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Il terremoto e la mancanza di autocritica

Sabato 11 Aprile 2009, 11:58 in Inquinamento di

Se si fa eccezione per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un tratto distintivo delle reazioni al disastro d'Abruzzo è l'incredibile assenza di uno straccio di autocritica da parte di chi è responsabile dello stato penoso di moltissimi edifici in gran parte d'Italia.

Piu' che prolungare indefinitamente un lutto nazionale che, in fin dei conti, non ha alcuna utilità, sarebbe il caso di riflettere sulle ragioni per le quali in Italia non sono i terremoti di media entità, ma anche i piu' banali acquazzoni riescano a produrre danni che nei Paesi a noi vicini, a parità di intensità, sarebbero semplicemente impensabili.

Sarebbe il caso di riflettere sull'attitudine italiana in materia di costruzioni e ristrutturazioni. Molti italiani, tra la prospettiva di adottare misure antisismiche per la loro abitazione, e quella di ingrandirla, aggiungendo un piano o un terrazzo, scelgono senza esitazioni la seconda. Noi le cose le facciamo "in grande", male ma "in grande". E quel che fanno i singoli privati, lo fanno anche le grandi società di costruzione e le strutture pubbliche, non di rado e paradossalmente anche in violazione delle confusionarie leggi dello Stato.

I terremoti non si potranno prevedere con certezza, non si potranno evitare, ma certamente se ne puo' ridurre grandemente l'impatto. A distanza di poche decine di metri, si possono vedere case completamente distrutte ed altre rimaste quasi illese. E' la prova lampante che ci sono grosse responsabilità, non solo da parte di chi ha deciso cosa e come costruire, e di chi avrebbe dovuto provvedere a ristrutturare, ma soprattutto da parte di chi, a livello politico, avrebbe dovuto elaborare una normativa efficace, ed invece, non lo ha fatto.

Nessuno ha avuto il coraggio di un'assunzione di responsabilità, nessuno si è degnato di chiedere scusa per quello che ha fatto, e soprattutto non ha fatto, e questo con la complicità di un sistema mediatico che, salvo rare eccezioni, sta offrendo della tragedia, l'immagine, falsa, di un disastro che sarebbe esclusiva responsabilità del caso o della natura. 

Questo governo, un mese prima del terremoto d'Abruzzo, aveva proposto l'ennesima sciaguratissima riforma della normativa in materia edilizia, una riforma tutta orientata all'ingrandimento del costruito, alla riduzione dei permessi di costruzione ed al rilancio economico. Ci è voluto il terremoto d'Abruzzo perché il governo fermasse la sua riforma ed iniziasse a considerare l'esigenza di integrare misure contro il rischio sismico anziché deregolamentare nella solità cieca logica della crescita quantitativa a tutti i costi. Come se prima non si sapesse, e da sempre, che buona parte dell'Italia è costituita da un territorio a forte rischio sismico.

Per decenni, governi di colori diversi, nonostante le periodiche tragedie, poco o nulla hanno fattore per spingere l'edilizia italiana verso l'adozione di misure antisismiche efficaci. 

Ma nulla. Di autocritica neppure l'ombra. In compenso, uno stillicidio di apparizioni politiche, strumentali alla solita caccia al voto, un senso di nausea per la continua strumentalizzazione mediatica di ogni tragedia, il timore che la ricostruzione d'Abruzzo si trasformi presto nell'ennesimo scandalo italiano, e la triste sensazione che in questo Paese nulla possa mai davvero cambiare.

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11 Apr 2009
alle 15:05

tiziano (schegge)

Oggi riprendo il post di Sostenibile, perchè mi sembra abbia colto nel segno. Va bene piangere i morti. Ma è possibile che l'Italia dimostri tutta la sua grandezza, la capacità di essere solidale e di stringersi come fosse un sol corpo, solo nelle situazioni di grande emergenza? Siamo veramente destinati, per sempre, a piangere i morti senza mai riuscire a prevenire le tragedie?

Come fare, allora per evitare che tutto questo accada ancora, e ancora, e ancora? Una proposta veniva ieri da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. Rendere obbligatoria per tutte le case l'assicurazione contro il rischio di calamità naturali. (continua)

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