Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
L'Italia non è uno Stato di diritto, non in materia elettorale. Con un decreto definito interpretativo che in realtà altro non è che una rivoluzione legislativa, il Consiglio dei Ministri prova a salvare i candidati della propria maggioranza nelle elezioni regionali del Lazio e della Lombardia.
Mai, in nessuno Stato di diritto, in nessun Paese democratico, aveva visto la luce un decreto dai contenuti cosi' clamorosamente contrari ai principi fondanti della democrazia e della logica giuridica.
Andiamo con ordine: il ricorso al decreto "interpretativo" è giustificato, secondo il governo, da "straordinaria necessità ed urgenza". Già questa premessa è molto dubbia. In democrazia, non puo' qualificarsi certamente in tal modo la semplice esigenza di una parte politica di porre rimedio ai propri errori nella presentazione delle liste.
Un decreto "interpretativo" dovrebbe essere un decreto che si limita a chiarire alcune norme giuridiche poco chiare per renderne piu' facile ed univoca l'interpretazione. Quando un decreto va oltre, modificando disposizioni di legge già chiarissime, esso si sostanzia in una modifica di legge mascherata, in un travisamento del processo legislativo e della separazione dei poteri, ed in un inganno per i cittadini.
Al decreto, è apposta una premessa che recita che il diritto di voto, attivo e passivo, deve prevalere sulle questioni di forma. Cosa sono le questioni di forma? Sono quelle regole poste dalla legge a tutela dell'autenticità di un documento, sono quelle norme che prevengono le falsificazioni. Qualche esempio: quando la Legge impone la convalida notarile di una firma, lo fa perché ritenendo particolarmente importante un certo documento, vuole garantire una maggior certezza che la firma ad esso apposta provenga veramente dalla persona indicata. E quando la legge prescrive l'obbligo di un timbro, è perché quel timbro è il mezzo formale che garantisce la conferma da parte di un certo ente o di una certa autorità.
Le forme, in uno Stato di diritto, sono lo strumento che garantisce la sostanza ed il contenuto di un atto o di un documento.
Ogni giorno, ogni cittadino deve uniformarsi ad una moltitudine di piccole regole formali. Se vuole attribuire una procura per il compimento di certi atti ad un'altra persona, spesso ha bisogno dell'autenticazione notarile della firma; se deve recarsi all'estero, necessità di un documento valido per l'espatrio, munito dei necessari bolli e timbri, e della firma del responsabile dell'ufficio che lo ha rilasciato; se vuole salire su un treno o un altro mezzo pubblico, deve convalidare il proprio biglietto; e praticamente qualsiasi richiesta alla Pubblica Amministrazione deve essere fatta "nelle forme di Legge", altrimenti non sarà neppure presa in considerazione.
Questo governo, come una monarchia, ritiene invece di essere al di sopra delle leggi. E quando viola queste leggi, siccome ne ha il potere, tenta di imporne una "certa interpretazione" (di fatto, come vedremo in questo caso), modificandole radicalmente.
Il decreto, anzitutto, prevede ventiquattro ore di tempo, a partire dall´accettazione delle liste, per sanare le eventuali questioni di irregolarità formale. Questa, evidentemente, non è una "interpretazione", ma una proroga dei termini introdotta a termini scaduti: un vero e proprio abuso di potere per tutelare le proprie liste.
Riferisce Repubblica che il Decreto prevede anche che "la veridicità delle firme e la loro autenticazione non siano inficiate dalla presenza di problemi di forma, come la non leggibilità del timbro dell´autorità autenticante, o dei dati relativi alla sua qualifica o al luogo".
Questo è il passaggio piu' significativo ed inquietante dell'intero decreto. Se un dato non è leggibile, significa che l'autorità di controllo non lo puo' verificare. Per questo le leggi di tutta Europa impongono ovviamente la leggibilità dei dati dei documenti. Che senso ha un documento illeggibile, e quindi incomprensibile?
Il decreto qui stravolge secoli di logica giuridica, stabilendo che, in materia elettorale, l'autentica delle firme è valida anche se non si capisce con certezza chi ha fatto l'autentica e dove l'ha fatta e quindi è impossibile verificare se quell'autenticazione è essa stessa valida o è il frutto di manipolazioni e falsificazioni.
Si stabilisce poi che "il comprovato ingresso nei locali del competente tribunale o Corte d´appello, entro l´orario previsto, dei delegati incaricati della presentazione delle liste" è sufficiente affinché gli orari di presentazione delle liste possano ancora essere rispettati, anche se le liste sono poi presentate in ritardo e anche se i rappresentanti di lista, per qualche ragione (ad esempio per apportare modifiche dell'ultimo minuto imposte "dall'alto"), si allontanano dimenticando di guardare l'orologio. Una volta entrato nei locali del Tribunale prima dell'ora-limite, il rappresentante di lista puo' consegnare le liste senza problemi di alcun tipo anche 24 ore (il decreto non precisa cosa possa fare il rappresentante di lista per 24 ore consecutive all'interno di un Tribunale) dopo la scadenza del termine ordinario di consegna (non è chiaro se possa andare al bar a bere un caffé e poi rientrare, ma forse è in cantiere un altro decreto per risolvere quest'altra fondamentale questione).
Infine, come se non si fosse già ampiamente superata la soglia del ridicolo, il decreto prevede che i termini per le sanatorie da esso previste iniziano, eccezionalmente, ma solo per Lazio e Lombardia (!), dal momento della pubblicazione del Decreto sulla Gazzetta Ufficiale. Detto altrimenti, Formigoni ed il PDL potranno depositare le loro liste domani.
Non è un decreto interpretativo, ma un decreto che contiene proroghe, sanatorie e la possibilità di non rispettare le regole formali di presentazione delle liste ed essere comunque ammessi alle elezioni.
Cosa accadrà adesso? Se il decreto "interpretativo" sopravviverà alla giustizia amministrativa e costituzionale, sarà nei prossimi mesi ed anni molto piu' facile presentare le liste alle elezioni e falsificare le firme necessarie per ottenerne l'accettazione.
Ma è piu' verosimile che i tanti elementi di incostituzionalità, illegalità ed illogicità contenuti nel decreto portino rapidamente i giudici ad intervenire. Probabilmente i giudici del TAR e del Consiglio di Stato saranno costretti ad applicare la nuova normativa, perché i loro poteri di controllo sono molto limitati. Ma quando il decreto andrà al vaglio della Cassazione o della Corte Costituzionale, non vi è alcun dubbio che esso finirà con l'essere giuridicato inattuabile dalla prima ed incostituzionale dalla seconda.
A quel punto, ad elezioni già svolte, è probabile che assisteremo ad un nuovo capitolo di questa farsa. Le elezioni potrebbero finire con l'essere annullate e dovrebbero svolgersi nuovamente, col risultato di nuove polemiche, scontri, costi per lo Stato ed i cittadini e forse un nuovo scriteriato intervento legislativo della maggioranza di centrodestra.
Torneremo sulla questione dopo la pubblicazione del decreto, quando ne potremo leggere finalmente il testo nella sua integralità.
Che dire? Sono apolitico, non vado mai a votare, però con l' obiettività che mi contradistingue, penso sia giusto. Se Bersani, Di Pietro o altri, fossero stati esclusi dalle liste, penso avrebbero fatto lo stesso. Certo che votare e senza il PDL, sarebbe stato un bel REGALO....ma secondo me Napolitano ha fatto bene. Che vinca il migliore...giusto?
ahahhahahahh
alle 11:27
Rob
Non sei informato Marco, ma ovviamente i quotidiani del banana non danno informazioni, se leggessi il fatto quotidiano sapresti che ci sono a lmeno 2 casi, uno dei 2001 dove per una contestazione delle firme dopo solo 1 anno dalle elezioni si è tornati a votare, ovviamente aveva vinto l'ulivo..e il pdl attuale o come cavolo si chiamava ai tempi ha contestato, nel 2005 c'è stato lo storace gate dove tutti i rappresentati del pdl o casa delle libertà contestava l'iscrizione alle elezioni di AS della mussolini, in quanto toglieva voti a loro.
Ma informarsi pare brutto.