Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Manifestazioni di protesta, personaggi influenti che prendono le distanze da Ahmedinejad, la squadra di calcio nazionale che si schiera apertamente con l'opposizione. Gli ultimi giorni dell'Iran degli ayatollah hanno conquistato una grande attenzione mediatica in tutto il mondo, facendo nascere in molti la speranza che un autentico cambiamento possa essere alle porte.
Gli editorialisti si sono scatenati nei piu' variegati editoriali. C'è chi ha parlato di scontro tra l'Iran moderato e quello piu' fondamentalista e c'è chi ha ventilato il sospetto di una manovra dei servizi segreti occidentali contro il regime iraniano.
Ma c'è una chiave di lettura diversa, di cui poco si è scritto e parlato. A renderla verosimile, è l'esposizione pubblica in favore dell'opposizione da parte di enti, organizzazioni e gruppi tradizionalmente vicinissimi agli ayatollah. Da sempre, lo sport è strumento di propaganda privilegiato dei regimi. E' raro che un singolo sportivo si schieri contro un regime da cui dipende la sua sopravviventa economica, e non solo economica. Ed è ancor piu' raro che contro il proprio regime si schieri una nazionale di calcio e la federazione che la sostiene.
Se questo tipo di cose accadono, non è inverosimile che vi sia stato una sorta di "via libera" dalle sfere alte della gerarchia di potere iraniana, ovvero nell'ambito di quelle strutture di cui si parla poco ma che di fatto hanno piu' influenza del Presidente.
Nella giornata di ieri, era intervenuto il leader supremo del sistema iraniano, Khamenei, ridando legittimità ad Ahmedinejad e definendo la sua vittoria, netta e definitiva.
Ma le proteste continuano, attraverso la partecipazione di una curiosa mecolanza di componenti laiche ed autenticamente riformiste, e di gruppi come l'associazione dei mullah combattenti, per i quali l'aggettivo "moderati" ha un significato ben diverso di quello che puo' avere per le associazioni di studenti e scrittori iraniani.
L'impressione è che in Iran si stiano giocando contemporaneamente tante partite, e che quella piu' importante sia tutta interna al regime. Piu' che una rivoluzione, un lifting pilotato, e forse fallito.
alle 14:52
shuilh
Un lifting con morti e feriti!
Non sono d'accordo! Ma quale "via libera"? In iran ci sono molti, moltissimi giovani , che grazie ai blog condividono ideali diversi da qualli del regime.