Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
L'uomo pare del tutto incapace di apprendere dai propri errori. Nel Sudafrica che per decenni era stato strangolato dall'apartheid, sta emergendo un nuovo razzismo, quello dei neri contro i neri nelle periferie di Johannesburg.
La notte si trasforma in incubo, con bande organizzate di giovani che battono le strade, bussano alle porte delle case, chiedono identità ed origine di chi vi abita, ne interpretano l'accento, emettono sentenze di morte e di rado dimenticano di struprare le donne presenti.
Già 20 i morti e migliaia gli stranieri costretti alla fuga, a rifugiarsi presso Chiese e commissariati di polizia.
La scusa ideologica di questo nuovo squadrismo è la stessa di sempre: se le cose vanno male, è colpa degli stranieri. E' colpa loro la disoccupazione dei veri sudafricani, è colpa loro l'insicurezza delle città, è sempre colpa loro se lo Stato non ha i soldi per garantire ai veri sudafricani idonei servizi sociali.
Apparentemente la polizia non riesce a fermare ed arrestare queste nuove orde barbariche.
In Sudafrica gli immigrati irregolari sono, secondo alcune stime, quasi 5 milioni, in gran parte provenienti da Zimbabwe e Malawi.
Per gli standard africani, il Sudafrica è un Paese relativamente ricco, ma la differenza di reddito tra le fasce piu' agiate della popolazione e quelle piu' povere non fa altro che aumentare.
A nulla sembrano servire gli appelli di Nelson Mandela e del Presidente Mbeki. Si teme una nuova guerra tra poveri, ma c'è chi punta il dito su altre cause: il collasso politico-economico dello Zimbabwe, l'assenza di politiche di legalità sull'immigrazione da parte del governo, le strumentalizzazioni di alcune fazioni politiche nazionaliste.