Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Indetto per oggi dal sindacato degli imprenditori balneari (SIB) lo sciopero delle spiagge in concessione. Due i motivi della protesta: da un lato la richiesta al Ministero per il turismo di un accordo generale sulle tariffe delle concessioni demaniali, dall'altro la reazione elle pressioni europee affinché l'Italia si decida ad applicare anche nel settore balneare la direttiva europea Bolkenstein sulla concorrenza che vieta la pratica dei rinnovi sistematici ed automatici delle concessioni sempre agli stessi concessionari implicando la necessità di un ricorso periodico ad un'asta pubblica.
Questo in un clima di crisi, percepibile anche dal sovraffollamento delle spiagge libere e dalla circostanza che molti stabilimenti a pagamento restano in buona parte vuoti.
Questo pero' anche in un Paese dove si continuano a calpestare diritto d'accesso alla battigia ed al mare e le disposizioni di legge sulle spiagge libere.
In Italia, sono quasi 12'000 gli stabilimenti balneari veri e propri disposti su terreni demaniali, circa 10'000 rappresentati dal SIB.
Circa quattromila chilometri di costa balneabili è il patrimonio che lo Stato dà parzialmente in concessione ai privati, per un totale di 25'000 distinte concessioni nel 2009 ed introiti per lo Stato pari a circa 100 milioni di euro. Di regola, una concessione dura per sei anni, prorogata automaticamente per altri 6 anni. Ma i singoli contratti possono prevedere concessioni lunghe anche 20 anni. E nel recente passato, alcuni parlamentari hanno porposto di estenderne la durata a 50 anni, riducendo i canoni ed agevolando la realizzazione di nuove costruzioni, per dare maggior sicurezza e serenità alle piccole-medie imprese del settore ed alla precarietà delle fondamenta del loro oggetto d'impresa.
Il fatturato dichiarato dalle imprese balneari per il 2009 è stato di circa due miliardi di euro: venti volte l'incasso statale delle concessioni.
Nel 2010, i prezzi ricalcano in grandi linee quelli del 2009. Comunque esorbitanti: in media per un ombrellone e due lettini si spendono attorno ai 20 euro. Se poi si desidera anche la cabina, il prezzo aumenta di altri 4 o 5 euro. Le differenze sono notevoli da località a località, e soprattutto da regione a regione.
Con la sua protesta, il SIB chiede ai propri iscritti di offrire gratuitamente i propri servizi per la giornata di oggi.
Inoltre, si fa notare come la mancanza di interventi di tutela delle spiagge continui a ridurre i metri di sabbia, restringendo l'area utilizzabile dagli stabilimenti con effetti notevoli sui bilanci delle imprese di balneazione, per lo piu' di carattere familiare.
Protesta legittima o difesa di un privilegio? Chi ci guadagna davvero dal business delle spiagge?
C'è un fenomeno che contribuisce a far gonfiare i prezzi, quello delle sub-concessioni. Un numero notevole di concessionari "vende" la propria concessione a terzi a cifre incredibili, centinaia di migliaia di euro, a volte milioni, a seconda della metratura, della posizione, del tipo di concessione.
I sub-concessionari sperano di rientrare rapidamente dai costi iniziali, fatturando anche 100'000-200'000 euro a stagione, ma accollandosi anche le spese di mantenimento e quelle del personale che deve obbligatoriamente includere la presenza di un bagnino.
Dietro c'è un vero e proprio fenomeno speculativo che spiega perché al cittadino i prezzi degli stabilimenti sembrano eccessivi e perché per molti gestori che in realtà non sono concessionari ma solo sub-concessionari, l'impresa balneare sia un'attività ad alto rischio e dai profitti incerti e talora modesti.
Il concessionario che "vende" la propria concessione, s'intasca enormi profitti, con un rischio d'impresa nullo. A poco valgono i divieti teorici di sub-concedere le spiagge e la possibilità per lo Stato in questi casi di revocare le concessioni, perché i concessionari hanno numerosi strumenti legali per aggirare la normativa.
L'applicazione (inevitabile) della direttiva Bolkenstein potrebbe ulteriormente peggiorare le cose, rafforzando le possibilità degli speculatori di ottenere concessioni e poi sub-concedere ad imprese balneari piccole e medie.
Per migliorare le cose, potrebbe aver senso prevedere il divieto acquisire in concessione e aprire piu' di uno o due stabilimenti balneari per gli stessi soggetti, aumentare il canone delle concessioni in modo da accrescere gli introiti dello Stato e trovare il modo di precludere agli speculatori di inserirsi nel sistema delle concessioni operando di fatto come intermediari tra Stato e imprese balneari.