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Il giorno dopo la sua liberazione, Julian Assange, lancia pesantissime accuse contro la Casa Bianca.
Secondo il fondatore di Wikileaks, il governo americano sta perseguitando il suo staff e chiunque sia sospettato di esservi legato, calpestando sistematicamente le proprie stesse leggi.
Con i suoi modi calmi e metodici, Assange ha dichiarato alla stampa britannica che molte persone sospettate di legami con Wikileaks sono state arrestate ed incarcerate senza la formalizzazione di precise accuse. Altri sono stati sottoposti a perquisizioni personali e domiciliari, a molti sono stati sequestrati i computer senza che fosse stato spiccato un mandato da parte di un giudice.
Ha parlato di un "grand jury" che in gran segreto sta utilizzando metodi illegali per tentare di raccogliere prove contro i presunti collaboratori di Wikileaks.
Per Assange, gli Stati Uniti stanno agendo verso Wikileaks nel piu' totale disprezzo della legalità e dello Stato di diritto. Questo scenario sarebbe favorito non solo dalla sete di vendetta di quei politici e funzionari che hanno "perso la faccia" a causa delle rivelazioni del Cablegate, ma anche dal carrierismo di tanti piccoli uomini dell'amministrazione che per guadagnarsi fama e celebrità si aggrappano ad ogni appiglio pur di scagliarsi contro Wikileaks.
Assange ha anche ribadito la sua convinzione che gli Stati Uniti continueranno in queste pratiche illegali e si è appellato all'opinione pubblica americana affinché vigili con attenzione sull'operato del proprio governo.
In merito alle accuse di violenza sessuali provenienti dalla Svezia, Assange si è detto ansioso di conoscere le prove raccolte contro di lui, visto che finora gli "inquirenti svedesi non ne hanno saputo presentare nessuna" nel procedimento di estradizione in corso davanti all'autorità britannica.