L'Italia da record nel consumo di acque minerali

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Secondo Mineracqua, l’associazione dei produttori di acqua minerale, l'98% delle famiglie italiane beve acqua minerale con un consumo pro-capite attorno ai 200 litri all'anno.

L'Italia è il Paese leader al mondo nella produzione di acqua minerale, ed è al terzo posto per consumi pro-capite, preceduta solo dagli Emirati Arabi e dal Messico, e davanti al Belgio che ci segue con circa 150 litri di consumo annuo pro-capite (Fonte: Beverage Marketing Corporation, Società statunitense di analisi statistica e consulenza).

Una famiglia italiana di quattro persone spende mediamente in un anno, per l'acqua minerale 320 euro (considerando un prezzo medio di 40 centesimi al litro).

Benchè l'acqua potabile arrivi in tutte le case italiane, anche se in certe zone ancora con occasionali interruzioni, si sceglie l'acqua minerale, anziché quella potabile del rubinetto, in primis per ragioni di gusto e salute. 

Delle due ragioni, la piu' fondata è la prima. A volte l'acqua che arriva nelle nostre case non ha un buon sapore, perché clorata (il cloro è usato per l'uccisione dei batteri). Tuttavia, basterebbe lasciare l'acqua per un paio d'ore in una bottiglia di vetro o in qualsiasi altro contenitore aperto per liberarla dalle tracce di cloro (sostanza volatile) e renderne eccellente la qualità anche per il nostro palato.

Quanto alle considerazioni di salute, la supposta maggior qualità dell'acqua minerale è un mito creato dalle campagne pubblicitarie delle aziende del settore.

L'acqua del rubinetto, in Italia, ha una buona qualità. I controlli per una volta sono severi e rigorosi.

Spesso la pubblicità delle acque minerali mette l'accento sulla scarsa presenza di sodio, per promuoverne il consumo per ragioni di salute. Ma in realtà, anche nell'acqua potabile con piu' sodio, il sodio è presente in misura risibile rispetto al sodio che assumiamo da una nutrita varietà di altri alimenti d'uso quotidiano. Analogamente, il contenuto di residuo fisso delle acque potabile è sostanzialmente identico a quello delle "migliori" acque minerali.

Detto altrimenti, le acque minerali non hanno nulla di speciale rispetto alle acque potabili. E per gli amanti delle bollicine, l'acqua potabile puo' facilmente diventare "gasata" con l'utilizzo di una dei tanti piccoli apparecchi sul mercato.

Per contro, l'acqua minerale presenta alcuni indiscutibili svantaggi sotto il profilo ambientale. L'acqua minerale è in genere venduta in bottiglie di plastica (PET), realizzate quindi con i derivati del petrolio, in genere non riciclate, che vanno ad incrementare notevolmente la produzione di rifiuti. Ma l'acqua minerale deve anche essere trasportata dai produttori alla grande e piccola distribuzione, con tutte le conseguenze che conosciamo a livello di produzione di CO2 da trasporto delle merci. Lo stesso processo di produzione dell'acqua minerale consuma energia e produce CO2.

Consumare acqua minerale, significa quasi sempre spendere soldi inutilmente per acquistare qualcosa di analogo a quello che già arriva nelle nostre case.

Quello delle acque minerali è un business colossale ed estremamente remunerativo. Basti pensare che un litro di acqua minerale costa al consumatore quanto circa 1000 litri di acqua potabile.

Le aziende che producono acqua minerale hanno costi di produzione bassi e profitti notevoli. Per la materia prima, l'acqua, i costi di produzione sono determinati essenzialmente dai canoni regionali di concessione, stabiliti al metro cubo per l'estrazione e l'imbottigliamento dell'acqua, spesso con notevoli differenze da Regione a Regione, ma senza alcun vincolo di destinazione pubblico dei proventi.

Solo nel 2006, in occasione dell'approvazione della Legge Finanziaria, il governo Prodi, su iniziativa dei Verdi, aveva deciso di introdurre una microtassa di 0,1 centesimi al litro sulle acque minerali in bottiglie di plastica, istituendo al contempo un fondo destinato al miglioramento delle risorse idriche nazionali ed a progetti internazionali per migliorare l'accesso all'acqua potabile nei Paesi con piu scarsità di acqua potabile. Un intervento poco piu' che simbolico rimasto come una goccia nel deserto degli sprechi d'acqua in Italia.

Occorrerebbe di piu', servirebbe una tassa almeno di un centesimo al litro sulle acque minerali in bottiglia di vetro e di due centesimi su quelle in bottiglie di plastica, per finanziare il miglioramento del gusto delle acque potabili in Italia, e per contribuire alla facilitazione dell'accesso alle risorse idriche nelle zone del mondo devastate dalla siccità. Ma difficilmente si arriverà ad iniziative del genere. Le aziende delle acque minerali in Italia sono ormai diventate troppo importanti e anche se tutto il loro business si fonda sul soddisfacimento di bisogni indotti artificialmente con il marketing e la pubblicità, lo spettro della perdita dei posti di lavoro assicurati da queste aziende rende inverosimile un'Italia senza acque minerali nei supermercati. 

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