Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Sono passati quasi tre mesi da quel tragico 20 aprile nel quale un'esplosione sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della British Petroleum (BP), costo' la vita ad undici persone aprendo la strada alla peggior marea nera della storia dei Paesi industrializzati.
La scorsa settimana, la BP aveva annunciato al mondo che era finalmente riuscita a fermare la fuoriuscita attraverso una sorta di grande campana, una cupola di protezione provvisoria costantemente monitorata che avrebbe dovuto consentire di evitare ulteriori fuoriuscite per tutto il tempo necessario al completamento del cosiddetto relief well: espressione intraducibile in italiano con cui si indica la realizzazione di un nuovo pozzo che intercetti in profondità il pozzo fuori controllo e lo alimenti con un liquido piu' denso del petrolio capace di rallentare il flusso di quest'ultimo fino a poterlo fermare definitivamente, e poi ricoprirlo con un quantitativo mostruoso di cemento. Il relief well dovrebbe essere pronto per il mese di agosto.
Dal momento della "posa" della nuova cupola di contenimento, i tecnici della BP, insieme al team governativo guidato dall'ammiraglio Allen, hanno monitorato i livelli di pressione sotto la cupola: alti livelli avrebbero indicato una sostanziale tenuta della cupola, mentre una diminuzione della pressione sarebbe stata indice dell'esistenza di probabili altre perdite.
I test dei primi giorni sembravano dare indicazioni finalmente positive. Da venerdi a domenica i dati della pressione misuravano una crescita lasciando spazio ad un timido ottimismo anche nell'amministrazione Obama. Ma le ultimissime misurazioni hanno palesato una inattesa riduzione della pressione, spingendo i tecnici del governo ad ipotizzare che da qualche parte vi sia una nuova perdita, di gas, oppure di olio grezzo.
Il governo ha ora concesso alla BP altre 24 ore per effettuare nuovi test sulla tenuta della campana protettiva. La BP sostiene che il calo della pressione si deve poter spiegare con l'esaurimento del giacimento, ma se la causa fosse l'apertura di nuove falle, la situazione potrebbe divenire ancora piu' incontrollabile e le autorità si troverebbero fronteggiate non piu' ad una falla, ma ad una molteplicità di falle ancora da individuare. D'altro canto, si ricorda anche come secondo i dati della stessa BP del mese scorso, il giacimento conterrebbe ancora circa due miliardi di galloni di petrolio, equivalenti ad altri due anni di fuoriuscita al ritmo delle prime settimane di questo luglio.
Mancano sufficienti garanzie che il piano della BP fondato sul relief well sia davvero in grado di funzionare. Nel caso di un suo fallimento, la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare anche per il rischio di esplosioni durante l'operazione.
Per questo, il governo USA potrebbe scegliere il rischio minore, ovvero imporre la rimozione della cupola e ricominciare a recuperare il greggio attraverso operazioni di superficie.
Sullo sfondo, un numero crescente di politici ed osservatori sospetta che la BP si ostini ad insistere sull'uso della campana di protezione, allo scopo di rendere piu' difficile il calcolo delle quantità di petrolio fuoriuscite e quindi risparmiare qualche miliardo di risarcimenti.
L'impressione è che a settembre, saremo ancora qui a parlarne.