Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Su Corriere della sera di oggi, Piero Ostellino firma un editoriale sulle ragioni per le quali in Italia la crescita economica è piu' lenta di quanto si suppone dovrebbe essere.
E' un editoriale decisamente rappresentativo della maggioranza delle opinioni delle attuali elite politico-economiche. Le cause della scarsa competitività del sistema Italia sono rintracciate nell'eccessiva burocrazia, in una legislazione contraddittoria e sovrabbondante, nella pressione fiscale indecorosamente alta, nella lentezza della giustizia civile, nell'eccessiva ingerenza dello Stato sui mercati.
Insomma, la solita analisi, che senz'altro contiene piu' di una critica convincente al sistema attuale, ma che nel complesso, come gran parte di questo tipo di analisi, spicca per marginalità e miopia.
Manca totalmente un qualsiasi riferimento alla crisi delle materie prime, ed al degrado del capitale naturale. Quasi che la crescita possa poggiarsi esclusivamente sui principi del libero mercato e sulla produttività delle aziende.
Quando si leggono questo tipo di editoriali, si ha la stessa sensazione che si prova quando un medico, dinanzi ad un paziente con la gamba sanguinante appena spezzata in due da un'ascia, applica un grande cerotto, gli prescrive un antidolorifico e neppure si interessa di occuparsi dell'osso spezzato e dell'emorraggia.
Come quel medico, anche noi affrontiamo le crisi economiche a colpi di insignificanti piccoli cerotti, senza voler riconoscere che siamo dinanzi ad una crisi strutturale ed inevitabile di un sistema economico fondato sul mito di una crescita infinita contraria ad ogni principio della fisica.