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Il peso ecologico di Internet

Giovedì 15 Maggio 2008, 17:11 in Inquinamento di

Quanto pesa la diffusione di Internet, e delle tecnologie correlate, a livello ambientale?

Se è relativamente agevole misurare, o quantomeno stimare, l'impatto ecologico del traffico motorizzato o della stampa di un libro, o della costruzione di un nuovo edificio, la questione dell'impatto ecologico di Internet pare invece spaventosamente complessa.

L'impronta ecologica di Internet, e di tutte le infrastrutture e le apparecchiature informatiche che ne garantiscono il funzionamento, risulta di difficile stima, non tanto per la complessità e l'eterogeneità dei supporti fisici che richiede per il suo funzionamento, quanto piuttosto per l'enorme influenza che la sua diffusione esplica sui mezzi di produzione e sugli stili di vita degli internauti.

Oltre a chiedersi quali e quante risorse naturali occorrono per il funzionamento di Internet ed in che modo siano riciclati, smaltiti o stoccati i rifiuti informatici, è indispensabile anche domandarsi in che modo ed in che misura Internet modifichi le abitudini produttive e sociali.

Ad esempio, la smaterializzazione di un certo numero di attività lavorative, la produzione di documenti, notizie, comunicazioni nel formato digitale, anziché cartaceo, la diffusione delle videoconferenze in sostituzione degli incontri di lavoro fisici, sono tutti fattori che sembrerebbero esplicare una funzione ecologica positiva. Un po' come la diffusione delle nuove tecnologie, automatizzando certi processi produttivi, consente un notevole risparmio di tempo in certi settori lavorativi, consentendo tendenzialmente a chi se ne avvale di poter disporre di piu' tempo libero.

Tuttavia, questo effetto positivo è spesso piu' potenziale che reale, se poi chi riceve un documento in formato digitale sistematicamente lo stampa, o se chi grazie alle nuove tecnologie dispone di piu' tempo libero usa tale tempo libero supplementare per andare in centro a fare shopping con il proprio SUV. 

L'argomento insomma è particolarmente complesso, ed iniziamo ad affrontarlo oggi partendo dai computer, lo strumento principe per l'accesso ad Internet per centinaia di milioni di persone.

La fabbricazione di un computer richiede grandi quantitativi di acqua, metalli, petrolio ed altre sostanze chimiche.

Secondo l'Istituto Wuppertal, mediamente un computer, nell'arco del suo intero ciclo di vita, produce qualcosa come 1500 chilogrammi di rifiuti, a fronte, ad esempio, del chilogrammo e mezzo di rifiuti prodotto da uno spazzolino da denti.

Uno strumento utile per muoversi nel coacervo di offerte informatiche che affollano i negozi, è costituito dalle etichette energetiche europee, che indicano con una lettera, dalla A (per i migliori prodotti) alla G (per i peggiori), i consumi energetici del computer su cui sono apposte.

Un altro strumento di crescente diffusione sono le etichette TCO, un marchio nato nei primi anni '90 in Svezia e che puo' essere apposto su computer, monitor, stampanti e tastiere, a condizione che rispettino precisi limiti a livello di emissioni di radiazioni elettromagnetiche, rumore, sicurezza elettrica e consumo energetico.

Diversi enti governativi hanno emanato direttive per l'acquisto di materiale informatico in modo da tenere in maggiore considerazione gli aspetti ecologici legati alla sua produzione: qui ad esempio le linee guida del governo giapponese.

Fondamentale è l'uso che si fa del mezzo informatico, in particolare l'eventuale spreco energetico correlato a computer lasciati accesi, o in modalità stand-by anche per ore, senza essere utilizzati, la manutenzione e la durata della vita del computer e l'eventuale possibilità di riuscire a riciclare o a far riciclare almeno una parte dei componenti dopo la sua dismissione.

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16 Mag 2008
alle 15:01

Rob

un iniziativa lodevole parlare del peso di internet visto che moltissima gente non ha nemmeno idea di quanto consumi il pc che ha in casa, per quanto mi riguarda la prima cosa che ho notato è che hai dimenticato di parlare degli alimentatori (in fin dei conti ogni pc ne ha uno) e nella stragrande maggioranza dei pc sono presenti i tipici alimentatori a basso costo ovvero quelli con efficienza bassissima.

Negli Stati Uniti è stata fatta una campagna di sensibilizazione e sono stati dati contributi governtivi per sostituire i vecchi alimentatori, tanto per specificare: un vecchio alimentatore ha una capacità spesso di 65-70% a pieno carico, questo significa che almeno il 30-35% di corrente viene sprecato, gli ultimi tipi di alimentatori (trovi un elenco quasi completo su 80plus.org) consentono oltre l'80% anche 85% a volte a pieno carico con una perdita di energia dimezzata rispetto ai vecchi tipi.

Unico problema.. il costo: tu prova a parlare con una persona che vuole spendere il meno possibile per un pc, ti prenderà per pazzo visto che un alimentatore scarso costa 5 euro e uno 80plus costa minimo 40-50 euro... senza nemmeno mettersi a considerare i risparmi futuri di corrente(il 90% per ora se ne frega proprio dell'inquinamento) quindi credo che il primo problema risieda nella mancanza di informazione della gente e il secondo purtroppo spesso nelle loro tasche.         

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