la solita ottusa miopia ,l'occidente si è allevato un nemico che lo mangerà.

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17 Mar 2008
alle 16:49

cristiano

il boicottaggio dei giochi sarebbe doveroso,

come sarebbe doveroso fare pressione sul governo cinese sul tema dei diritti umani...(bush guarda altrove e non solo lui purtroppo).

ma la Cina ci tiene per il collo, US in testa, l'unica è boicottare la produzione cinese!

ovvero colpiscili su quello a cui tengono di più!

tra l'altro con una efficienza mostruosa, ottengo un grande risultano non facendo nulla! 

il lettore dvd (se proprio lo devo comprare) lo prendo coreano...

evito la maglietta e borsa fatta in cina...

costano meno e non mi posso permettere altro, rinuncio alla maglietta nuova...la vita di una persona varra pure una maglietta...

e poi (credendo ai miracoli) come effetto collaterale potrebbe anche essere che qualche maglificio torna in Italia...questo è troppo vero?

in soldoni visto che non siamo esseri umani ma consumatori,

il vero rivoluzionario oggi è chi non consuma o lo fa in modo Intelligente!

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