Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Circa un anno fa, sei militanti di Greenpeace si erano arrampicati sulla ciminiera della centrale a carbone di Kingsnorth per cercare di bloccarne (senza successo) il funzionamento riuscendo pero' a scrivere sulla parete a caratteri cubitali il nome del premier Gordon Brown.
I sei erano stati identificati ed accusati formalmente di aver provocato danni per un valore di circa 40'000 euro.
Ora, dopo un processo di 8 giorni, dopo le testimonianze degli scienziati chiamati dalla difesa per dimostrare i gravi danni arrecati all'ambiente ed alla salute da quella centrale, una giuria popolare ha assolto i sei attivisti sostenendo che il loro comportamento era giustificato dall'esigenza di proteggere l'ambiente.
Qualcuno ha scritto che la giustizia britannica ha appena legittimato il terrorismo (si legga l'illeggibile “Se il giudice assolve gli ecoterroristi” su Il Giornale), purché ecologista, altri parleranno di doverosa vittoria dell'ambiente contro i disastrosi effetti delle centrali a carbone. Ma le centrali a carbone continueranno a proliferare e le azioni spettacolari di Greenpeace a fare notizia (non troppo) senza produrre alcun reale cambiamento.
Se questa è la sua posizione allora tanto vale non far più nulla ed evitare di perder tempo nei blog e aspettare la fine.
Non è la nostra visione.
Purtroppo le argomentazioni stanno nei fatti. Le centrali a carbone non solo non vengono smantellate, ma si moltiplicano. Ed analogo discorso si potrebbe fare per mille altri fattori di degrado ambientale.
Quel che mi pare evidente, è che non si fa abbastanza.
Vale per Greenpeace, vale per tante altre associazioni, vale per i singoli, vale anche, nel suo piccolo, per il sottoscritto. Effetti positivi non ce ne sono, quantomeno non di un rilievo proporzionato alla situazione di assoluta emergenza del pianeta.
Siamo al collasso ecologico, e queste a me paiono solo vittorie di Pirro.
Piuttosto discutibile il giudizio privo di argomentazioni qui presentato: che le azioni di Greenpeace non producano effetti è abbastanza discutibile. Che facciano o meno notizia dipende anche da chi si attacca: se per esempio l'obiettivo è un grande inserzionista pubblicitario come Enel, c'è qualche difficoltà a far uscire la notizia. E abbiamo diversi casi di censura aperta (servizi fatti e non mandati in onda). Gli attivisti non fanno show ma azioni difficili e faticose, dopo le quali nella maggior parte dei casi c'è un processo. Sul carbone le indagini in corso riguardano almeno due casi, l'azione a Porto Tolle (Rovigo, dicembre 2006) e Brindisi (novembre 2007).
Giuseppe Onufrio - Greenpeace
alle 00:31
Rosario Mastrosimone
E' esattamente il contrario, per quanto mi riguarda. Si tratta di fare molto di piu' e se le vecchie strategie non funzionano, o non funzionano abbastanza, o sono in certi casi controproducenti, di inventarne altre, nuove, migliori.
Esemplificandola questa mia visione, preferisco di gran lunga la vostra guida al legno, cosi' come le tante guide agli ecoprodotti che cominciano a farsi strada, a questo tipo di azioni dimostrative.