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Leggi ad personam: ecco il nuovo emendamento salva-Rete 4

Martedì 27 Maggio 2008, 12:12 in Politica italiana di

La storia si ripete. La maggioranza di centrodestra ha deciso di perdere nuovamente la faccia per fare un favore alle aziende del Presidente del consiglio e salvare Rete 4.

In genere, quando un normale cittadino è intimato affinché si conformi ad una normativa, non ha altra scelta che uniformarsi.

Ma quando, per gli interessi di un leader politico, è lo Stato che finisce con l'essere condannato, il governo di quello Stato ha un asso nella manica che puo' provare a sfoderare: cambiare le norme sulla cui base è stato condannato.

Quell'asso della manica, spesso funziona, soprattutto quando le norme interessate sono norme di carattere squisitamente nazionale.

Non puo' pero' funzionare quando il governo dello Stato non ha il potere di modificare le norme sulla cui base è stato condannato, perché tale potere è di competenza di altre istituzioni, per certi versi sovra-statali.

L'emendamento salva-Rete 4 rientra in questa seconda categoria ed è totalmente inidoneo a mettere in regola l'Italia, perché sostanzialmente non risolve nessuno dei vizi della normativa italiana in materia radio-televisiva: vizi, difetti, definiti tali in base alla normativa europea, prevalente su quelle nazionali. 

L'emendamento si limita infatti ad alcune indicazioni di dettaglio ed a prevedere il rinvio del passaggio di Rete 4 al digitale al 2012, anno in cui dovrebbe completarsi il passaggio dall'analogico al digitale terrestre.

Esso stabilisce, tra l'altro, che chi trasmette oggi ha diritto a trasmettere "fino all'attuazione del piano di assegnazione delle frequenze Tv in tecnica digitale". Per contro, l'emendamento non risolve nessuno dei nodi-chiave che hanno portato ai richiami della Commissioni europea ed alle sentenze di condanna della Corte UE.

Non solo: la formulazione è tale che, ove si leggano le motivazioni con cui piu' volte la Commissione europea ha richiamato l'Italia, l'emendamento, lungi dall'adempiere la normativa europea, ne pone invece clamorosamente ancor piu' in risalto l'inosservanza da parte italiana, rafforzando e tutelando lo status quo, a tutto danno dell'apertura del mercato auspicata dalle istituzioni europee.

Per capire la vicenda, è indispensabile ripercorrerne per sommi capi le tappe, con una premessa: il filone dei richiami della Commissione europea è, sotto il profilo procedurale, indipendente dalle vertenze giudiziarie tra Europa 7 e lo Stato italiano, che seguono un loro autonomo iter.

Il caso Europa 7-Italia riguarda la specifica violazione dei diritti a trasmettere acquisiti dalle emittenti di Di Stefano; altra procedura si applica invece per i richiami formali della Commissione europea che riguardano tutto l'impianto normativo del sistema radiotelevisivo italiano, dal duopolio Rai-Mediaset al passaggio al digitale terrestre in un mercato scarsamente concorrenziale, e che potrebbero portare al temuto deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia europea.
In caso di deferimento, la Corte UE sarebbe chiamata a mettere sotto processo l'Italia per le sue leggi nel settore radiotelevisivo.

E' chiaro che le due vicende si intrecciano, perché da un lato Europa 7 è la vittima del sistema radiotelevisivo italiano, dall'altro l'evoluzione di questo sistema radiotelevivo è stata fortissimamente condizionata dal desiderio di una certa classe dirigente di proteggere l'impero mediatico del suo principale leader politico.

Ed è chiaro che l'emendamento, se approvato, è destinato ad esplicare i suoi effetti procedurali su entrambe le vertenze.

 

Il caso Europa 7-Stato italiano 

Tutto inizia nel 1999, quando il signor Di Stefano, si aggiudica in gara pubblica le frequenze per la trasmissione in analogico per la sua nuova emittente, Europa 7. Poco dopo, Di Stefano ottiene il riconoscimento del diritto a trasmettere anche per una sua seconda emittente, 7 plus.
Se l'Italia fosse un Paese normale, le due reti televisive starebbe trasmettendo i loro programmi già da 8 anni.

Per le ragioni a tutti note, Europa 7, e men che meno 7 plus, sono invece tagliate fuori dal mercato televisivo. E' Rete 4, ormai da anni, ad occuparne le frequenze, grazie ai provvedimenti disposti dai governi di centrodestra guidati da Berlusconi e grazie all'inerte complicità di quelli di centrosinistra.

Nel novembre 2002, interviene addirittura la Corte Costituzionale, sancendo che nessun privato puo' detenere piu' di due frequenze analogiche ed ordinando la cessazione delle trasmissioni dei canali che violano tale principio entro il 31 dicembre 2003.

Con la Legge Gasparri ed un apposito Decreto Legge (il primo decreto salva-Rete 4), il terz'ultimo governo Berlusconi impedisce il trasferimento di Rete 4 sul satellite, dando avvio al progetto italiano sul digitale terrestre e legalizzando ex post la violazione dei diritti del povero Di Stefano.

Nel 2004 arriva la prima importante censura europea, col parere del Consiglio d'Europa che lamenta l'ingiusta esclusione di Europa 7 dal mercato televisivo italiano.

Lo Stato italiano ignora le proteste europee e Di Stefano continua la sua crociata giudiziaria, in Italia ed in Europa, cercando di ottenere una sentenza di condanna che obblighi lo Stato italiano a riconoscegli i suoi diritti. 

Di Stefano si rivolge cosi' al Consiglio di Stato che, quando viene sollevata la questione dell'incompatibilità delle norme italiane con quelle europee, non puo' far altro che sospendere il procedimento e richiedere alla Corte europea un parere (vincolante) sull'interpretazione delle norme europee.

La Corte di giustizia europea, nella sua funzione di massimo organo per l'interpretazione del diritto europeo, all'inizio di quest'anno, dà ragione a Francesco Di Stefano. La Corte riconosce che lo Stato italiano ha violato il diritto europeo impedendo ad Europa 7 di trasmettere sulle frequenze che aveva legittimamente acquistato in gara pubblica. 

La palla torna cosi' al Consiglio di Stato che entro metà luglio dovrà emettere la sua sentenza definitiva, attuando la normativa europea come interpretata dalla Corte europea e disapplicando le norme italiane difformi.

Di Stefano pare ottimista: "Sono convinto che i giudici, che hanno chiesto alla Corte di Giustizia Europea i quesiti, saranno conseguenti e quindi disapplicheranno la legge Gasparri e condanneranno lo stato a darci le frequenze e il risarcimento dei danni causati fino ad oggi."

Del resto, non si vede come il Consiglio di Stato potrebbe non condannare lo Stato italiano al ripristino della legalità ed al pagamento di un risarcimento dei danni miliardari.

Ma la questione non è se tale condanna arriverà, ma quando potrà arrivare. 

La probabile approvazione dell'emendamento salva-Rete 4, potrebbe spingere il Consiglio di Stato ad investire nuovamente della questione la Corte europea, affinché verifichi se la nuova normativa di settore sia ancora incompatibile con il diritto comunitario. Se cosi' fosse, per Di Stefano ed Europa 7, i tempi per avere finalmente giustizia tornerebbero ad allungarsi, benché sia evidente che nella sostanza l'emendamento nulla cambia sotto il profilo della già avvenuta violazione del diritto europeo da parte dello Stato italiano.

 

Il caso Commissione Europea-Stato italiano

Il 2006 ed il 2007 sono gli anni dei richiami ufficiali della Commissione europea all'Italia. La Commissione europea rileva come il sistema legislativo italiano, ed in particolare la Legge Gasparri, prevedono "restrizioni ingiustificate alla prestazione di servizi di radiotelediffusione e attribuisce vantaggi ingiustificati agli operatori analogici esistenti", in palese violazione delle norme comunitarie. Per la Commissione UE, la Gasparri rischia di ridurre le possibilità di scelta dei consumatori italiani. I finanziamenti di Stato per l'adeguamento delle reti nazionali al sistema digitale, sembrano essere null'altro che l'ennesimo aiutino pubblico ad alcune emittenti, a generale danno di tutti gli altri possibili attori del mercato.

Se l'obiettivo fosse quello di evitare il deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia europea da parte della Commissione dell'UE, il provvedimento dovrebbe considerarsi completamente inadeguato, perché non incide sui punti di conflitto tra normativa italiana e normativa europea.

L'obiettivo ci sembra pero' essere meramente dilatorio: guadagnare tempo, creando confusione e costringendo la Commissione europea ad un formale riesame della normativa italiana prima del comunque inevitabile deferimento alla Corte di giustizia.

Il problema, piu' per i cittadini italiani che per il governo, è che per ogni giorno che passa, l'ammontare delle multe che lo Stato italiano prima o poi dovrà pagare, non fa altro che aumentare. 

8
8 commenti
8
28 Mag 2008
alle 14:17

Rob

http://curia.europa.eu/jurisp/cgi-bin/form.pl?lang=IT&Submit=rechercher&numaff=C-380/05

 

il testo della sentenza che secondo Federico rocchi non esiste.

 

 

7
28 Mag 2008
alle 13:21

argofante

Nonostante l'evidenza dei fatti, esponendi della destra continuano a ripetere la frase: "questo provvedimento non c'entra nulla con rete 4 perchè tratta di digitale e non di analogico", e magari la gente poco informata finisce per crederci, una bugia detta mille volte diventa verità. Secondo me è importantissimo che chi ha capito la vicenda spieghi agli altri come stanno veramente le cose. E magari pinocchio non viene più eletto!!

6
27 Mag 2008
alle 22:58

Mat64

@ Luca...infatti hai troppo ragione. Ormai la puzza di revisionismo che si sente è diventata insopportabile. domani saremo tutti a brescia in piazza loggia a commemorare i caduti della strage fascista-di stato-della CIA. Le verità stanno venendo ormai tutte a galla! informazione libera in libero stato.

5
27 Mag 2008
alle 19:32

Luca M

@ Federico

La multa inutile è scaturita dall'inammissibile procedura messa in atto dal governo che, nonostante Europa 7 avesse tutti i diritti a trasmettere sulle frequenze attualmente occupate da R4, ha consentito a quest'ultima di occupare lo spazio altrui! Se così non fosse stato la multa non ci sarebbe.

Quindi o ci sei o ci fai! Europa 7 è la vittima del comportamento criminale tenuto dai governi degli ultimi anni e dici che è il business di Di Stefano?! Ma non hai vergogna a storcere così la realtà dei fatti!?

Roba da matti, difendere questa classe politica oltre che votarla è roba da matti!!

Saluti

4
27 Mag 2008
alle 18:35

fabrizio

Simona te lo appoggio completamente.

3
27 Mag 2008
alle 17:58

SimonaUK

ma ce sete o ce fate? Tutti sorpresi che er nano se fa i cacchi sui...ma che ve sete drogati? Boh.

2
27 Mag 2008
alle 16:32

pinnam

certo che il governo è partito col piede giusto.. però rischia subito di rovinare tutto con questo provvedimento inconcepibile anche per le strumentalizzazioni che si porterà dietro.. speriamo che nn si ricada nella deriva delle leggine del governo berlusconi 2001 che aimè hanno oscurato anche le ottime cose fatte......

1
27 Mag 2008
alle 15:24

Federico Rocchi

Tutto questo è falso. Non c'è nessuna esigenza di "salvare R4" anzi c'è l'esigenza di non pagare una inutile multa all'europa e di non dare altri soldi ad un imprenditore che può essere ampiamente soddisfatto con la proposta di trasmettere gratuitamente per il futuro, in digitale come tutti. Quello che c'è in ballo non è la libertà ma i soldi che possono derivare dalla gestione di più frequenze analogiche da trasformare il digitale: altro che tutela dei cittadini, qui c'è la tutela del business di Europa 7 e di Di Stefano.

La possibilità di acquisire licenze va semplicemente aperta a tutti, non solo ai vecchi concessionari, questo è quello che chiede l'europa e senza "sentenze", non esistono "sentenze" europee.

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