Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
La maggioranza vuole intervenire sull'Internet perché sarebbe responsabile del crescente clima di violenza verbale, e non solo verbale, nel nostro Paese.
Per Schifani Facebook è piu' pericoloso dei gruppi extraparlamentari degli anni '70, perché "non si puo' accettare che si pubblichino istigazioni all'odio violento".
A far scattare l'ennesimo circo delle iperboli all'italiana, è stato un atto di un folle che ha lanciato la statuetta contro Berlusconi, fatto che nulla ha a che vedere con Facebook, o l'Internet, o la violenza verbale dei toni della politica. Non osiamo immaginare cosa si sarebbe detto se fosse emerso che il lanciatore di statuette è un lettore del blog di Grillo o un appassionato di Facebook.
Ma forse, questa maggioranza, una maggioranza sempre piu' inquietante per la sua indole profondamente illiberale, non aspettava altro che un'occasione, qualsiasi occasione, per estendere la lunga mano dello Stato sulla società civile, per imbavagliare ed intimorire il pubblico dibattito, per inventare nuovi divieti e nuove restrizioni.
Sarebbe pero' bene ricordare, a questa maggioranza, quanta violenza verbale sia presente nei suoi pubblici comizi, in particolare in quelli di una delle sue componenti fondamentali, quella Lega Nord i cui esponenti parlano di "merdaccia mediterranea" o "pulizia etnica degli omosessuali" davanti a folle divertite e plaudenti.
Sarebbe bene ricordare il clima di "grande moderazione e rispetto" che i nostri deputati e senatori spesso mostrano in occasione delle sedute parlamentari, luogo di celeberrime risse fin dal lontano 1949 quando il comunista Luciano Pajetta, aggredendo un collega, scateno' la prima rissa parlamentare della Repubblica, o il primo "cazzotto parlamentare", quello del DC Stella contro il monarchico Viola, fino a quel novembre 2007 quando dai banchi di Forza Italia si levo' un tonante "vaffanculo" corale verso un parlamentare del centrosinistra.
Sarebbe il caso di ricordare la violenza verbale di tanti quotidiani, sussidiati coi soldi dei cittadini, che da anni collezionano un ventaglio di titoli altisonanti degni del vociare dei bar piu' malfamati.
E sarebbe il caso di ricordare la violenza dilagante di molte trasmissioni televisive, dove la rissa, spesso "creata ad arte" è lo strumento principale per aumentare la propria audience. Uno strumento che funziona, perché gli italiani certe trasmissioni le guardano sempre di piu', e con crescente entusiasmo.
Chi determina cosa è "incitazione all'odio" e cosa non lo è? Come si puo' legiferare su un sentimento come l'odio, per sua natura inevitabilmente sempre soggettivo, spesso impalpabile ed imprevedibile? Come se ne puo' determinare la rilevanza penale in un Paese tradizionalmente innamorato della "parolaccia", della "scurrilità del linguaggio", della polemica fine a sé stessa?
E come puo' una maggioranza con componenti che proprio sull'odio (contro gli stranieri, i comunisti, gli omosessuali, i rom, i musulmani, ecc) hanno costruito il proprio consenso politico, ritenere di avere una qualsiasi legittimità morale ad introdurre una simile normativa?
Puo' uno Stato che si suppone liberale, legiferare anche sui sentimenti dei propri cittadini, fino a vietare l'odio, un sentimento che, per quanto detestabile, fa parte quanto l'amore della natura umana?
Negli altri Paesi, con eccezione delle dittature, nessuno mai si sognerebbe di introdurre limiti di questo tipo alla libertà di espressione.
Leader come Sarkozy, Obama, Merkel, Blair e Brown, sono oggetto di un'infinità di pagine web che inneggiano ad odio e disprezzo. Nessuno dei loro governi vi ha prestato particolare attenzione, salvo nei casi in cui potesse profilarsi una effettiva minaccia di aggressione fisica.
Ad esempio, su Obama, si trovano in rete un numero incredibile di pagine web che incitano alla violenza e contengono contenuti razzisti e denigratori. Su Facebook, tenere il conto del numero dei gruppi contro Obama è praticamente impossibile. Molte radio hanno conduttori che quotidianamente incitano all'odio ed alla violenza contro il Presidente. Ma non risulta che i Democratici intendano prendere qualsivoglia provvedimento contro la mera espressione di un'opinione o di un sentimento.
Ma tornando alla realtà italiana, l'ex premier Romano Prodi, all'epoca dei suoi governi e delle passate campagne elettorali, fu bersagliato di straordinarie campagne denigratorie e d'odio. Ancora oggi, su Facebook, esistono gruppi come "Odio Prodi", "Prodi merda" e "Uccidiamo Prodi".
Nessuno se n'è mai curato. Per Veltroni oltre a svariati "Odio Veltroni", esistono ancora il celeberrimo e popolarissimo "Scommetto che riesco a trovare 50.000 persone che odiano VELTRONI e il PD!!" ed un "Veltroni sei un buffone" condito da una patetica caricatura del politico raffigurato quasi completamente nudo come una sorta di pornoattore.
Cosa si pensa di fare? Imporne la chiusura ed indagarne tutti i partecipanti, pur nella consapevolezza che nella quasi totalità dei casi si tratta di forme quasi giocose della vita virtuale di ragazzini annoiati?
E cosa si pensa di fare per i bar con chi si esprime in termini volgari o violenti parlando di questa o quella persona, poco importa quanto celebre?
Cosa rende un gruppo di quattro persone che parlano sul web in termini violenti piu' pericolose di un analogo gruppetto all'interno del quale si pronunciano le stesse parole in un angolo di strada?
Il fatto che Internet sia relativamente facile da mettere sotto controllo, non significa che sia opportuno farlo. Sarebbe, invero, un passo che ci allontanerebbe ancora di piu' dai modelli di società liberale cui questa maggioranza afferma di volersi ispirare.
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