Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Sabato prossimo si riunisce a Washington il comitato per le regole del Partito Democratico che dovrà pronunciarsi definitivamente sulle sorti dei delegati e dei superdelegati di Florida e Michigan.
Alla fine dello scorso anno, Florida e Michigan, in violazione delle regole fissate dai Partiti repubblicano e democratico nazionali, avevano deciso di anticipare lo svolgimento delle loro Primarie rispetto all'arco di date originariamente previste. Quella decisione era motivata dal desiderio dei Partiti democratici locali di dare maggior peso al voto dei cittadini dei loro Stati, tradizionalmente costretti a votare a giochi fatti, quando i vincitori delle Primarie già erano stati decisi dagli Stati in cui si era votato prima.
In seguito all'anticipo delle date delle Primarie, il Partito repubblicano aveva deciso di punire questi due Stati dimezzando il numero complessivo dei loro delegati alla convention nazionale. Il Partito democratico aveva mostrato una fermezza ancor maggiore, escludendo del tutto i delegati di Florida e Michigan dalla convention di Denver prevista per il prossimo agosto.
All'epoca, tutti i candidati democratici avevano sostenuto espressamente l'esclusione dei due Stati dalla convention di Denver ed avevano concordare di non fare campagna elettorale né in Florida né in Michigan.
Le Primarie dei due Stati si erano comunque svolte con una grandissima partecipazone popolare al voto, benché nel Michigan i nomi di Barack Obama e John Edwards, neppure comparivano sulle schede di voto.
Nel prosieguo delle Primarie, man mano che cresceva il vantaggio di Barack Obama sulla Clinton, quest'ultima ha iniziato a sostenere la necessità di far comunque partecipare tutti i delegati di Florida e Michigan alla convention democratica.
Clinton ed Obama non sono pero' mai riusciti a trovare un accordo sull'eventuale distribuzione di tali delegati, mentre ogni ipotesi di rinnovazione delle Primarie è tramontata dinanzi all'impossibilità di organizzarne di nuove in tempi brevi.
Al contempo, dopo l'affermazione di John McCain tra i Repubblicani, gran parte dei sondaggi hanno iniziato ad evidenziare un tendenziale testa a testa tra i due possibili candidati democratici e l'anziano senatore dell'Arizona, mentre Hillary Clinton continuava a ripetere di essere piu' adatta di Obama a sconfiggere il candidato repubblicano. Parallelamente, le analisi delle Primarie democratiche rivelavano una crescente frattura all'interno del Partito Democratico, con una quota considerevole degli elettorati di Clinton ed Obama talmente appassionati dalla sfida democratica dal minacciare di votare per McCain nel caso di sconfitta del proprio beniamino.
Se i Democratici godono oggi, come Partito, di un consenso nettamente maggiore dei Repubblicani, la sfida presidenziale di novembre pare invece destinata ad essere combattuta fino all'ultimo voto, a causa di fattori come il frazionamento dell'elettorato democratico, il voto per razza, l'apparente debolezza di Barack Obama in due delle piu' importanti fasce di voto democratiche: quella degli anziani con redditi medio-bassi e quella che un tempo si sarebbe chiamata classe operaia.
In un contesto simile, l'esclusione di Florida e Michigan è divenuta un vero e proprio tema elettorale, con Hillary Clinton che sul ripescaggio di questi due Stati ha deciso di puntare le sue ultime residue speranze di nomination. E con Barack Obama che a parole non poteva non dirsi disponibile a dare peso e valore agli elettori di Michigan e Florida, ma che non poteva non pretendere che l'eventuale distribuzione dei loro delegati avvenisse in modo equo, ovvero, secondo il suo staff, tendenzialmente paritario, indipendentemente dai voti espressi nelle due Primarie.
Se Hillary Clinton ora pone l'accento sul fatto che sarebbe profondamente ingiusto punire gli elettori per i pasticci del Partito democratico, lo staff di Obama replica che non ha alcun senso distribuire delegati in base ai voti espressi in Primarie che si sapevano prive di validità, in cui Obama non ha avuto la possibilità di farsi conoscere e recuperare il gap di popolarità che lo separava, lui misconosciuto senatore alle prime armi, da chi già era stata alla Casa Bianca come first lady.
Nel Partito democratico, c'è molta preoccupazione perché si teme che la mancata inclusione dei delegati di Michigan e Florida, possa pregiudicare in maniera irreversibile le chance democratiche di prevalere, a novembre, in questi due Stati, Stati che non di rado sono stati decisivi nella scelta del nuovo Presidente degli Stati Uniti.
Cosi', sabato, il Partito democratico si ritroverà in una situazione lose-lose. Qualsiasi cosa decida, ci saranno problemi.
Il Partito democratico potrebbe decidere di mantenere una linea di fermezza, rigettando qualsiasi ipotesi di riaccreditare i delegati di Michigan e Florida: sarebbe la decisione piu' coerente e piu' logica (le regole non si cambiano a partita in corso), ma probabilmente una delle piu' dannose. Florida e Michigan sarebbero ancor piu' probabilmente destinate a tingersi di blu ed a votare per John McCain il prossimo novembre.
La seconda possibilità è che il Partito democratico riaccrediti tutti i delegati esclusi. Sarebbe un terremoto politico. Le possibilità per i Democratici di aggiudicarsi a novembre Michigan e Florida aumenterebbero enormemente. Al contempo, Hillary Clinton recupererebbe gran parte del suo svantaggio da Obama, pur non riuscendolo a sopravanzare, e tutto si deciderebbe nelle ultime tre Primarie, magari proprio a Portorico (dove paradossalmente neppure si vota a novembre), e tra i Superdelegati. Sarebbe pero' uno scenario complessivamente catastrofico per le speranze democratiche di novembre. L'elettorato di Barack Obama insorgerebbe, soprattutto perché nel Michigan Obama neppure risultava tra i candidati votabili. Questo scenario è stato sconsigliato dagli esperti legali del Partito Democratico, non solo per l'assenza di Obama dalle schede del Michigan, ma soprattutto perché non sarebbe possibile, giuridicamente, far sedere piu' della metà dei delegati dei due Stati esclusi.
La terza possibilità è appunto questa: sedere la metà dei delegati, in base ai voti espressi. In questo caso il recupero della Clinton sarebbe minore ed Obama conserverebbe un vantaggio forse decisivo. La Clinton potrebbe pero' sostenere di aver superato Obama nel voto popolare, per cercare di convincere i superdelegati a soccorrere le sue speranze di nomination.
Infine, nel quarto scenario, in definitiva il piu' probabile, il Partito potrebbe scegliere di riaccreditare la metà dei delegati della Florida, assegnandoli in base ai voti espressi, e la metà dei delegati del Michigan, distribuiti paritariamente in modo indipendente dai voti espressi. Sarebbe una soluzione salomonica, che eviterebbe di passare come colpo di mano in favore della Clinton, garantendo comunque ad Obama la quasi certezza della nomination, e non scontentano troppo i Democratici di Michigan e Florida.
Ma anche quest'ultima opzione, del resto come la terza, si presterebbe ad una vasta schiera di critiche. Perché darebbe l'impressione di un Partito democratico debole, incapace di far rispettare le proprie regole al suo interno, e costretto a copiare la soluzione già adottata dai Repubblicani che fin dall'inizio avevano deciso il dimezzamento delle due delegazioni.
E' evidente infine che qualsiasi decisione poco chiara, poco convincente e scarsamente motivabile che rimettesse in gara la Clinton, farebbe infuriare l'elettorato di Obama, in particolare movimenti studenteschi e comunità nere, con conseguenze devastanti per il voto di novembre.
Oggi, in base ai conteggi della CNN, Obama ha 1978 delegati (1661 elettivi e 317 superdelegati) contro i 1780 della Clinton (1499 elettivi e 281 superdelegati). E, senza Florida e Michigan, la soglia da superare per la certezza aritmetica della nomination è fissata a quota 2025.
In Florida, la Clinton aveva prevalso col 50% dei consensi, contro il 33% di Obama ed il 14% di John Edwards. I delegati, originariamente, avrebbero dovuto essere 211. Ad ulteriormente complicare i giochi, ricordiamo che John Edwards ha ufficialmente annunciato il suo supporto a Barack Obama. Cumulando le loro percentuali, si arriverebbe al 47%, se i delegati assegnati ad Edwards seguissero le indicazioni del loro candidato non potrebbero che appoggiare anch'essi Obama. Ma non è chiaro come il Partito potrà affrontare la questione dei delegati qui conquistati da John Edwards.
Nel Michigan, i delegati originariamente in palio erano 157. Qui, il nome di Obama neppure figurava, ed aveva prevalso la Clinton, correndo quasi da sola (neppure Edwards era presente), ottenendo il 55% dei consensi.
La stampa americana aveva presentato le due Primarie con toni scherzosi, come due concorsi di bellezza. Ora pero' quei concorsi di bellezza potrebbero, clamorosamente, fare la differenza.