Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Si è chiuso con un lungo applauso l'ultimo vertice sul clima di Cancun.
Tutti i governi partecipanti, con la sola eccezione della Bolivia, hanno aderito ad un'intesa che li impegna a stipulare, in occasione della Conferenza del dicembre 2011 (COP 17), un accordo per la riduzione entro il 2020 delle emissioni globali di gas ad effetto serra tra il 25% ed il 40%.
L'obiettivo è limitare l'aumento delle temperature a non piu' di due gradi. Le percentuali di riduzione sono riferite ai dati misurati per il 1990 e presi come punto di partenza dal Protocollo di Kyoto.
Diciamo subito che questa intesa vale meno delle promesse elettorali di un politico italiano. Nessuno dei problemi chiave che finora hanno impedito la stipulazione di un efficace accordo sul clima è stato risolto.
Non c'è accordo su come la responsabilità della riduzione globale delle emissioni sarà ripartita tra i diversi Paesi.
Non c'è accordo sull'effettiva entità della riduzione, poiché tra il 25% ed il 40% corrono 15 punti percentuali che costituiscono un'enormità in termini di effetti sulle temperature.
Non c'è accordo sul carattere vincolante dei futuri ed eventuali impegni di riduzione nazionale che per il momento sono lasciati alla mutevolezza della buona volontà degli Stati, e davvero non si capisce come, tra un anno, questi governi potranno far quadrare i conti delle singole percentuali.
Si consideri la totale inadeguatezza del riferimento ai dati del 1990 per la determinazione delle percentuali di riduzione: dati vecchi di 20 anni, superati dalle rivoluzioni economiche che hanno fatto esplodere le emissioni di Paesi come la Cina e l'India.
Si consideri anche l'inadeguatezza delle percentuali di riduzione (dal 25% al 40%) rispetto all'obiettivo di contenere a due gradi l'aumento delle temperature, raggiungibile solo con percentuali di riduzione doppie rispetto a quelle ventilate nell'intesa raggiunta ieri.
L'intesa prevede anche investimenti per la tutela delle foreste e per il trasferimento di tecnologie a basso impatto ambientale ai cosiddetti Paesi emergenti, investimenti che per il primo anno di applicazione del futuro accordo sono quantificati in 10 miliardi di euro e che poi dovrebbero progressivamente crescere fino a raggiungere i 100 miliardi nel 2020. Ma l'intesa non precisa quali Paesi dovranno assumersi i costi degli investimenti e quali ne trarranno beneficio.
L'intesa di Cancun è dunque un accordo senza obblighi per nessuno, e come tutti gli accordi che non prevedono impegni vincolanti, ha il valore di una semplice promessa che al vertice dell'anno prossimo molto difficilmente vedremo trasformarsi in un accordo reale ed efficace.
Cancun si era aperto senza particolari aspettative e si è chiuso con un capolavoro di ipocrisia.