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Afghanistan: si tratta per un compromesso coi talebani

Lunedì 19 Luglio 2010, 22:14 in Crisi e conflitti di

Il nono summit sulla guerra in Afghanistan si terrà, per la prima volta, in Afghanistan. Domani, i rappresentanti dei governi dei maggiori Paesi coinvolti nel conflitto si riuniranno per discutere del futuro del Paese. L'agenda ufficiale parla della necessità di un rafforzamento dello Stato afghano e della sua efficienza, quella reale presenta all'ordine del giorno la questione di un compromesso coi talebani e di una contestuale dignitosa uscita dal conflitto per gli Stati Uniti ed i suoi alleati.

Il summit si aprirà sull'onda dell'annuncio di Barack Obama dell'inizio del ritiro delle truppe a partire dal luglio 2011 e nel cuore degli sforzi NATO di cacciare i talebani dalle Province di Kandahar e Helmand.

Ma lo scenario, con le ultime rivelazioni di diplomatici e militari, pare sempre piu' confuso e grottesco.

In un articolo apparso oggi sul britannico Guardian,  si riportano ad esempio le dichiarazioni di Francesc Vendrell, diplomatico in pensione che ha svolto ruoli importanti in Afghanistan per l'ONU e l'Unione Europea, sia prima che dopo l'inizio dell'ultimo conflitto. Vendrell, dando per scontata l'esistenza di percorso che porterà ad un compromesso coi talebani, poneva l'accento sul carattere folle delle ultime operazioni NATO nelle zone di Kandahar ed Helmand, poiché queste zone sarebbero destinate ad essere concesse ai talebani in cambio della pace.

Ormai da tempo Hamid Karzai non fa mistero della sua disponibilità ad un accordo coi talebani. Ma i tempi per un simile compromesso non sono ancora considerati maturi per le opinioni pubbliche dei Paesi occidentali. Sulla guerra in Afghanistan, quasi la totalità della classe politica occidentale, da destra a sinistra (con eccezione delle ali estreme e di poche altre voci dissenzienti), si gioca una buona fetta di credibilità (proporzionale al livello dell'informazione ed all'attenzione popolare). 

Cosi', Sir Sherard Cowper-Coles, inviato speciale britannico per l'Afghanistan, solo un mese fa è stato di fatto dimissionato per le sue continue esternazioni sull'inevitabilità di un compromesso. Eppure, un numero impressionante di osservatori, esperti militari ed ex diplomatici concorda che dietro le quinte già si lavori proprio per questo compromesso.

La grande sfida di questo vertice. la grande sfida dei prossimi mesi e del prossimo anno della politica internazionale, sarà quella di riuscire a propagandare un eventuale ritiro militare ed un compromesso coi talebani, come una vittoria in questa ormai decennale guerra contro il terrorismo. Puo' sembrare un'impresa impossibile, ma probabilmente con un paio di accorgimenti (decentramento amministrativo, distinzione tra talebani buoni e talebani cattivi e adeguata calendarizzazione delle tappe dell'inganno) non lo sarà.

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