Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Bravo e con un bel rapporto con gli alunni, ma colpevole di avere un accento del sud e di lasciarsi ogni tanto scappare qualche parola in un dialetto campano. E per questo, licenziato dal suo impiego malpagato come supplente in una scuola di Pordenone, dopo le lamentele dei genitori e dopo le ispezioni che avevano verificato i quaderni degli alunni coi loro immancabili errori di grammatica.
Non ci sarebbe nulla di strano in questo licenziamento, se anche tutti i docenti friulani che si lasciano scappare qualche parola di dialetto durante le lezioni subissero lo stesso destino. In fondo, i bambini a quell'età sono in una fase delicata dell'apprendimento e qualsiasi inquinamento dialettale puo' ledere il loro italiano.
Ma perché non si parla di licenziamenti per chi si esprime nel dialetto del luogo?
Il supplente licenziato potrà insegnare altrove senza prima correggere il suo uso della lingua?
E' un licenziamento motivato da ragioni razziste o dall'interesse degli alunni?