Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Mentre attende nella sua cella di conoscere il proprio destino, Cesare Battisti inizia lo sciopero della fame e e prende carta e penna. Destinatari: lo stesso presidente Lula ed il popolo brasiliano. Obiettivo: spingere Lula a bloccare l'estradizione ristabilendo il principio dell' incompatibilità dell'estradizione con il riconoscimento dello statuto di rifugiato.
E' una vicenda interessante. Interessante in sé, ed interessante per lo sprezzo del diritto con cui le forze politiche italiane l'hanno guidata e commentata.
Qualunque cosa abbia fatto, Cesare Battisti è stato riconosciuto come rifugiato politico dal Brasile e la sua estradizione costituirebbe un clamoroso sovvertimento di tutto il sistema internazionale di protezione dalle persecuzioni.
Moltissimi rifugiati, in tutto il mondo, sono considerati dei criminali nei Paesi dai quali sono fuggiti. Un oppositore del regime iraniano, un giornalista bielorusso, un prete cattolico dall'Arabia Saudita, un sindacalista dalla Cina, un monaco buddhista dal Tibet, un attivista dei diritti umani dalla Corea del nord, sono tutti considerati, in patria, null'altro che come criminali.
Tecnicamente, Cesare Battisti è nella loro stessa condizione. Si puo' discutere se il riconoscimento dello statuto di rifugiato da parte di un Paese libero e democratico sia stato o meno giustificato, si puo' eventualmente sollecitare una revisione di tale riconoscimento laddove sussistano i requisiti di legge per farlo, ma non si puo' pronunciarsi per l'estradizione se prima lo statuto di rifugiato non è stato revocato in un autonomo ed apposito procedimento.
Quello brasiliano rischia di essere un gravissimo precedente per il diritto d'asilo che deve sempre prevalere sulle pretese di estradizione dei Paesi d'origine che, tecnicamente, sono da considerarsi come Paesi persecutori.
E' evidente che il caso Battisti è un caso sui generis, un probabile pluriomicida (condannato con sentenza passate in giudicato in Italia) che dichiara, ancor oggi, che la lotta armata è stata essenziale per le conquiste sociali degli anni '70-'80, non puo' suscitare particolari simpatie o chissà quali forme di solidarietä.
Ma non si puo distruggere la concezione internazionale dell'asilo, solo per spostare Battisti da una prigione all'altra del pianeta. Sarebbe un prezzo insensatamente troppo alto.
anch'io sono di sinistra, sono solo un po' più giovane
1) perchè un oppositore del regime iraniano, un giornalista bielorusso, un prete cattolico dall'Arabia Saudita, un sindacalista dalla Cina, un monaco buddhista dal Tibet, un attivista dei diritti umani dalla Corea del nord in patria sono sempre accusati falsamente di delitti gravissimi, soprattutto omicidi. I processi farlocchi per motivi politici si costruiscono ovunque.
2) Perchè una condanna all'ergastolo in contumacia sulla base delle dichiarazioni di pentiti premiati per la loro delazione con forti sconti di pena è la cosa peggiore che un ordinamento giudiziario di un paese democratico possa organizzare. Battisti era stato condannato inizialmente a 12 anni e mezzo, solo successivamente alla sua evasione il pentito Mutti l'ha accusato di tutti i reati di sangue del'organizzazione PAC e sono arrivati gli ergastoli. Con la condanna iniziale Battisti sarebbe di sicuro ritornato, come Toni Negri, e a quest'ora sarebbe libero da un pezzo.
1)Perchè esprime un opinione ,poco condivisibile, ma solo un'opinione, valida come altre, poco codivisibili, come la sua
Prima che la destra risponda a questo articolo con la stessa "logica" del contenuto dello stesso, io che mi considero di sinistra da quando avevo 10 anni, ora ne ho 68, provo a smontare tutte le stupidità di cui è farcito lo scritto:
1) come si fa a mettere sullo stesso piano, Un oppositore del regime iraniano, un giornalista bielorusso, un prete cattolico dall'Arabia Saudita, un sindacalista dalla Cina, un monaco buddhista dal Tibet, un attivista dei diritti umani dalla Corea del nord, con un pluriomicida come Battisti.
2)come si fa a chiamare "un probabile" un imputato condannato nei tre gradi di giudizio a quattro ergastoli per "certi "altret- tanti omicidi.
3) come si fa ad affermare "che la lotta armata è stata essenziale per le conquiste sociali degli anni '70-'80" come se le lotte dei lavoratori e dei sindacati fossero nulle, ansi, io penso che la lotta armata fu un'ostacolo al compimento di vere riforme nell'interesse della classe lavoratrice
Concludo con un'amaro detto "la mamma degli imbecilli è sempre incinta" e se la destra ne è piena, a sinistra bastano pochi per farci odiare anche da chi è dalla stessa parte
alle 00:41
Rosario Mastrosimone
Tecnicamente, un rifugiato riconosciuto è un rifugiato riconosciuto.
Se si toglie valore alla protezione insita nella nozione di asilo in un caso, domani potrà accadere anche in altri casi.
La questione non è politica, è prima di tutto giuridica.
p.s. Non mi considero propriamente di sinistra nel senso inteso nel dibattito politico italiano.