Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
E' sempre in aumento. Ogni anno periodicamente arrivano i dati sul consumo di cocaina nel Belpaese, e sono dati sempre piu' incredibili. Oltre un milione di italiani ha fatto uso di cocaina nell'ultimo anno.
Se un tempo era la droga delle elite, ora in testa alle classifiche dei consumatori si ritrovano i disoccupati. E' la droga delle feste, è la droga del pre e post-lavoro, è la droga buona per ogni occasione, è la droga che si appresta a scalzare la cannabis dal primato dei consumi, è la compagna onnipresente degli scandali dei politici, in testa tra i vizi di vip e presunti tali, ed in coda, forse non casualmente, nella gerarchia delle preoccupazioni sociali.
Quando si parla di cocaina, lo si fa associandola all'immaginario del "divertimento proibito" o a quello della "ricarica energetica per manager, politici, giornalisti". L'immagine che ne risulta è quella di una "droga innocua", della "droga del successo". Se la usa la "gente che conta", evidentemente "tanto male non fa". I TG sono diventati una sorta di strumento di marketing per gli spacciatori. Quando emerge una storia di droga e sesso legata ad un qualche personaggio piu' o meno famoso, il danno d'immagine per quest'ultimo non è nulla rispetto all'effetto pubblicitario che va a legittimare il consumo di cocaina in un numero crescente di contesti sociali.
Eppure la cocaina, tra le droghe, è quella per certi versi piu' devastante. Oltre a poter essere causa di ictus e infarto, infatti, la cocaina è tra le droghe la piu' devastante per il cervello, aumentando esponenzialmente il rischio di demenza, psicosi e modificazioni in senso paranoide della personalità.
Detto altrimenti, la cocaina rende idioti e questo (non è una battuta) potrebbe anche spiegare alcune delle scelte piu' demenziali di non pochi politici e supermanager, due categorie tra le quali, a voler dar credito alle cronache giornalistiche, l'uso della cocaina è piuttosto diffuso.
Non si tratta qui di tornare sulla sterile ed inutile polemica tra proibizionisti ed antiproibizionisti, quanto piuttosto di chiedersi in che misura uno Stato liberale sia tenuto ad intervenire per arginare un fenomeno che, al di là delle libere scelte individuali, rischia di danneggiare sempre piu' gravemente i diritti di chi si ostina a non volersi drogare ma ha la sfortuna di imbattersi in un medico, un autista o un qualsiasi funzionario pubblico che al posto del caffé, al mattino, tira di coca.