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Copenhagen: fallimento annunciato

Lunedì 21 Dicembre 2009, 22:14 in Cambiamenti climatici di

Si è chiusa con un bilancio catastrofico la Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici. Per oltre due anni, fino a pochi mesi fa, era additata come la Conferenza della svolta, ma anche come l'ultima spiaggia per un accordo internazionale in grado di limitare i danni di cambiamenti climatici ormai inarrestabili.

E' un fallimento annunciato. Lo avevano detto in modo abbastanza chiaro i capi di Stato americano e cinese già a metà novembre.

Ad ormai due giorni dalla chiusura dei lavori, e dalla conclusione di un vaghissimo accordo di principio senza obblighi né vincoli per nessuno, non è difficile indicare i responsabili di questo fallimento anzitutto nei leader di Stati Uniti e Cina, capaci di condannare il Vertice ancor prima del suo inizio ufficiale. 

E' la prima grande sconfitta di Barack Obama, eletto alla Casa Bianca sulla base di un magnifico castello di buoni propositi, ma incapace di convincere il Congresso della necessità di un impegno serio sul fronte dei cambiamenti climatici.

Nella grande partita a poker di Copenhagen, i "grandi" della Terra si sono battuti per risparmiare qualche dollaro, non curandosi che l'intero casino' sta già lentamente iniziando a crollare.

Non abbiamo due pianeti: uno per ospitare coloro che, pur potendo agire, nulla di concreto stanno facendo per salvare gli ecosistemi dal surriscaldamento terrestre, ed uno per coloro che sarebbero pronti a cambiamenti drastici pur di evitare il peggio. Siamo sulla stessa barca, e forte è la tentazione, dinanzi all'evidente miopia di tanti governanti, di unirsi al loro coro di indifferente formalismo e vivere nel totale disinteresse delle generazioni future.

In questo sciagurato contesto, spiccano pero' alcune voci di speranza. Come quella del criticatissimo presidente brasiliano Lula, che pur guidando uno dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, pur essendo tra coloro che comodamente potrebbero rivendicare una sorta di "diritto ad inquinare" quanto finora hanno inquinato USA ed Europa, ha avuto il coraggio di annunciare unilateralmente un impegno di riduzione delle emissioni del 36%. E restano le nuove disponibilità di Paesi come il Giappone e, a sorpresa, la Russia, che per anni hanno relegato in secondo piano ogni considerazione ambientale.

Ma spiccano anche le sconcertanti dichiarazioni di Miliband, Ministro britannico per i cambiamenti climatici e l'energia, il quale ha avuto il coraggio di imputare il fallimento del Vertice a Paesi come Sudan, Bolivia, Cuba, Venezuela e Nicaragua, Paesi che pur tra le loro tante colpe giocano sul terreno delle emissioni di CO2 un ruolo assolutamente marginale.

Tra tre mesi, negli Stati Uniti il Congresso si dovrà pronunciare sulla proposta di Climate Bill promossa dai Democratici. Sarà un altro momento chiave, per l'impatto che la sua eventuale approvazione, nella stesura originale, potrebbe avere a livello internazionale.

Ma la sensazione è che, di spazio per l'ottimismo, ve ne sia ormai sempre meno.

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2 commenti
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03 Dic 2010
alle 23:57

Smaltimento calcinacci Roma

Ognuno dovrebbe fare la propria parte per rispettare la Natura. Ognuno ha dei precisi doveri morali. Ogni cittadino, nel suo piccolo, deve sforzarsi in merito. Non possiamo pretendere che i politici facciano qualcosa, almeno noi imprese e uomini comuni facciamo la nostra. Qui in firma sono riportati, per esempio, i doveri morali a cui sottostanno coloro che si occupano di smaltimento calcinacci e coloro che usufruiscono di tale servizio.Io ho fatto la mia parte, ognuno deve fare la sua.

Spero di aver fatto cosa utile

Un saluto

Egidio

RCR

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03 Dic 2010
alle 15:32

Maurizio

Petizione contro i cambiamenti climatici

Se vuoi firmare anche tu la petizione, visita il Progetto eMPOWER della Commissione Europea

 

http://www.ep-empower.eu/epetitions/it/Cambiamento_Climatico.aspx?cat=Climate Change

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