Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Il Ministro Frattini critica la Svizzera per la sua lista nera di cittadini svizzeri cui è vietato l'ingresso sul suolo nazionale, tra cui il dittatore Gheddafi e molti esponenti di primo piano del suo regime. Accusa il governo della Confederazione di portare avanti una strategia dannosa per tutti i Paesi europei, in quanto la lista nera di Berna automaticamente si applica anche agli altri Paesi dell'area Schengen.
Il governo italiano dimentica cosi' le ragioni della crisi libico-svizzera, ed alla democrazia svizzera sembra preferire la spietata dittatura libica e la reazione spropositata con cui essa ha sospeso il rilascio dei visti a tutti i cittadini dei Paesi che aderiscono al Trattato di Schengen.
Questo stesso governo non ha fatto nulla davanti al sequestro dei due imprenditori svizzeri ancora nelle mani del regime. Né ha avuto alcunché da eccepire quando, lo scorso autunno, il governo svizzero aveva comunicato agli altri Paesi dell'area Schengen la sua intenzione di stilare quella lista. Mesi e mesi di silenzi, e nessuna opposizione, per poi ritrovarsi adesso, a giochi fatti, davanti ad una crisi diplomatica internazionale che ben si sarebbe potuto tentare di prevenire.
Silenzio assoluto da parte dell'Italia, anche quando il dittatore, in un lungo e tragicomico discorso all'ONU, aveva duramente attaccato la Svizzera, fino ad auspicarne lo smantellamento e la divisione del suo territorio tra i Paesi confinanti.
Non è una novità che il nostro governo affronti con superficialità le procedure previste dai Trattati europei, per poi d'un tratto lanciarsi in avventurose dichiarazioni come le ultime del Ministro Frattini.
Ed è notorio quanto l'Italia si sia legata alla Libia, sia economicamente che politicamente, attraverso scelte di dubbio gusto nei confronti di un regime che, anziché aiutato, andrebbe combattuto con ogni mezzo pacifico disponibile.
Ormai, dopo le iniziative dello scorso anno, ben il 40% delle importazioni libiche provengono dall'Italia che ne è di gran lunga il primo partner commerciale e che in Libia sta investendo tantissimo, sia per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, sia attraverso indecenti accordi di collaborazione in materia di immigrazione irregolare.
Non si capisce con che coraggio poi questo stesso governo possa riempirsi la bocca di espressioni come "esportazione della democrazia" e "promozione dei diritti umani", quando decide di mettersi a braccetto con un personaggio come il colonnello Gheddafi.
Sul sito web del nostro Ministero degli Esteri, continua a leggersi che: "I legami storici, la vicinanza geografica, l’intenso dialogo politico ed il partenariato energetico rendono prioritario e strategico per la nostra politica estera il rapporto bilaterale con la Libia. L’Italia ha costantemente sostenuto Tripoli nel processo di progressiva normalizzazione dei rapporti della Libia con l’Occidente e rappresenta ancora oggi il principale Paese di riferimento, oltre che il primo partner economico-commerciale sia come fornitore (oltre il 21% delle esportazioni italiane nel primo semestre 2008) che come cliente (con circa il 20% delle importazioni nel medesimo periodo)."
La Libia ha bisogno dell'Italia ben piu' di quanto l'Italia necessiti della Libia. Ma anziché usare questa nostra posizione di forza per fare pressioni su Tripoli affinché davvero cambi rotta sia a livello di politica interna, sia a livello di politica estera, il nostro Paese sembra continuamente subire i capricci del Colonnello per piegarsi alle sue richieste, incluse quelle piu' imbarazzanti.
alle 23:05
Giancarlo
Cosa si puo' pretendere da un governo che ama la dittatura in ogni sua forma, e che in ogni momento tenta di sgretolare la forte democrazia creata dai nostri predecessori. Dagli amici e dai comportamenti trasformisti, si capisce di che pasta sono fatti i signori al governo.