Lo sviluppo sostenibile nella politica italiana
Si chiude oggi la Sedicesima Conferenza delle Parti (COP16) sui cambiamenti climatici iniziata lo scorso 30 novembre in un clima povero di speranze e ricco di frustrazione.
Come ampiamente previsto, il vertice non produrrà nessun nuovo accordo vincolante in termini di obblighi di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.
Per contro, restano possibili timidi passi avanti sul terreno degli aiuti economici ai Paesi piu' poveri per fronteggiare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici.
Possibile anche qualche novità sul fronte della tutela delle foreste, sulla questione dei biocarburanti e su quella del monitoraggio delle emissioni prodotte in ciascun Paese.
In questi giorni, non è accaduto assolutamente nulla che meriti una particolare attenzione. Il dibattito si è svolto attorno ai maldestri tentativi europei di convincere il resto del mondo a riprendere in considerazione un'estensione del Protocollo di Kyoto. Ma Paesi come Cina, Brasile e Sudafrica hanno espresso una chiara indisponibilità, contrapponendo alle esigenze ambientali globali quelle del loro sviluppo economico e ribadendo che il problema climatico è una responsabilità che deve ricadere soprattutto su quei Paesi che per decenni si sono arricchiti a discapito degli ecosistemi.
L'unica piccola apertura è arrivata dall'India, il cui Ministro per l'ambiente ha annunciato, decisamente a sorpresa, la disponibilità ad un dialogo per un accordo internazionale con limiti di emissione vincolanti per tutti.
La Conferenza dovrebbe chiudersi alla mezzanotte di Cancun (il tardo pomeriggio in Italia) con una probabile dichiarazione finale sui risultati di quest'ultima tornata di trattative.