Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Si è ormai chiuso il primo anno dell'era Obama. Un anno caratterizzato da innumerevoli polemiche e da scarsi risultati, un anno in cui l'entusiasmo del neo-Presidente si è infranto contro il muro di ostacoli posti dall'opposizione repubblicana e dalle tante lobby i cui interessi sarebbero gravemente danneggiati dalle riforme promesse da Obama in campagna elettorale.
Il fallimento piu' vistoso è stato quello sul fronte dei cambiamenti climatici, con il Vertice di Copenhagen chiusosi in un sostanziale nulla di fatto, nonostante i drammatici dati degli scienziati e l'esigenza impellente di un'azione internazionale incisiva per il temperamento delle emissioni di diossido di carbonio.
Per il momento, anche gli altri grandi obiettivi di Obama, sono rimasti incompiuti: dalla riforma sanitaria alla chiusura di Guantanamo, dalla ristrutturazione delle regole del sistema finanziario ai negoziati con la Russia sul disarmo.
Ieri, nel suo primo discorso sullo Stato dell'Unione, Barack Obama ha rinnovato il suo impegno per il cambiamento, ha riconosciuto che ci sono state difficoltà che hanno impedito alla sua Amministrazione di raggiungere molti degli obiettivi prefissati per il primo anno, ma ha anche rivendicato qualche merito per il presunto rilancio dell'economia americana nell'ultimo scorcio del 2009.
Il suo discorso è stato accolto con prevedibile freddezza dai Repubblicani, ma non sembra aver convinto neppure i Democratici, ancora sotto choc per la clamorosa sconfitta subita nelle recenti elezioni speciali per il Senato in Massachusetts.
Obama attraversa probabilmente il momento piu' difficile della sua giovane Presidenza. Nei prossimi mesi, lo attendono alcune votazioni chiave al Senato, votazioni che probabilmente determineranno il futuro della sua Presidenza e le possibilità di una sua rielezione alla scadenza di questo suo primo mandato.