Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Sarà che ogni occasione è buona per provare ad aumentare le vendite, sarà che il gusto per l'allarmismo è nel DNA del giornalismo italiano, sarà che è piu facile e comodo scrivere sempre sulle stesse cose anziché esplorare ed approfondire "nuovi mari", ma negli ultimi giorni la stampa nostrana ha superato, e abbondantemente, ogni limite di decenza.
Ogni giorno è un bollettino di guerra con l'elenco dei morti per influenza A. Salvo poi scoprire che si tratta di persone che sono morte per altre patologie, aggravate dall'influenza come avrebbero potuto essere aggravate da qualsiasi influenza stagionale o da qualsiasi altro piccolo malanno.
Andando avanti di questo passo, presto anche gli omicidi di camorra saranno attribuiti all'influenza A. Già immaginiamo i titoli: "Napoli, giovane ucciso dalla camorra. Ma se non avesse avuto l'influenza A forse i medici lo avrebbero potuto salvare."
L'influenza A ha due caratteristiche: è piu' contagiosa di altre forme influenzali, ma è di per sé anche meno pericolosa. Detto altrimenti, piu' ammalati rispetto ad altre influenze di stagione, ma meno morti rispetto a quelli che le altre influenze di stagione ogni anno riescono a provocare, complici il piu' delle volte le pregresse gravi patologie dell'ammalato.
Quando un uomo affetto da una grave insufficienza cardiaca muore per le complicazioni di una "normale" influenza di stagione, nessuno ne parla. Eppure sono migliaia, ogni anno, a morire cosi'. Ma se quella forma influenzale è l'influenza A, ecco improvvisamente apparire un trionfo di articoli di giornale.
La vera notizia non è l'influenza A, ma l'incredibile strumentalizzazione che i giornali ne stanno facendo.
Ma perché l'influenza A è diventata una notizia da prima pagina? La ragione è probabilmente da ricercarsi nel modo in cui funzionano i "media", in primis quotidiani, settimanali e telegiornali. Ed è la stessa ragione per la quale certi fatti di cronaca diventano autentiche telenovelas giornalistiche (dal delitto di Garlasco all'omicidio di Meredith Kercher). Tra tanti omicidi, alcuni diventano "grandi notizie". E cosi', tra tanti virus e malattie, alcune diventano "grandi notizie".
La gerarchia d'importanza o la gravità dei fatti nulla ha a che vedere con i motivi per i quali certi fatti diventano "notizie da prima pagina" ed altri no. Altrimenti, i quotidiani di oggi dedicherebbero almeno un trafiletto alla conta dei morti che ogni giorno in Africa sono provocati da malaria, tubercolosi e Aids, e qualche spazio all'inizio in Argentina del processo contro il suo ultimo dittatore Reynaldo Bignone, accusato di gravissimi crimini contro l'umanità. Invece, no, i "media" sono troppo impegnati a parlare dell'influenza A o delle disavventure di Marrazzo.
Quel che conta è che il fatto, nel nostro caso l'influenza A, si presti piu' o meno bene a costituire l'oggetto di "una storia", da raccontare, commentare, capace di appassionare e far discutere. Le "nuove malattie" sono sempre buone occasioni per "buone storie", e le "buone storie" vanno nutrite, alimentate di "particolari", di "nuovi sviluppi". Una volta che il "sistema mediatico" ha deciso che qualcosa diventi una "storia", andrà avanti a testa bassa, ed in mancanza di "nuovi sviluppi" di una certa entità, sarà il sistema stesso ad "inventarli" o "esagerarli".
E' esattamente quello che sta accadendo in queste settimane, peraltro a tutto vantaggio di alcune multinazionali farmaceutiche che hanno trovata in "certa stampa" un involontario alleato nelle loro politiche di marketing.
Con questo tipo di (dis)informazione, i fatti non sono nulla piu' che "una scusa" per raccontare una "nuova storia".
Prendiamo il Corriere, ma potremmo scegliere qualsiasi altro quotidiano. Oggi, la "notizia" è che altre cinque persone sono morte "per l'influenza A". Si mette l'accento sul fatto che tre di esse avessero solo 14, 17 e 18 anni, e fossero quindi "giovanissime".
Il 14enne è morto in ospedale in Piemonte, mentre era in rianimazione. Soffriva di diverse gravi patologie croniche ed di una grave insufficienza respiratoria, anch'essa cronica.
Il 17enne è morto all'ospedale di Vercelli (non oggi, ma lunedi), soffriva da tempo di una rara e gravissima malattia congenita che ne comprometteva le funzioni vitali (mucolipidosi).
La 18enne è morta in ospedale (pare, peraltro, nel reparto sbagliato), dove era ricoverata da settimane per una grave forma di fibrosi cistica che l'aveva colpita dalla nascita.
E' morto un radiologo 58enne, ricoverato per una polmonite con gravi complicanze respiratorie, e che aveva anche problemi di obesità, soffriva di diabete edi ipertensione.
Ed è morto anche, a Salerno, un 26enne (martedi', e non oggi), che era affetto da gravi problemi celebrali e da insufficienza renale.
Se fossero morti per le complicazioni di una "normale" influenza stagionale, nessuno avrebbe mai scritto nulla. Ma l'influenza A è "una storia" e la circostanza che queste persone, gravemente malate, avessero anche l'influenza A basta ed avanza per alimentarla di "nuovi sviluppi".
E cosi', è come se da un giorno all'altro, improvvisamente, ci accorgessimo che in Italia tante persone muoiono, ogni giorno, per le piu' disparate malattie. Drammi personali e familiari che, d'un tratto, diventano oggetto di telegiornali e prime pagine. E che ieri, non interessavano a nessuno.