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L'inganno di Obama: petrolio, carbone, nucleare e rinnovabili

Giovedì 6 Novembre 2008, 17:58 in Elezioni di

Nel suo cammino verso la presidenza, Barack Obama è stato accusato dai suoi oppositori talora di aver cambiato posizione su alcuni temi importanti, talora di nascondere le sue reali intenzioni. E’ accaduto in politica estera, in economia ed anche in materia ambientale.  

Sulle trivellazioni offshore, sull’aumento della produzione petrolifera interna, sull’apertura di nuove centrali nucleari a fissione e sul “carbone pulito”, Obama ha sempre dato risposte complesse, lontanissime dalla semplicità degli slogan elettorali dati in pasto in abbondanza ad i media ed anche difficilmente intellegibili per i loro risvolti spesso prettamente tecnici. John McCain che di energia se ne intende ma sottovaluta le potenzialità delle rinnovabili, ha accusato Barack Obama di avere posizioni politiche che renderanno impossibile agli Stati Uniti conseguire l’indipendenza energetica.

Negli ultimi dibattiti televisivi, McCain ha sostenuto che Obama in realtà si oppone alle centrali nucleari, alle nuove trivellazioni in mare ed al carbone pulito. Obama ha replicato dicendosi favorevole, a certe condizioni, sia al nucleare che al carbone pulito che alle trivellazioni in mare, e ricordando che lo stesso McCain, prima di vincere le Primarie, era stato a lungo un oppositore delle trivellazioni in prossimità delle coste ed in particolare di quelle nell’Artico. Eravamo nel pieno della campagna elettorale ed i due candidati soppesavano le loro parole in modo da attirarsi le simpatie del bacino elettorale sul quale puntavano. McCain aveva bisogno di recuperare i consensi di un elettorato conservatore che lo guardava con scetticismo e per questo aveva dovuto di fatto cambiare opinione su alcuni dossier. Obama voleva far breccia nell’elettorato di centro, e per farlo, anziché cambiare opinione, ha utilizzato la sua grande capacità retorica per dissimulare alcune sue posizioni in materia ambientale ed economica, ed in politica estera. 

Cosi’, sul nucleare a fissione, Obama si dice a favore, a condizione di risolvere in modo definitivo il problema dello stoccaggio delle scorie e quello della scarsità del combustibile nucleare, e purché siano garantiti la sicurezza degli impianti e il finanziamento privato dei costi della loro costruzione e del loro smantellamento.Gran parte degli oppositori al nucleare a fissione sostengono che il nucleare non è una buona soluzione energetica proprio perché nessuna delle condizioni indicate da Obama risulterebbe oggi essere soddisfatta. John McCain per cercare di “smascherare” le parole di Obama, che egli riteneva, a ragione, ingannevoli, piu’ volte ha ricordato che Obama, quando ha spiegato nel dettaglio le sue posizioni, ha ad esempio dichiarato di opporsi al riprocessamento del combustibile nucleare, perché troppo costoso ed inquinante. Analogamente, Obama in passato a piu’ riprese ha riconosciuto che oggi le aziende del nucleare non fanno un passo senza i finanziamenti pubblici e che il problema dello stoccaggio è ben lontano dall’essere risolto. 

Anche sul "carbone pulito", Obama si è detto, a certe condizioni, favorevole. Ed ancora una volta è a queste condizioni che occorre guardare per rendersi conto di come quel "si" condizionato sia un sostanziale "no". Perché nel piano energetico di Obama c’è il progetto di un grande mercato nazionale delle emissioni di CO2, simile a quello previsto dal Protocollo di Kyoto, ma piu’ esigente e controllato. Una centrale a carbone pulita emette comunque grandi quantitativi di CO2, perché i sistemi di filtraggio possono filtrarne solo una parte. Lo stesso Obama ha riconosciuto che, sotto una sua presidenza, tutte le centrali a carbone che non soddisfino le nuove condizioni saranno costrette a chiudere e che le aziende che oggi le gestiscono rischiano di andare rapidamente in fallimento. Quali saranno le condizioni imposte da Obama e quante centrali a "carbone pulito" realmente opereranno negli Stati Uniti è una domanda cui si potrà rispondere con certezza solo una volta noti i dettagli del piano energetico, ma anche in questo caso sembra di essere dinanzi a condizioni praticamente impossibili. 

Ed analogo discorso puo’ farsi per il "si" di Obama alle trivellazioni offshore, dove il numero minimo di miglia dalla costa e la non compromissione degli equilibri naturali  si configurano ancora una volta come condizioni che, ad un’analisi oggettiva e rigorosa, non potrebbero mai essere soddisfatte. Del resto, tutte le volte che Obama ha presentato in termini generali il suo piano energetico, prima ha citato il risparmio energetico, poi le energie rinnovabili, una per una, quindi i biocarburanti, mentre di petrolio, nucleare e carbone ha parlato come di possibili elementi del futuro mix energetico solo dopo essere stato sollecitato ad esprimersi, nelle interviste e nei dibattiti televisivi.

Da un punto di vista ecologista, l’impressione non puo’ quindi che essere estremamente positiva. Dal punto di vista della trasparenza e della democrazia, questa strategia comunicativa, fondata sulla problematizzazione dei dossier e su un uso volutamente sofisticato della parola, potrebbe aver pero’ prodotto un vero e proprio inganno nei confronti degli elettori americani meno informati, in gran parte favorevoli sia ad un maggior ricorso al nucleare a fissione, sia alle trivellazioni offshore, sia al carbone pulito, ma poi pronti comunque a votare per Barack Obama.

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2 commenti
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17 Feb 2010
alle 17:04

Luca

Io preferisco le energie rinnovabili; in realtà tanti però si lamentano quando vengono installate 10 pale eoliche quando in realtà ne occorrerebbero 1000 per produrre la stessa energia di una centrale nucleare; ci vuole coerenza! Chi accetterebbe di vivere in un territorio disseminato di 1000 pale eoliche per ogni regione? L'opinione pubblica sarebbe favorevole?

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07 Nov 2008
alle 11:24

Forest

BENE SONO CONTENTO LE ENERGIE RINNOVABILI SOLO L'UNICA UNICA DICO UNICA SOLUZIONE POSSIBILE SE VOGLIAMO VIVERE BENE NEL NOSTRO PIANETA METTITELO BENE IN TESTA

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