Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Il dittatore di Tripoli tiene in ostaggio da ormai un anno due cittadini svizzeri, colpevoli di essersi trovati nel Paese sbagliato al momento dell'arresto del figlio di Gheddafi per le violenze commesse ai danni di due dei loro domestici a Ginevra.
La vicenda aveva spinto il dittatore a scegliere a caso due svizzeri che si trovavano in Libia, per arrestarli come vera e propria forma di ritorsione. Il dittatore aveva poi di fatto rotto le relazioni diplomatiche con la Svizzera, minacciando tagli alle forniture petrolifere. Per quasi un anno il governo svizzero si era mantenuto sulle proprie posizioni, e la crisi diplomatica non accennava a placarsi.
Dieci giorni fa, il Presidente di turno della Confederazione, Merz, con un'iniziativa personale che ha suscitato un vespaio di polemiche, a sorpresa aveva chiesto scusa alla Libia per l'arresto del figlio Hannibal, con l'obiettivo dichiarato di far ritrovare la libertà ai due svizzeri sotto sequestro in Svizzera e con quello, appena sussurrato, di consentire alle imprese svizzere di tornare a fare affari in Libia.
L'operazione finora è stato un fallimento. Un fallimento per il Presidente della Confederazione, una beffa per l'immagine della Svizzera, ed un'illusione per i due svizzeri sequestrati dal dittatore, che ancora adesso sono sotto sequestro.
Senza vergogna, ora Gheddafi, secondo le rivelazioni della Radio della Svizzera Romanda, chiede alla Svizzera di versare poco meno di un milione di franchi per poter far avanzare la liberazione dei due sequestrati.