Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Famoso, e quindi candidabile. La scelta dell'UDC di candidare il nipote dell'"indimenticabile" ultimo Re d'Italia alla guida della lista del partito per la circoscrizione Nord-Ovest, è l'equivalente logico delle candidature in seno al PDL di ex veline ed ex partecipanti a quell'indecenza che è il Grande Fratello televisivo.
Di per sé, Emanuele Filiberto dovrebbe avere gli stessi diritti politici di qualsiasi cittadino, e negargli il diritto a fare politica solo per le sciagurate scelte della sua famiglia sarebbe illiberale, illogico ed antidemocratico.
Il problema è che in questo Paese il grado di godimento dei diritti politici è sempre piu' ancorato alla notorietà, non importando come tale notorietà sia stata acquisita. Per Emanuele Filiberto, la notorietà è figlia di un cognome, per le veline nasce dalla televisione.
Gli scienziati ed i ricercatori migliori di questo Paese hanno un grado di diritti politici infinitamente minori. E forse è anche per questo che la qualità delle nostre leggi e dei nostri governi è cosi' bassa.
Senza voler fare l'elogio della tecnocrazia, vien da domandarsi come possa l'elettorato dare credito a candidature in cui la competenza e le capacità politiche sono sistematicamente poste in secondo piano rispetto al cognome, alla popolarità televisiva, alla sensualità, vera o presunta, dei candidati.
Vergogna UDC e loro sarebbero il centro moderato. Per favore ormai tra destra e sinistra è rimasta solo la melchiorre e il suo partito liberale
alle 22:18
midaskk
Tra le altre è anche l'unica donna capolista alle europee