Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Lo chiamano sviluppo. E' il megaprogetto di un'autostrada per completare il collegamento di 170 chilometri da Arusha a Musoma, sul Lago Vittoria. L'obiettivo del governo è migliorare i collegamenti commerciali all'interno della Tanzania e tra la Tanzania e gli Stati confinanti a nord, per sostenerne lo sviluppo economico.
L'autostrada è destinata ad attraversare per una tratta di 50 chilometri, il Parco Nazionale dello Serengeti, in Tanzania, una delle piu' straordinarie e ricche aree naturali rimaste sul pianeta.
Lo Serengeti è abitato da centinaia di migliaia di specie animali allo stato selvatico, gnu, elefanti, leoni, rinoceronti, gazzelle, zebre. Lo Serengeti è contiguo al Masai Mara, straordinaria riserva naturale in Kenya, ed offre un quotidiano spettacolo di migrazioni che attira l'attenzione di milioni di migliaia di turisti ogni anno.
I previsti 50 chilometri di autostrada sono garanzia di uno spaventoso disastro ambientale.
Il progetto è stato approvato all'inizio dell'anno dal governo della Tanzania ed i lavori dovrebbero cominciare nel 2012.
In un appello sulla prestigiosa rivista Nature, 27 scienziati hanno chiesto al governo della Tanzania di tornare sui propri passi evidenziando le sciagurate conseguenze che l'attuazione del progetto avrebbe sull'intera regione.
L'autostrada spezzerebbe in due il Parco Naturale, renderebbe inaccessibile agli animali le acque del fiume Mara e bloccherebbe le loro migrazioni da e per la riserva del Masai Mara.
Secondo le simulazioni degli scienziati, se il progetto attuale dovesse essere realizzato, la sola popolazione degli gnu scenderebbe rapidamente dagli attuali 1,3 milioni a 300'000
Gli ambientalisti hanno proposto un'alternativa: iniziare a costruire l'autostrada piu' a sud per poi farle raggiungere il Lago Vittoria da ovest, aggirando in tal modo il Parco Naturale dello Serengeti. La strada sarebbe lunga complessivamente 220 chilometri, 50 in piu' rispetto all'attuale progetto, ma consentirebbe di salvare lo Serengeti.
All'appello delle organizzazioni ecologiste e degli scienziati, si è aggiunta anche la mobilitazione di donne e uomini di tutto il mondo, con lettere ed email alla Presidenza della Tanzania e la nascita del sito internet Save the Serengeti.